Lezioni d’Arte – La narrazione realista di Courbet accusata di bruttezza

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Gustave Courbet

Come specifica lui stesso nel titolo, l’opera monumentale di Gustave Courbet (Ornans,1819 – La Tour de Peilz,1877) è un Quadro di figure umane, narrazione di un funerale a Ornans. Realizzata alla fine dell’estate del 1849 la celebre opera, conservata al Musée d’Orsay, viene concepita come un manifesto stilistico. Mai si erano utilizzate delle dimensioni così grandi, solitamente destinate alla pittura di storia, per una scena realistica che per giunta ritraeva un momento così semplice ed inusuale per l’arte.

I protagonisti del quadro sono i concittadini di Ornans, sua città natale, raffigurati intorno ad una fossa aperta in primissimo piano. L’artista sceglie di raffigurare un funerale, non una cerimonia pubblica ufficiale di qualche autorità ma il funerale di un uomo comune. È una coraggiosa presa di posizione in cui Courbet vuole mostrare alle istituzioni parigine la propria idea di arte: la pittura storica doveva uscire dalla nicchia elitaria ed essere contemporanea e popolare.

Il realismo di Courbet mostrava lo spaccato della vita quotidiana del suo tempo, come si viveva, cosa si indossava per le diverse classi sociali, quali erano le usanze. Eleva un episodio comune ad evento storico.

Funerale a Ornans, dettaglio

Le reazioni ottenute furono prevedibili, esposto al Salon del 1850-1851 Il funerale a Ornans ricevette critiche durissime per la “bruttezza dei suoi personaggi”. I protagonisti posarono per il pittore francese proprio nella casa ereditata da suo nonno, un vecchio granaio, un luogo dunque esistente. Molti riuscirono ad identificarli: il nonno di Courbet Oudot è presente sulla sinistra, a presenziare le esequie è proprio il curato del paese, con in mano la cappa e le sacre letture. A circondarlo uomini contemporanei facilmente riconoscibili con abiti tipici dei borghesi, uomini di chiesa, il giudice, un caro amico dell’artista e anche membri della sua famiglia. Fra le donne posarono anche le sue sorelle Jiuliette, Zoè e Zelie e la madre, Sylvie, riconosciuta all’estrema destra nella donna che ha vicino un bambino.

Il realismo dei suoi personaggi scandalizzò i critici d’arte parigini, soltanto uno apprezzò lo spirito innovatore di Courbet e definì il dipinto come «le colonne d’Ercole del Realismo». Un punto dunque di non ritorno in cui Courbet dichiara finito per sempre il Romanticismo aprendo la pagina di un nuovo capitolo artistico. Il pittore diventa quasi un reporter, deve raccontare la propria epoca nel migliore dei modi, in tutta la sua brutale verità per lasciarne il ricordo ai posteri.

La scena quotidiana, dai colori cupi e terrosi come l’ambiente povero del cimitero di Ornans, mostra la condizione umana condivisa da tutta la società. L’artista ci tiene a schierare, come fosse un fregio, uomini e donne di diversa classe sociale riunitasi attorno ad una fossa dalla quale spuntano delle ossa. Il messaggio è chiaro: di fronte alla morte tutti siamo uguali. È una verità che accomuna tutti anche l’animale che partecipa alla scena in primissimo piano.

Funerale a Ornans, dettaglio della fossa e del cane

Molti critici hanno interpretato l’opera come anti chiericale ma c’è un elemento che Courbet ci tiene a sottolineare, ed è l’uomo che mantiene il crocifisso e guarda dritto lo spettatore come a chiamarlo in un personale dialogo. La fede, soprattutto nella sua umile famiglia, è il sentimento in grado di dare conforto al momento della morte.

Ho cinquant’anni ed ho sempre vissuto libero; lasciatemi finire libero la mia vita; quando sarò morto voglio che questo si dica di me: «Non ha fatto parte di alcuna scuola, di alcuna chiesa, di alcuna istituzione, di alcuna accademia e men che meno di alcun sistema: l’unica cosa a cui è appartenuto è stata la libertà.»

Gustave Courbet

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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