Grazia Deledda, premio Nobel ma… ottima ortolana

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Grazia Deledda, premio Nobel ma… ottima ortolana

graziadeleddabozzetto-1Grazia Deledda è una delle scrittrici più lette e più famose in Italia nonché vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 1926 «per la sua ispirazione idealistica, scritta con raffigurazioni di plastica chiarezza della vita della sua isola nativa, con profonda comprensione degli umani problemi».

Grazia nacque a Nuoro il 27 settembre 1871 in una famiglia benestante e numerosa; là passò la sua infanzia e la sua giovinezza, assorbendo le impressioni che la bellezza del paesaggio sardo comunicava e introiettando quella che era la vita quotidiana sarda ─ più tardi diventeranno l’ispirazione e la cifra della sua opera letteraria.

Nuoro in quegli anni era una piccola cittadina isolata dal resto del mondo: all’epoca i pochi visitatori giungevano in città addirittura a dorso di animale. Così poco influenzata dal continente italiano, la Sardegna era caratterizzata da un paesaggio quasi selvaggio e le persone che vi vivevano conservavano gelosamente le loro tradizioni.

graziadeleddadipinto-1Questa mancanza di comunicazione con l’esterno si rifletteva anche nei modi di vivere: come tutte le ragazze “di buona famiglia” del luogo, Deledda fece solo le elementari, poi prese lezioni di francese, italiano e latino da un professore privato. Continuò infine da sola, sostenuta solamente dalla sua curiosità e avidità per il mondo, leggendo moltissimo: dalle leggende locali ai classici della letteratura russa e francese.

Già giovanissima, dal 1888, cominciò a inviare i racconti ai giornali locali: nonostante la scrittura ancora immatura, riuscì a farsi strada nel mondo della letteratura, suscitando l’attenzione anche di intellettuali noti come de Gubernatis e Capuana. Inizialmente i suoi racconti vennero semplicemente ascritti alle correnti veriste o decadentiste, ma divenne presto evidente che c’era ben di più di questo: venature originali, che di volta in volta la allontanano da questa o quella corrente sono lo stile, sempre colorato da certe atmosfere liriche, ma anche le tematiche affrontate, perché certamente l’interesse della scrittrice si sofferma sulla vita del suo popolo, ma non in modo pietistico o al contrario distaccato, anzi c’è sempre una partecipazione quasi affettiva che offre un punto di vista orgoglioso sui travagli della sua gente.

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Nuoro, la casa di Grazia Deledda

I titoli più noti sono Fior di Sardegna (1892), Il vecchio della montagna (1900), Elias Portolú (1903), successo che le diede la fama, e Canne al vento (1913) che la consacrò definitivamente. Nel 1926 arrivò infine il coronamento di una lunga e proficua carriera con il Premio Nobel: è ancora oggi l’unico Nobel per la letteratura mai conferito a una donna italiana. Nonostante il prestigioso riconoscimento, la sua identità di donna venne allora ben rimarcata: in un discorso di elogio vennero sottolineate «le qualità di Grazia Deledda come scrittrice e rappresentante della cultura italiana, come sposa, madre e massaia, nonché eccellente ortolana, esperta in carciofi e lattughe». Certamente un Signor Premio Nobel non è mai stato elogiato per fare del bricolage con successo (giusto per rimanere negli stereotipi di genere).

Certo il clima di allora era intriso di maschilismo, anche i suoi scritti erano tacciati di “sentimentalismo”, sminuendone il valore e cercando di trovare delle mancanze che si potessero implicitamente ricondurre alla sfera femminile.

Forse oggi possiamo guardare a Grazia Deledda, che a vent’anni già sfidava il ruolo che la società aveva scelto per lei con i suoi racconti, come modello, magari non di femminista militante, ma di persona che afferma se stessa e ha successo in ciò che fa, lasciando parlare solamente il suo talento.

Grazia Deledda si spegnerà a Roma il 15 agosto 1936.

Chiara Buratti per MIfacciodiCultura

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