Leon Battista Alberti: uomo ed umanista a tutto tondo

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«Ci è un uomo che per la sua universalità parrebbe volesse abbracciarlo tutto, dico Leon Battista Alberti, pittore, architetto, poeta, erudito, filosofo e letterato»: senza giri di parole Francesco De Sanctis, uno dei padri della critica letteraria italiana, definisce il magistero di Leon Battista Alberti (Genova, 14 o 18 febbraio 1404 – Roma, 25 aprile 1472), la cui opera abbracciò, da buon umanista, ogni campo del sapere, dall’architettura, all’archeologia, fino alla filosofia. A mio giudizio il percorso umano e intellettuale di Alberti è equipollente ad Aristotele, il primo pensatore sistematico della filosofia occidentale: come lo Stagirita, anche l’Alberti cercava regole generali, teoriche e pratiche, in grado di guidare l’opera degli artisti. Punto di partenza per l’intellettuale genovese sono gli Antichi, i quali rappresentano un modello con cui rapportarsi e superare. Dopo una formazione umanistica, Alberti esordisce nel mondo letterario con il dialogo in volgare De familia (1433-1434). Il tema dell’opera è il dissidio tra due opposte visioni del mondo, da una parte quella aristocratica e tradizionale, dall’altra emerge in tutta la sua pregnanza quella umanistica e moderna, dove la virtù dell’uomo è in grado di fornire un criterio dirimente essenziale.

Tra il 1435-1436 Alberti redige una delle sue opere più note, il De pictura, scritto prima in latino e poi tradotto in volgare e dedicato a Filippo Brunelleschi. Con quest’opera, a mio giudizio, l’autore prende una posizione chiara: il suo magistero intellettuale è da inserirsi nell’Umanesimo fiorentino e, in modo particolare nell’esaltazione dell’elaborazione architettonica del celebre architetto, cioè la prospettiva (come si è recentemente visto nella seria TV I Medici). L’Alberti illustra nel dettaglio la tecnica brunelleschiana: il campo visivo deve essere diviso in un reticolo, con il contenuto di ogni campo che veniva proiettato sul dipinto tramite una costruzione geometrica. La prospettiva poteva essere colta se lo spettatore si fosse posizionato nel punto di vista ottimale. Per fare ciò, Alberti collocò tale punto sulla linea d’orizzonte. 

De pictura

Del 1450 è l’altro fondamentale contributo critico dell’Alberti, il De re edificatoria. L’opera non ha una funzione prescrittiva, ma descrittiva: egli spiega come si dovrebbero costruire gli edifici, non come si costruiscono. Completano il testo delle definizione dell’architettura di Platone e Aristotele, a testimonianza che il magistero dei classici non si esaurisce mai. Alberti affianca l’attività teorica a quella pratica: egli fu raffinato architetto tra la Toscana e l’Emilia-Romagna, realizzando gioielli  come il Tempio malatestiano di Rimini, la facciata di santa Maria Novella a Firenze o la chiesa di san Sebastiano a Mantova. 

Dello stesso anno è il trattato De statua, contraddistinto dalla precisione e dall’accuratezza scientifica con cui l’intellettuale genovese delinea la realizzazione di statue. Distanza, misura e dimensioni contraddistinguono le pagine dell’opera albertiana, una precisione che influenzerà Leonardo da Vinci nella realizzazione dell’Uomo vitruviano. 

Ordine, armonia ed equilibrio si respirano anche nel trattato politico De iciarchia (1470): l’iciarco (da oikos “casa” e arkhós “capo”) corrisponde al Leviatano per l’Alberti, con una forte caratura paternalistica. Come il buon padre di famiglia fa rispettare le regole della convivenza domestica, allo stesso modo l’iciarco deve fare con lo Stato:

Il suo compito sarà […] provvedere alla quiete, alla salute […] .

Santa Maria Novella, Firenze

Molto prima delle disquisizioni sul volgare del XVI secolo, l’Alberti dà l’assenso all’uso del volgare come vettore della comunicazione (cosa dimostrata anche dalla doppia redazione di alcune delle sue opere). Fu il primo a servirsi della cosiddetta metrica barbara (nota per gli esperimenti carducciani), con il trasferimento delle regole metriche greco-latine in volgare.

Come si può vedere da quest’articolo, il ritratto di Alberti dipinto da De Sanctis è più che veritiero: non c’è un campo del sapere che l’intellettuale non abbia affrontato producendo significativi risultati. Mi viene da pensare che di fronte alla tanta sciatteria, superficialità e incompetenza di oggi, l’Italia dovrebbe guardare fattivamente e seriamente a Leon Battista Alberti come modello di un mondo che, purtroppo, è al momento inattingibile.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura 

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