Tamara de Lempicka, un mirador sulla sinuosità moderna

Il 12 ottobre, il Let's di Milano dedica una serata a Tamara de Lempicka

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Tamara de Lempicka, “The straw hat”, 1930

In molti hanno raffigurato la sensualità, dedicandole affezionate attenzioni e ritraendola in forme più o meno esplicite. Se si pensa che ci sia un modo esauriente o più veritiero di catturarla, indubbiamente s’incorre in un errore di semplificazione, in quanto la vasta gamma eterogenea di pittori, oltre che di scrittori oltre che poeti o ulteriori vati, ha identificato e fatto propria l’attrazione spiandola dal proprio istinto di sensibilità.  Si pensi per esempio a Botero, che delle sproporzioni anatomiche ha fatto la sua arte, o a quei corpi in estasi repentina di Egon Schiele e alla non fissità quieta di quegli occhi paragonata alle eleganti sinuosità klimtiano dorate. Tamara de Lempicka, all’alba del XX secolo ha proposto una ritrattistica talmente personalizzata che a colpo d’occhio le opere si ricollegano direttamente al suo nome, senza possibilitù di dubbi. Tamara de Lempicka la visse fino all’ultimo istante la sua epoca, tanto che fu una delle poche artiste a morire in età avanzata. Aveva infatti ottantadue anni, e in quell’arco di tempo che cattura l’epilogo dell’800 e si estende fino all’ultimo ventennio del XX secolo, scrutò il mondo con una sensibilità tale da generare un’arte unica. 

Cerco di vivere e creare in modo tale da imprimere,
sia alla mia vita, sia alle mio opere, il marchio dei tempi moderni (Tamara de Lempicka)

Nacque a Varsavia ma nel giro di pochi anni visitò l’Italia, la Francia e la Svizzera, per poi trasferirsi in Russia. A vent’anni, nel pieno della Rivoluzione Russa, si sposò e incominciò ad esporre le prime opere, per poi approdare nemmeno dieci anni, in coincidenza col tramonto della Belle Époque, in Francia. Al Let’s di Milano, il 12 ottobre alle ore 20:00 si terrà una serata d’approfondimento per comprendere meglio cosa questi viaggi significarono per la Lempicka, che della sua vita fece un eterno pellegrinaggio alla ricerca di quell’essenza pura che rappresentasse la verità prima della sinuosità. A essere coinvolgenti, osservando le opere della Lempicka, sono le ombre, quelle che prendono vita dai corpi stessi ma anche quelle originarie dall’incontro scontro con il mondo, che senza chiedere il permesso perpetua il giorno e la notte e ne fissa i riflessi temporaneamente e in silenzio sulle carni, le quali senza alcuna consapevolezza accolgonono tutto ciò che a esse è rivolto.

Mi piaceva uscire la sera e avere un bell’uomo al mio fianco che mi diceva quant’ero bella o quanto grande era la mia arte (Tamara de Lempicka)

Appaiono alla fantasia tremolanti gli occhi, le cui pupille tinteggiate di mari malcesini sono in contemplazione estatica di un qualcosa che proviene da fuori, proprio quel sole che avvolge il pomeriggio e lo consegna momentaneamente agli uomini. Come divinità, le donne della Lempicka sono silenti spettatori e sotto lenzuola cangianti di marmo sinuoso alla vista, come da un mirador lontano assistono allo spettacolo intorno a loro, in pose non modeste ma con le labbra purpureamente rosse di borghesi memorie importate da lontano.

Fu probabilmente proprio quel riflesso inconsapevole di bianchi, neri, finte perfezioni o mirabolanti voluttosità nascoste ad attrarre Gabriele D’Annunzio, il quale invità la Lempicka al Vittoriale e per lei sviluppò un’autentica passione. La corteggiò, ne rimase talmente ammaliato che non pare difficile paragonare l’artista a qualche aristocratica de Il piacere, e fa quasi piacere immaginarsi Ermione de La pioggia nel pineto con le fattezze di una delle damerine fintamente dormienti della Lempicka. Candore e finto pudore, scialli svolazzanti su macchine verdi e una velocità futuristicamente siderale che s’appropria delle menti in continuo movimento. La Lempicka raggiunse anche l’America, incontrando uno scenario differente da quello europeo, che le offr’ differenti spunti e che le consacrò nuovi visioni, tra uno spostamento e l’altro.

Ciò che conta, è che la sinuosità dellla Lempicka ha offerto ancora un’altra possibilità di contemplazione di quei corpi che, nella loro infinita bellezza eterogenea sono stati osservati da tanti, ma con lei offrono un punto di sensibilità in più.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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