Lev Tolstoj: l’altra voce del complesso Ottocento letterario russo

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Seguendo il felice suggerimento di Michail Bachtin, si potrebbe quasi affermare che la letteratura russa dell’Ottocento sia una polifonia a due voci, quella di Dostoevskij e di Lev Tolstoj (Jasnàja Poljana, 9 settembre 1828 – Astàpovo, 20 novembre 1910). Tolstoj, come vedremo, non fu soltanto uno dei più grandi scrittori della letteratura mondiale, ma anche un filosofo e un attivista sociale, noto per capolavori come Guerra e Pace (1865-1869) e Anna Karenina (1877).

Nato nel governatorato di Tula, a pochi kilometri da Mosca, in una famiglia di antica nobiltà, Tolstoj crebbe con delle zie molto devote e con due precettori stranieri, un tedesco e un francese. Nonostante una carriera universitaria non brillantissima, si potrebbe quasi sostenere che i suoi educatori lo abbiano avviato alla scoperta e all’approfondimento della letteratura europea, in modo particolare del filosofo ginevrino Jean-Jacques Rousseau. Fu proprio da Rousseau, Sterne e Gogol’ che Lev Tolstoj apprese una regola fondamentale per fare letteratura: essere sempre sinceri e veritieri.  Come ebbe a dire lo stesso scrittore russo:

Rousseau e il Vangelo hanno avuto un grande e benefico influsso sulla mia vita. Rousseau non invecchia.

Il suo esordio letterario è infatti sotto l’insegna del realismo: sulla rivista Sovremennik (letteralmente: “Il Contemporaneo”), la più importante rivista letteraria russa dell’Ottocento fondata nel 1836 da Puškin, Tolstoj pubblica nel 1852 il racconto autobiografico Infanzia. Il programma realistico di Tolstoj, dove non ammette la presenza dell’incursione dell’immaginazione, ma soltanto una rigorosa adesione alla realtà e all’introspezione, si realizza in Storia della giornata di ieri (1851). Rimasto incompiuto, l’intenzione dell’autore russo era quella di indagare i meccanismi mentali e le impressioni che si sviluppano nel corso di una giornata. Appare evidente come Lev Tolstoj rifiuti le incrostazioni romantiche e ogni manifestazione della fantasia: tutto deve essere reale, autentico e vero. Una tendenza che non mancherà di sconvolgere la Russia dell’epoca. 

Tuttavia la poetica dello scrittore russo si distingue anche per l’attenzione riservata alle disgrazie e ai problemi sociali; ciò emerge in modo particolare in Risurrezione (1899), dove il messaggio evangelico e, in modo particolare il Sermone del Monte, informano il nucleo dell’ideologia tolstojana. È importante notare come la risurrezione etica della prostituta Katiuša e del protagonista, il principe Nechljiudov, il quale, coerentemente col messaggio evangelico, rinuncia ai suoi bene per sostenere i contadini. Anche questo romanzo è autobiografico, in quanto lo stesso autore a esperire una “risurrezione”.

Il nome di Tolstoj è indissolubilmente legato a Guerra e Pace e Anna Karenina. È opportuno, a mio parere, dedicare due parole al titolo: “mir” , che traduce l’italiano “pace”, significa anche “mondo” e il romanzo potrebbe essere tradotto anche “La guerra e il mondo”. Anche nel caso di uno dei suoi romanzi più celebri, Tolstoj non rinuncia al realismo e la rappresentazione fedele della Storia: siamo infatti durante la campagna napoleonica in russo (lo stesso Napoleone appare come personaggio) e la vicenda è quella delle famiglie di antico lignaggio dei Rostov e dei Bolkonskij, con l’amore impossibile del principe Andrej per la pura e impetuosa Nataša Rostov. L’attenzione per l’oggettività è ulteriormente evidenziata dall’uso di un narratore onnisciente, una strategia letteraria che caratterizza larga parte della produzione di questo periodo. Il romanzo ha ispirato diverse riduzioni cinematografiche e televisive, di cui l’ultima della BBC a cura di Andrew Davies uscita lo scorso anno.

L’altro grande romanzo di Lev Tolstoj è indubbiamente Anna Karenina: il romanzo mette in scena la tormentata storia d’amore tra Anna e Vronskij (che si conclude col tragico suicidio della giovane donna). Anna rappresenta uno dei tanti personaggi femminili dell’Ottocento che non conoscono pace (si pensi alla Madame Bovary flaubertiana); sembra quasi che la donna ottocentesca non sia destinata a conoscere la felicità, coinvolta in relazioni complicate e che finiscono col risolversi negativamente. Tuttavia Kitty e Levin, rinunciando alla vita mondana, riescono a vivere una storia d’amore appassionante.

Lev Nikolàevič Tolstòj (1828-1910)

Tolstoj non fu solo uno scrittore, ma anche un filosofo. La sua concezione dell’arte è ispirata al messaggio di fratellanza e umanità del Sermone della Montagna, che, come ho rilevato, informa il materiale narrativo alla base di Risurrezione. Allo stesso modo di Shaw e Shelley anche Tolstoj è un fervente difensore dei diritti degli animali e del vegetarianismo, come emerge in Contro la caccia (1895). Un uomo coerente coi suoi principi e con la sua fede che fu scomunicato dalla Chiesa ortodossa per i suoi ideali e suoi forti principi di fratellanza e eguaglianza, troppo distanti dall’istituzione ecclesiastica.

È giusto ricordare e celebrare Tolstoj, non soltanto come scrittore, ma anche e soprattutto come apostolo di un nuovo ordine sociale basato su fratellanza ed eguaglianza, principi che, ancora oggi, stentano a essere riconosciuti.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura 

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