Il mistero della giovinezza raccontato da Peter Weir: “Picnic a Hanging Rock”

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Mistèro: “inizialmente era usato per indicare un rito segreto, gli oggetti sacri del rito, e in genere una realtà o verità nascosta, sacra, e in alcuni casi rivelata da Dio;”ma anche “tutto ciò che non si può intendere, penetrare o spiegare chiaramente, e che appunto per questo attrae o esercita un certo fascino”. Peter Weir ha inteso appieno il significato del termine mistero, e nelle sue pellicole lo ha disvelato a fondo, frammentandolo- o forse sarebbe più corretto dire facendolo emergere- in scenari e contesti solo all’apparenza distanti. Due dei suoi film più celebri, L’attimo fuggente e Picnic a Hanging Rock, vedono infatti due protagonisti nel fiore della fanciullezza, che come ci tengono a testimoniare numerose opere d’arte, spesso è una delle fasi in cui il senso di mistero s’acuisce.

  • Picnic a Hanging Rock

Miranda è la protagonista dai capelli biondi, frondosi di ricerche verso qualche brivido nel mondo esterno. Una mattina le tende merlettate di bianche congetture geometriche s’aprono e si scontrano con le finte linearità del legno d’abete rosso su cui è poggiato un libro verde. Il sole entra placidamente nella stanza delle ragazze, i cui corpi fremono di risvegliate epifanie goliardiche. E’ ora mattina, l’aria si riversa frizzantina ma è estate, tempo poche ore e il solleone splenderà alto nel cielo, terso e senza una parvenza di accumuli di nuvole. I corpi si dibattono dormienti tra le lenzuola leggere, intrepidamente intrappolati nelle camicie da notte in stato di rêverie.

Pian piano un muscolo s’acquieta e poi, dinanzi al varco dei primi lampi dorati e del sapore naturale del mattino, una fanciulla apre gli occhi e pian piano si desta. La pelle del color della pesca rimanda in parte alla delicatezza di alcuni versi di Wilde, ma a osservare bene l’espressione sul volto di Miranda si direbbe più in preda al risveglio da un sogno di stampo baudleriano. Assolutamente vietato al collegio femminile. Il mistero del risveglio, che è esso stesso il destarsi da un mistero- la notte, quella in cui l’inconscio si disvela tra Eros e Thanatos (istinto di vita e di morte)– attrae verso il movimento, perciò quell’istante di torpore caldo nascosto sotto le lenzuola durerà ancora poco.

Picnic at Hanging Rock (1975) diretto da Peter Weir

Ci sarà una gita, ad Hanging Rock, nelle vicinanze, che in molti credono sia abitata da spiriti. La preside che accompagnerà le ragazze si vestirà per l’occasione del suo abituale nero austerità, non curante o tristemente consapevole della calura e del sudore che inonderanno ogni membra fino al tardo pomeriggio. (…) Si è in viaggio, la montagna s’intravede, le rocce che s’inerpicano fin su hanno quel colore che è tipico delle altezze vertiginose, con scenari in cui gli alberi sono man mano sempre meno. Da lassù, un richiamo nero con gli aghi verdi infiammati degli alberi estinti sussurra qualcosa attraverso un alito di vento che smorza il caldo di mezzogiorno. (…) Un telo bianco da picnic è steso sull’erba, c’è un chiacchiericcio ininterrotto, una ragazza dai capelli corvini e le lentiggini si stende e gioca con un fiore mentre un’altra conversa amabilmente senza ascoltare.

Lo sguardo di Miranda s’alza da sotto un ombrellino del colore dell’arancio e rifugge istintivamente verso la montagna, il richiamo si ripete e un sussurro si desta in lei: il mistero è lassù, dove alberga il sublime dei romantici, tra terrore, meraviglia e sensuale perdizione senza ritorno.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

 

 

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