Isole Fær Øer, miti e leggende tramandati nel grande Nord

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Alle Isole Fær Øer il territorio è vasto, a tratti brullo alternato con schizzi di verde distesi sotto al solleone. Non è raro impensierirsi su quali siano state le storie passate, quelle novelle che di generazione in generazione venivano trasmesse, davanti al rossore di un camino sfrigolato che proteggeva dalle nuvole ondose e dalla perenne ala solerte del vento.

Una delle leggende più celebri vede protagonisti il gigante e la strega, Risin e Kellingin

  • La leggenda del gigante e della strega

C’erano una volta un gigante e sua moglie, una strega, i quali si decisero ad attuare un piano: annettere le Isole Fær Øer all’Islanda. Perchè ciò avvenisse, Risin e Kellingin lavorarono incessantemente tutta la notte, lanciando corde al monte Eidiskollur per trascinarlo via assieme a loro. Sfortunatamente, il monte non resse l’eccessivo sforzo e si spaccò in due. I due decisero di non demordere, ma proprio per l’ardua concentrazione che ci misero si scordarono della cosa più importante: la notte stava giungendo al termine e il solo stava per fare capolino all’orizzonte. Nessun gigante e tantomeno alcuna strega è indifferente alla luce solare: i due furono colti dai raggi ambrati del sole che istantaneamente li rese di pietra.

Da diversi villaggi delle Fær Øer è possibile osservarli, per sempre pensierosi ed eternamente insoddisfatti. Un’altra leggende, raccontata tra gli altri da Daniela Pulvirenti nel libro Isole Faroe, è quella di Marmennil.

  • La leggenda del Marmennil

C’era una volta una bestia marina, assai peculiare per il fatto di avere un aspetto antropomorfo, fatta eccezione per le unghie più lunghe di quelle degli umani. Marmennil, questo era il suo nome, era solito inficiare l’attività della pesca, alla quale con tanta dovizia gli uomini della terra si dedicavano: rubava le esche e faceva fuggire i pesci dalle reti che con maestria distruggeva. Un giorno capitò che un pescatore catturò Marmennil, ma invece che ucciderlo decise di portarlo con sè ogni qual volta fosse tornato al largo per pescare. I pescatori si facevano il segno della croce dinanzi alla sua presenza, convinti che questo fungesse da buon auspicio all’attività, ed effettivamente fu così che per diverso tempo la pesca fu proficua. Un giorno però si dimenticarono di fare il segno della croce, rituale quotidiano, al che Marmennil poco dopo ne approfittò per sfuggire e fare ritorno in mare.

Considerano la dovizia con la quale gli abitanti delle Isole Fær Øer si dedicano alla preghiera, non è raro comprendere come un singolo gesto dall’alto valore simbolico, un semplice segno della croce, possa avere delle ripercussioni significative. In ogni villaggio, dalla piccola Tjørnuvík fino a Eiði , vi è sempre una chiesa, di norma tinteggiata di rosso e crema, che rischiara gli animi fungendo da punto di riferimento.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

 

 

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