Tzvetan Todorov: per un’anatomia dell’etica e della moralità

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Tzvetan Todorov: per un’anatomia dell’etica e della moralità

Tzvetan Todorov
Tzvetan Todorov

E’ stato sicuramente uno degli studiosi e critici francesi più importanti e più significativi, Tzvetan Todorov (Sofia, 1 marzo 1939- Parigi, 7 febbraio 2017).
La sua formazione inizia nel segno dello Strutturalismo (si addottora con Roland Barthes), ma la sua sterminata produzione interessa ogni campo del sapere, dall’antropologia, alla sociologia fino alla teoria della letteratura. È nel campo della critica letteraria che Todorov muove infatti i suoi primi passi di studiosi, scrivendo il celebre saggio La letteratura fantastica (1977), dove egli teorizza il fantastico come momento di esitazione tra strano e meraviglioso. Sintetizza lo studioso franco-bulgaro che lo strano descrive una situazione che risponde alle leggi della realtà, mentre il meraviglioso richiama soluzioni narrative in cui l’allontanamento dalla realtà è programmatico (per esempio Harry Potter).

Fondamentale è per Todorov l’interesse per i rapporti umani, un interesse che si manifesta in una delle sue opere più note: La conquista dell’America: il problema dell’altro (1984). La disamina dello studioso della conquista dell’America da parte dei conquistadores è impietosa: essi, con l’appoggio della Chiesa romana, si sono lasciati andare a forme spietate di acculturazione o a stragi sanguinose, in quanto, ai loro occhi, le società amerindie non erano degne di essere definite umane. Todorov, con questa  opera, comincia a indagare l’uomo occidentale e il suo rapporto con l’altro, una costante nel suo lavoro d’indagine.   

Il rapporto Occidente/straniero occupa uno degli scritti più significativi dello studioso: Sofia, La paura dei barbari. Oltre lo scontro di civiltà (2016). Riprendendo la lezione relativista di Montaigne sul concetto di cannibale contenuta nel saggio 32, Todorov ci chiede chi sono veramente i barbari: sono loro, gli islamici, oppure noi, che stiamo rischiando di diventare stranieri e barbari a noi stessi con le nostre paure immotivate verso l’altro? Inutile dire quanto sia attuale la lezione di Todorov nel mondo contemporaneo, soprattutto alla luce degli attentati di Parigi, Nizza e Berlino e il continuo gettare benzina sul fuoco delle destre estreme e populiste che scaricano sull’altro le colpe di scelte politiche cieche e stupide.

Del 2011 è Di fronte all’estremo, il testo con cui Todorov si confronta con il problema dei campi di sterminio. La riflessione sui campi di concentramento si accompagna, a mio parere, a una rifondazione dell’etica e a una rinnovata attenzione ai diritti umani, sacrificati continuamente in nome della sicurezza nazionale. Ciò che dovremmo imparare dall’orrore del nazifascismo e dei gulag è rimettere al centro della vita occidentale l’etica, la morale e la giustizia, abbandonando la logica dello stato di emergenza che ci attanaglia ormai da anni.

Todorov stesso è un resistente: fuggito dalla Bulgaria comunista, riparò in Francia, dove è diventato un affermato accademico e studioso. E ai resistenti è dedicato il bellissimo volume dello scorso anno, Resistenti. L’autore ci offre un ritratto di alcuni eminenti personaggi che hanno lottato per la libertà e la verità, come Mandela, Solzenicyn o il controverso Edward Snowden, figure che, nel bene o nel male, hanno combattuto per due ideali che non dovrebbero mai spegnersi. 

Da studente di Lingue e Letterature Straniere la lezione e l’opera di Todorov è per me molto cara, proprio per la sua caratura etica e morale. La sua morte, assieme a quella di Zygmunt Bauman, segna una durissima perdita per gli studi umanistici e per l’umanità: Todorov ci ha insegnato a ripensarci come esseri umani, prima che ci definissimo Occidentali e infallibili. 

Andrea Di Carlo per MifacciodiCultura 

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