Girolamo Savonarola: la figura scomoda di un religioso eretico

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Ferrara, 21 settembre 1452: sono questi il luogo e la data di nascita del religioso Girolamo Maria Francesco Matteo Savonarola. Una figura interessante e scomoda nell’Italia del Rinascimento, che da un capo all’altro della penisola riscopriva la cultura greco-romana. Talmente scomoda che subì l’impiccagione e il rogo per eresia, avvenuti a Firenze nel 1498.

Perché si tratta di una figura scomoda per l’Italia del suo tempo? Frate domenicano, Savonarola era rinomato per le sue prediche. È necessario aprire qui una piccola parentesi esplicativa. Nel Medioevo e nei primi secoli dell’età moderna (all’apice, comunque, del potere della Chiesa Cattolica) le prediche erano diverse dalle omelie ancora in uso oggi durante le funzioni religiose, perché si trattava di sermoni che andavano a toccare argomenti di bruciante attualità, abilmente affrontati attraverso il commento di un passo specifico del Vangelo. Queste prediche avevano un grande seguito nell’uditorio, tra i fedeli, dal momento che si trattava di un modo per “venire a conoscenza” di fatti ed eventi, ai quali un popolo spesso ignorante ed analfabeta aveva un accesso ben limitato. Le prediche di Savonarola non facevano eccezione: le sue parole attaccavano la degradazione politica e morale del potere costituito, sia secolare che religioso, predicendone il futuro castigo divino. Attaccavano inoltre quelli che, in una visione del mondo fortemente religiosa (nell’accezione cristiano-cattolica), erano i vizi dell’uomo, come la lussuria e la sodomia, ma anche l’idolatria e la simonia.

Papa Alessandro VI

I continui attacchi al potere costituito, soprattutto alla chiesa di Roma, non potevano rimanere a lungo senza reazioni. Savonarola fu scomunicato nel 1497 (un evento, questo, che nella visione del mondo dell’epoca cui si accennava sopra era un fatto considerato gravissimo e la cui portata è difficilmente percepibile oggi, dal momento che implicava la credenza in una condanna inappellabile alla dannazione eterna) da papa Alessandro VI, figura anch’essa molto controversa nella storia della chiesa romana, ma per ragioni opposte a quelle di Savonarola, dal momento che fu padre di Cesare e Lucrezia Borgia.

Torturato per giorni e infine spogliato dell’abito domenicano – il che implicava la decadenza dai privilegi accordati al clero – Savonarola fu  prima impiccato e successivamente il suo corpo fu dato alla fiamme (in piazza della Signoria), ciò per evitare che le sue spoglie potessero diventare, post-mortem, oggetto di culto da parte dei suoi numerosi seguaci, religiosi e non.

Riccardo Coppola per MIfacciodiCultura

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