Nadia Toffa: l’inaudita pesantezza della (nostra) ignoranza

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Lo ammetto. Ho sempre seguito Le Iene e di te, Nadia, sono sempre stata una fan: ho sempre amato il tuo essere cazzuta, determinata, la tua dirompente allergia alle ingiustizie che andava ben oltre il tuo ruolo professionale di giornalista, il tuo carattere esplosivo contenuto nel corpicino di uno scricciolo. Poi è successo che ti sei ammalata e sarò sincera come vorresti tu: lì non mi piacevi più. Sì perchè hai fatto delle cose nelle quale forse tu stessa rivedendoti oggi, non ti riconosceresti: Nadia Toffa che annuncia in diretta TV di avere il cancro, Nadia Toffa che inizia a girare per salotti televisivi a parlare della malattia, Nadia Toffa che scrive un libro sulla sua vita durante la malattia, Nadia Toffa che canta una canzone -di inaudita sgradevolezza, proprio come l’ha definita il tuo boss Davide Parenti- parlando indirettamente della sua battaglia contro il cancro, Nadia che posta le sedute di chemioterapia su instagram.

Nadia durante una puntata delle Iene, prima della malattia

Non ho mai espresso alcun giudizio su quello che vedevo perchè ritengo che ognuno deve essere libero di vivere ciò che gli capita (specialmente una malattia) come meglio crede, e francamente non riuscirò mai a capire (e a perdonare) chi di fronte ad un dramma del genere, sputa fango dimenticandosi evidentemente che chi stanno denigrando, sta combattendo la più terribile prova che la vita possa mettere di fronte ad un essere vivente; tuttavia, e questo lo ammetto, non mi piacevi perchè pensavo che sprecavi troppe energie in situazioni che ti esponevano alle critiche ed alle cattiverie di certi leoni-coglioni da tastiera, e che non le impiegavi invece su te stessa, sull’elaborare quello che ti stava accadendo per poterlo affrontare al meglio.

Non ho mai pensato che stessi spettacolarizzando la tua malattia, ma mi chiedevo perchè una donna che ha sempre vissuto per aiutare gli altri, da un certo momento in poi fosse così materialmente -e qui la parola chiave è materialmente- concentrata su se stessa. Poi è arrivato il 13 agosto. E ho capito.

Tu sapevi fin dall’inizio cosa ti sarebbe successo, quale calvario ti attendeva: una sofferenza immane che una creatura innocente come te non dovrebbe nemmeno immaginare che esista, una “data di scadenza” ad accompagnare la diagnosi. Il libro, la musica, i quadri, le interviste erano tutte difese: per la prima volta, tu guerriera Toffa stavi affrontando una battaglia dalla quale sapevi saresti uscita sconfitta, una lotta nella quale non basta arrabbiarsi e invocare giustizia, ma sei costretta ad arrenderti a qualcosa che è più grande di te e che non puoi davvero contrastare, perchè è una lotta ad armi impari.

Così, per alzare la testa e non farti sovrastare dalla rabbia e dalla sofferenza, inizi a cantare, a dipingere, a parlare di quello che ti sta accadendo mettendo da parte le lacrime, il rammarico, la paura, sfoggiando invece i tuoi sorrisi migliori, la tua proverbiale allegria e perchè no, anche una piccola dose di incoscienza. Perchè la verità è che hai bisogno di credere che se riesci a scrivere un libro, a condurre un programma in prima serata, a cantare una canzone e a ridere ad ogni chemio,  è perchè forse, la malattia non è poi così grave. E’ perchè tu per prima vuoi credere che se hai le forze per fare questo, è perchè forse così riesci a ritardare la tua morte, è perchè vuoi fare vedere a tutti ( ma forse solo a te stessa) che ce la stai facendo e che la battaglia la puoi vincere tu. Non era spettacolarizzazione, era una difesa, o forse una richiesta d’aiuto.

Nadia lo scorso gennaio insieme ai bambini di Taranto

Quindi perdonaci Nadia per non averti capito. Tu, nonostante quello che ti è successo, dicevi che “Dio non è cattivo”, e che se ha permesso che ti capitasse tutto questo, era perchè Dio aveva in mente per te un disegno più grande. Ed in effetti, tu la tua missione l’hai portata a termine proprio poco prima di ammalarti: per i bambini di Taranto afflitti dalla tua stessa malattia, grazie soprattutto a te,  è stato costruito un reparto di oncologia pediatrica dove ricorrere alle cure senza dover affrontare decine di chilometri per raggiungere altri ospedali. Sembra incredibile a dirsi, ma questi bambini oggi e per i prossimi anni, potranno curarsi ed essere più vicini alle loro famiglie, grazie alla tua battaglia.

Io non sono molto sicura del fatto che esista Dio, ma sono assolutamente convinta che tu ora sei da qualche parte, perchè, come hanno detto i tuoi colleghi, chi vive come te, non perde mai. Sei sui sorrisi dei bambini di Taranto, nel cuore di chi ti deve ringraziare per le battaglie che hai combattuto per loro, nella mente di chi ha sempre pensato che tu fossi una fonte d’ispirazione, per il lavoro e non solo. Sei senza dubbio nel cuore dei tuoi colleghi: ero molto curiosa di vedere come si sarebbe aperta questa nuova edizione senza di te, e credevo che qualsiasi modo venisse adottato per iniziare, sarebbe stato carico di retorica melodrammatica.

Il tributo delle Iene a Nadia durante la prima puntata senza di lei

Mi sono dovuta ricredere. Mi sono molto emozionata nel vedere tutte le Iene riunite per abbracciarti (gli assenti non contano assolutamente), mi sono emozionata nel sentire il discorso sconclusionato di Alessia: del resto, non ha parlato con la testa o seguendo un copione, ma pur essendo in diretta Tv, ha parlato semplicemente con il cuore. E l’abbiamo apprezzata per questo. Eri negli sguardi sinceramente commossi dei tuoi colleghi e senza dubbio, la tua presenza si sentirà ancora per molto tempo, anche se prima o poi, arriverà un momento nel quale sarà giusto lasciarti andare. 

Perdonaci se non ti abbiamo capita; se non ti abbiamo supportata nel tuo modo di affrontare la malattia; dal canto nostro, non so se noi potremo mai perdonarti il fatto di averci illuso che ce l’avresti fatta. C’est est. 

Adesso sei finalmente libera dalla sofferenza: continua a ballare sulle note di Hot Day (Loopa Scava meets Cayetano), al chiaro di luna. Buon vento Iena!

 

Ilenia Carbonara per MIfacciodicultura

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