I disturbi alimentari: anoressia e bulimia sono due facce della stessa medaglia

Martedì 24 settembre al LET'S di Milano (viale Bezzi 73) una conferenza sull'alimentazione

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Fernando Botero, “La Gioconda”, 1977

10 milioni di donne e 1 milione di uomini nel mondo: questi sono i numeri che testimoniano quante persone soffrono di disturbi alimentari. A soffrirne sono maggiormente le donne, ma anche il 10% degli uomini, con picchi in età adolescenziale, almeno una volta nella vita ha avuto disturbi alimentari. Anoressia e bulimia non sono che due facce della stessa medaglia: in un caso si ha la percezione, quasi sempre distorta, di vedersi costantemente come simile a una figura di Botero. In realtà, per via di tale attribuzione personale erronea si arriva a privare del nutrimento il soma, per poi quasi sempre ricorrere ad abbuffate dovute all’eccessivo poco cibo. Tale processo può, se prolungato, condurre la persona alla stregua di quelle figure scabre e bluastre tipicamente schieliane, quelle che ad osservale se ne percepisce la vita e gli istinti, ma nascosti chissà dove.

Lisa era terrorizzata dal grasso come le persone comuni lo sono da leoni e pistole (Hubbard, 1999)

I numeri del 2019 sono preoccupanti, in quanto il 10% delle donne ha sofferto di un disturbo alimentare almeno una volta nella vita, con un picco di prevalenza in età adolescenziale (soprattutto nelle età di frequentazione delle scuole superiori e dell’università). In termini scientifici, si è tentato di spiegare il fenomeno per cui il corpo e la mente ricorrono a volersi privare di cibo oppure ne ricercano in eccesso e compulsivamente. Tre sono le teorie che, a livello biologico, hanno tentato di spiegare la fame nervosa alla base dei disturbi alimentari:

  1. Teoria glucostatica: secondo tale teoria la fame è determinata da alcuni mutamenti a livello del glucosio. Quando i livelli di glucosio presenti nel sangue calano, si inizia a percepire un sentore di appetito, la cosiddetta “acquolina in bocca”. Quando invece, in seguito all’assunzione di cibo, i livelli di glucosio aumentano e superano la soglia di normalità (set point), sopraggiunge la sazietà
  2. Teoria lipostatica: tale teoria sostiene che il corpo tenda a voler conservare, mantenendolo costante, una determinata quantità di grasso. Pertanto il senso di fame spinge l’organismo alla ricerca del cibo, al fine appunto di conservare i lipidi corporei presenti nell’organismo.
  3. Teoria del duplice controllo ipotalamico: infine, questa terza teoria sostiene che vi siano due centri, uno della fame (ipotalamo laterale) e uno della sazietà (ipotalamo ventromediale), che insieme concorrerebbero al mantenimento (omeostasi) del comportamento alimentare.
Egon Schiele, “Crouching Nude in Shoes and Black Stockings, Back View”, 1912

Nonostante ognuna delle tre teorie biologiche sia d’aiuto a comprendere i motivi per i quali insorgono i disturbi alimentari, le spiegazioni suddette non sono sufficienti. Difatti quando si parla di disfunzioni nell’alimentazione non si può non parlare di una componente psicosomatica. Vi è un trauma, una componente che non viene integrata nella psiche dal soggetto. il trauma può corrispondere a un evento specifico, oppure a determinate sensazioni ed emozioni consapevoli, oltre ad alcune componenti inconsce, che la persona non riesce a metabolizzare. Il trauma si sedimenta nella psiche, la quale non è in grado di integrarlo, e lo porta con sè ma non senza ripercussioni. E’ così che il cibo diventa uno sfogo, un sostituto, una sorta di oggetto transazionale su cui la persona riflette, più o meno intenzionalmente, uno stato psicologico di blocco. Blocco su alcune paure, su vissuti non detti, su pensieri intrusivi di cui ci si vergogna, su desideri impossibili fino ad arrivare a quei moti non detti che dimorano nell’inconscio.

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Spesso tali traumi o blocchi psichici derivano da una famiglia, il cui stile di attaccamento è disfunzionale oppure insicuro o ambivalente (come dimostrano le teorie di Mary Ainsworth e di John Bowlby). Alle volte, i traumi del soma (che riguardano la propria visione del corpo) derivano dal body shaming (con insulti diretti e senza filtri da parte di terzi, tra cui in primis i coetanei) oltre ad una visione di perfezione irrealistica fornita dai media e dalle campagne pubblicitarie. In diverse città vi sono associazioni che si occupano dei disturbi alimentari, come Aba ed è un bene che si parli sempre di più di queste problematiche, che sono una realtà più che mai tangibile, tipica di quella “società del benessere” dei giorni nostri, che vorrebbe eleggere tutti i suoi abitanti a dei e dee, senza una corrispondenza di realismo e rapporto umano.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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