La bimba di Bibbiano che di Bibbiano non è, e il denaro: storia di un fil rouge sociale

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La questione non è politica. Assolutamente. E nonostante il fatto che l’attore principale della farsa sia un individuo che opera sulla scena politica, per fini che apparentemente si possono definire politici – ma che politici, nel senso nobile del termine, non sono. Nel caso della bimba di Bibbiano esposta gli aspetti di una gravità assoluta sono numerosi: e il fatto che alla fine la bimba in questione non fosse affatto di Bibbiano è un aspetto non prioritario, mentre lo è il fatto che quella bimba, su un palco del genere non ci sarebbe mai dovuta essere. Men che meno esibita da quello che dovrebbe essere un uomo politico, con sedicenti ambizioni da statista.

Himmler e la bimba ariana

Ma l’Italia è il paese della pornografia del dolore, delle storie strappalacrime vere e inventate, un Stato dove i tour operator organizzano viaggi nei luoghi delle stragi, delle tragedie familiari, delle ecatombi. Non era lecito attendersi che su un fatto terrificante come quello degli affidi di Bibbiano non si scatenassero gli approfittatori di turno, del tutto indifferenti, in realtà, alla tutela dei bambini. Perché poi, l’Italia è anche il Belpaese degli analfabeti funzionali: quelli che messi di fronte alla falsità della notizia da loro propagata rispondono pappagallescamente che “importa il concetto”. Ma non è così, né nel caso della bimba di Bibbiano, né in alcun altro, Non in uno stato di diritto, almeno: può esserlo in un Far West dove la gente si impicca per comodità, ossia per far vedere che la legge, confusa con Ordnung und Disziplin.

Ogni altra eccezione rimossa, ivi comprese quelle sulla caratura politica di chi si fa scudo di una bimba, o di una bimba di Bibbiano, su di un palco a fine di propaganda politica (e cassando del tutto le considerazioni su chi ha permesso questo), quello che resta dopo una doverosa decantazione è l’atroce stato della tutela dell’infanzia in questa disgraziata nazione che si eccita a pensare di far parte del G7, interessata solo allo spread ed agli stipendi dei vip – che solo da noi sono anglofonicamente very important person, mentre nei territori di madrelingua inglese sono più prosaicamente e giustamente, solo famous people.

I bimbi, di Bibbiano o meno, sono denaro. Talvolta, sono strumenti. Ma nulla più, per questa realtà del terziario avanzato gestita da Mercanti di Venezia, Mercanti di Venezia ovunque. La politica ha strumentalizzato i bambini da decenni – in questi giorni si sprecano le foto d’epoca di dittatori sanguinari immortalati sorridenti accanto a paffuti bimbi – tanto che un classico delle campagne elettorali made in USA è proprio il bacio del bambino in mezzo alla folla festante nell’ottica di “normalizzazione della figura politica”; l’industria ed il marketing ci sono arrivati forse leggermente dopo: ma è certo che la malattia è ormai conclamata. Chi volesse leggere un testo propedeutico, potrebbe trovarlo in Manuale per l’allevamento del piccolo consumatore di Paolo Landi. Altrimenti, basta guardare alla realtà con occhio equanime: contano solo i soldi, ed i bambini ne muovono tantissimi. Per le loro esigenze reali e presunte e/o indotte, per l’istruzione (qualsiasi cosa si intenda con questo termine quasi obsoleto), per gli acquisti, per la moda. E ormai sono rotti gli argini e saltate le dighe: i bambini sono professionisti dello sport, dati in pasto al mondo dello spettacolo, vengono tesserati e contrattualizzati se dotati di un qualsivoglia briciolo di talento o anche solo di ambizione, viene loro strappata l’infanzia e l’innocenza sempre prima. Che siano di Bibbiano oppure no. La realtà è che stiamo ormai da tempo mercificando i nostri figli, li stiamo monetizzando, ne abbiamo fatto dei target e ne registriamo la volontà solo in quanto influencer di mercato.

Piuttosto che allo spread, una società ideale dovrebbe guardare a ben altri indicatori per dedurre lo stato di salute e civiltà di un Paese, e tra questi dovrebbe esserci (parafrasando in un certo modo Gandhi) il modo in cui la società si prende cura della salute emotiva e mentale dei bimbi. Noi? Da noi contano solo i soldi; orsù, cerchiamo di essere intellettualmente onesti: il caso di Bibbiano è un caso economico, quello che importava era quanti soldi potevano girare intorno a quelle creature.

E per quanto riguarda l’esibizione fieristica di una bimba di Bibbiano ad un comizio propagandistico? Politica? Ma cos’è oggi, questo animale strano, se non denaro sonante?

È il denaro, bellezze, che fa girare il mondo. Seguite il denaro, il denaro non dorme mai. Come negli horror, i mostri.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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