AMORE E’ MANCANZA

La non coincidenza con l'altro porta a vedere la nostra mancanza

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L’epoca moderna ci ha portato il progresso ma anche molta solitudine. Affamati di amore e ascolto, sempre più isolati tra mille maschere.

Curioso come sia ritornato alla ribalta il mito del principe azzurro (o della dama) che è, per definizione, diverso da tutti gli altri e salva da molteplici timori (povertà, mancanza di bellezza, indipendenza economica, accettazione e ruolo sociale, o addirittura la pensione, secondo un’indagine dell’Hiroshima University pubblicata sul Journal of Women & Aging).

Quale principe o principessa charmant  per i cuori solitari del terzo millennio?

Il desiderio atavico e persistente di trovare una figura idealizzata di completamento, emerge anche tra le ultimissime generazioni. La fiaba porta con sé quel rassicurante lieto fine, con colori pastellati e scenari irreali in cui nascondersi e trovare conforto. Vi è, però, una viscerale ricerca di qualcuno che si sintonizzi sulle stesse onde, che dedichi del tempo per l’altro. E’ la necessità di trovare qualcuno che sia solidamente presente e di parola, qualcuno di cui fidarsi in questo mondo dove si lotta contro tutti ogni giorno.

Lo psicologo Giulio Cesare Giacobbe ricorda che l’ideale della favola attanaglia ancora uomini e donne di tutto l’Occidente. D’altra parte, l’attesa di un partner forte è dettata anche da aspetti socio-culturali: le donne sottomesse agli uomini sono ancora i tre quarti del pianeta, non a tutte è dato ricevere un’educazione all’indipendenza e all’auto affermazione, nemmeno nel nostro paese. “Oggi il Principe è rappresentato dall’uomo di successo, che potrà preoccuparsi del cuore e dei bisogni femminili come primo pensiero. Invece non è così. Non esiste uomo di successo che dedichi la sua vita ad una donna. Succede invece esattamente il contrario. E le principesse? Scollate dalla realtà” (Il Principe Azzurro non esiste, Giacobbe).

Nell’era del tutto subito, ci si stanca facilmente, troppo concentrati in un egocentrismo esasperato che porta alla ricerca continua di una nuova persona, forse migliore della precedente, evitando rapporti che richiedano tempo ed impegno. Si fa surf restando in superficie (amor liquido, Bauman), non trovando mai un punto fermo.

La follia di oggi è pensare che il nuovo sia opposto allo stesso, mentre per il poeta Peter Handke il nuovo è una piega interna dello stesso, nella prospettiva della durata, rinnova nel tempo il tempo dell’inizio “un amore al primo sguardo seguito da numerosi altri primi sguardi. E questo amore ha la sua durata non in qualche atto, ma piuttosto in un prima e in un dopo, dove per il diverso senso del tempo di quando si ama, il prima era anche un dopo e il dopo anche un prima” (Canto della durata, Handke).

 

Il consumismo caratteristico di questi tempi non è mosso per l’accumulazione di cose, ma per la breve gioia che ne deriva da queste. La continua novità è stata elevata tra i più alti gradi della gerarchia dei valori e considerata la chiave della felicità, incluso nei rapporti interpersonali. Tendiamo a non tollerare la routine, perché ci siamo abituati all’usa e getta, da rimpiazzare velocemente. Il mercato ci alletta con la promessa di poter avere tutto senza fatica: soddisfazione senza lavoro, guadagno senza sacrificio, risultati senza sforzo, conoscenza senza un processo di apprendimento. In un mondo che consuma tutto, i legami umani sono un intralcio: “l’amore è una fabbrica che lavora senza sosta, ventiquattro ore al giorno e sette giorni alla settimana” (Bauman).

Siamo combattuti tra il desiderio di emozioni e la paura del legame. Creiamo ideali perfetti e non accettiamo le persona reali. Se la felicità immaginata non si materializza, anziché ammettere le proprie incapacità, si prende la scorciatoia del dare la colpa a fattori esterni. Non lottiamo per recuperare ciò che è importante. Gli uomini e le donne contemporanei, anelano alla sicurezza dell’aggregazione, ma hanno paura di restare impigliati in relazioni stabili e temono oneri che non vogliono.

Tra i disagi moderni vi è l’anuptafobia, la paura patologica di restare soli. La pressione sociale per matrimonio e prole porta ad associare il successo personale anche a questi due requisiti, causando in un ampio gruppo di popolazione dolore e malessere. Avere un rapporto di coppia diventa l’unico modo per darsi valore e per stare al mondo, svuotando così il significato della vita. Le persone si sentono a metà, cercano qualcuno per sentirsi interi e che risolva la loro insoddisfazione. Presupposti insalubri se non addirittura tossici per una relazione di coppia.

 

Non è l’oggetto amato che riempie la mancanza, il vuoto che ciascuno di noi porta con sé, ma l’oggetto amato apre la mancanza che abbiamo dentro.” (Massimo Recalcati, lessico amoroso).

Percepiamo nell’altro aspetti che non abbiamo. Lacan diceva che un amore sa amare tutto dell’altro, anche la sua parte più insopportabile. Se l’amore è amore non di qualcosa dell’altro, ma di “tutto”, gli amanti non coincideranno l’uno con l’altro. La non coincidenza è il senso più profondo di ogni legame d’amore, entrambi riconosceranno la realtà dell’altro e si gioveranno degli aspetti differenti per crescere o migliorarsi.

io ti amo, ma poiché tu hai introdotto in me il seme della mancanza –proprio perché ti amo mi manchi. […] L’amore è una vera alternativa all’odio solo quando sa assumere con slancio la dimensione della mancanza che l’esperienza dell’amore apre in noi. Si tratta di un movimento contro-natura: amo chi mi rende mancante.” (Massimo Recalcati)

L’amore non sana la ferita ma la apre, perché ci costringe ad incontrare ciò che ci manca, la parte più dissonante di noi stessi. Colui a cui dichiaro il mio amore non è la rappresentazione ideale di me stesso, lo specchio narcisistico che rende amabile la mia stessa immagine, ma è “l’incontro con ciò che non intendo, che non posso avere e che non sono“. 

Per questo non c’è amore senza libertà e rispetto per l’altro. Quando si ama ci si immerge in una dimensione che ha più direzioni: si impara a conoscere l’altro, ma guardiamo anche dentro noi stessi e prendiamo coscienza delle nostre mancanze. In un confronto sano le parti nella loro totalità possono trovare la vera tregua dal dolore del mondo. Un riparo, in cui l’esistenza di uno viene amata e protetta, com-presa nel suo tutto dall’altro.

 

Fuck Pirlott, let’s rock

Lara Farinon per MIfacciodiCultura

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