13 reasons why, analisi psicologica: da Hannah Baker a Pennebaker

L'importanza di parlare

0 541

In pochi avrebbero scommesso che potesse essere la stagione migliore, perchè il trailer di Netflix che proclama la morte di Bryce Walker e muta radicalmente un copione, facendolo progredire all’apparenza più sul versante noir, di solito è tipico di quelle serie che col tempo degenerano perdendo quell’essenza iniziale, diventando quelle che “dovevano fermarsi alla prima stagione“. Invece no, accade esattamente il contrario.

Quando le persone ti osservano e commentano, oppure non ti osservano ma capisci che vorrebbero farlo, devi ricordarti che tu sai chi sei e loro no

Bando agli spoiler, al di là di chi in 13 abbia pronunciato questa frase, può essere valida per chiunque dietro uno schermo si senta in una posizione di disagio. Che si tratti di solitudine. Di paura. Di cambiamento. Di pensieri intrusivi. Di angoscia. Di tristezza. Di tradimento, perpetuato o subìto. Di abbandono. Vale per chiunque, per chiunque si sia mai avvertito al centro dell’attenzione, degli sguardi, dei commenti, delle azioni dirette o indirette, e abbia percepito se stesso come inadatto. 

13 trasmette un messaggio fondamentale: qualunque sia il disagio, parlarne può far stare meglio, basta collegarsi al sito https://13reasonswhy.info/ nella sezione “Talk to someone.”

Lo psicologo americano James W. Pennebaker in The Psychology of Physical Symptoms e in Writing to Heal: A Guided Journal for Recovering from Trauma and Emotional Upheaval sostiene che, dinanzi a un trauma di entità lieve, media o grave (soggettivamente parlando), parlare del proprio problema permette già da subito alla persona di sentirsi meglio. Raccontare la propria storia, quando ci si sente pronti, attraverso la propria voce o col semplice gesto di impugnare una penna, è già un passo per entrare in contatto con la propria persona. Basta iniziare con un semplice esercizio come questo:

  1.  Chiedete a voi stessi: “da quanto tempo mi sento così?
  2. Impegnatevi a scrivere per 20 minuti per 4 giorni consecutivi
  3. Scrivete senza fermarvi
  4. Nel vostro testo, provate a connettere vari aspetti della vostra vita: lavoro, relazioni affettive, ecc.

Anche in Italia ci sono diversi centri (ad esempio TelefonoAmico) che ogni giorno si occupano di chi ha idee suicidarie, di ha già provato a togliersi la vita ma anche di chi è vittima o bullo entro o fuori le mura scolastiche (Numero Verde anti-bullismo 800 66 96 96). Grazie alla serie tv e al sito, 13 comunica alle coscienze osservanti che si può sempre sentirsi legittimati a parlare liberamente, delle piccole e delle grandi cose che fanno stare male, di quelle che fanno sentire soli, incompresi, tristi, arrabbiati; di quello che fa sentire vittime ma anche colpevoli, traditori o soccombenti. Qualunque sia la visione che si ha di se stessi, qualunque cosa lo specchio sentenzi in quel momento, la visione può mutare, sempre, ogni momento e giorno per giorno. 

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

 

 

 

 

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.