Lezioni d’Arte – Far poesia con la pittura si può, parola di Joan Miró

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La pittura è una forma di espressione che libera lo spirito. Così dobbiamo leggere le opere dell’artista catalano Joan Miró (Barcellona, 1893 – Palma de Mallorca, 1983), soffermandoci sul colore e la luce, sul sogno e la poesia, frutto di una totale libertà. Dietro la bizzarria dei suoi dipinti si cela in realtà un uomo molto profondo e concreto, che amava definirsi “grave”. Pensieroso e riflessivo ma con un animo da eterno bambino pronto ad uscire fuori.

Joan Miró

Ha realizzato arte con tutto, ogni oggetto ed ogni pensiero, prendendo spunto dal mondo materiale ma soprattutto immateriale. Per Miró tutto è degno di nota e niente è stupido, ogni sensazione, ricordo, oggetto può essere d’ispirazione per un’opera d’arte. È lo stesso principio che genera i nostri sogni, incontrollabili magari anche indecifrabili, che nascono liberi e autentici da un input recondito, senza che nessuno possa gestirli.

Miró è un vulcano creativo ed inarrestabile che ci ha lasciato moltissime opere in novant’anni di vita, fatte di diversi materiali e tecniche. Una personalità perfetta per il luogo che lo attirò come una calamità: la Parigi degli anni venti ed il quartiere effervescente di Montparnasse. Qui conobbe i più grandi artisti del XX secolo, le nuove sperimentazioni, i poeti e gli scrittori del momento. Appoggiò i surrealisti non per la loro pittura ma per il loro desiderio di voler rivitalizzare l’arte partendo dalle parole, dalla poesia. Condivide, dal suo studio di rue de Blomet, con loro la consapevolezza di quel forte legame tra letteratura ed arte figurativa, tra forma e parola, tra colore e contenuto. Joan Miró diventa prima di tutto autore di testi surrealisti, poeta di parole e di immagini.

Ballerina, 1925

In lui poesia e pittura sono inseparabili e la sua arte è un viaggio alla ricerca del legame tra colori, sogni e segni. Ha radici nel passato, dalla pittura preistorica alle stampe giapponesi, dalla luce degli impressionisti alla natura energica di Turner. Il mondo è per lui continuo stimolo, quello esterno al pari del mondo interiore. Nelle sue opere le linee si animano, i colori sono liberi, volano sparsi come pensieri.
Ceci est le couleur de mes reves del 1925 altro non è che un batuffolo di blu, una macchia evanescente e morbida, che appare sullo spazio vuoto della tela. Ad accompagnare l’immagine, in basso, un testo «questo è il colore dei miei sogni». Miró poeta del colore e delle forme che nascono dalla sua fantasia.

È il primo tra i quadri di sogni, essenziali ed enigmatici, che compone prima degli anni trenta. I sogni diventano colore primario, e non solo si tingono di blu ma anche di rosso, giallo o verde. La tela è l’infinito su cui viaggiano, su cui si esprimono e in un linguaggio universale appaiono spesso le parole e la linea semplice e nera.

Untitled, 1968-72

Miró scava nei sogni ed evade dalla realtà esplorando un mondo nuovo. Nel silenzio del suo studio, in cui lavora super concentrato, è in grado di far della poesia con la pittura. Masson lo definì “il più surrealista di tutti noi” forse per la sua totale immersione, spinto dall’istinto e dal desiderio di libertà, nel mondo etereo in cui si dovrebbe incontrare ognuno di noi.

Un anziano con il sorriso da bambino che cammina nel mondo dei sogni, mai nessuna definizione fu più adatta per l’artista.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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