Johann Wolfgang von Goethe e l’Italia: una fuga da cui nacque l’amore

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Johann Wolfgang von Goethe e l’Italia: una fuga da cui nacque l’amore

Goethe (Stieler 1828)Johann Wolfgang von Goethe: probabilmente l’eccellenza in questione non richiede alcuna parola di descrizione, visto ciò che questo uomo è stato per il mondo artistico e letterario. Tuttavia è giusto delinearne almeno il periodo e il luogo di vita, con qualche piccolo dettaglio informativo: nato il 28 agosto 1749 a Francoforte sul Meno e scomparso il 22 marzo 1832 a Weimar, fu scrittore, narratore, poeta e drammaturgo tedesco. Stiamo parlando di un uomo che ha lasciato a tutti noi capolavori rivoluzionari ed eterni come il famoso romanzo epistolare I dolori del giovane Werther, e il romanzo sull’adulta passione amorosa Le affinità elettive. Ma il nome dello scrittore, al di là del suo straordinario genio letterario, dovrebbe essere a noi italiani ben più caro che a chiunque altro: Goethe intraprese un viaggio in Italia che gli cambiò la poetica. L’Italia è stata per lui terra d’ispirazione e di calore artistico, tanto da comporre un saggio intitolato Viaggio in Italia, in cui non troviamo un asettico resoconto di viaggio ma possiamo leggervi le emozioni che la “terra dei limoni” gli ha trasmesso.

Il viaggio culturale era usanza diffusa tra i ricchi colti del Settecento e Ottocento, sia per motivi di studio sia di cultura o lavoro. Viaggiare, all’epoca, richiedeva periodi molto lunghi di soggiorni fuori casa, facendo un vero grand tour toccando le città e le zone d’Europa più significative. L’Italia, in questo contesto, era tappa obbligatoria per i giovani studenti, una sorta di “chiusura del cerchio” di quelle lezioni private svolte in casa da precettori. Ma l’intenzione originaria di Goethe nel compiere il viaggio in Italia non fu di cultura, bensì di fuga dalla soffocante vita a Weimar come ministro.

mappa-1791Goethe aveva bisogno di ritrovare quella creatività ormai sotterrata dagli oneri quotidiani, voleva rinascere. Partì di nascosto, di notte, senza avvisare né lasciare traccia di sé. Viaggiò inizialmente sotto falsa identità, tanto era forte il desiderio di nuova vita. L’obiettivo della sua traversata era trovare la patria degli antichi Romani, quella classica, quella che vide effettivamente ammirando l’Arena di Verona. Ora, sì, iniziava a sentirsi felice. Il viaggio si prolungò ben oltre il progetto originario: restò in Italia due anni, vivendo una Roma che divenne più che mai casa sua, visitando quella Napoli che definì “paradiso”, e terminando con la Sicilia. Iniziò a interessarsi della realtà italiana del suo presente, la studiò, la apprezzò e vi trovò anche l’amore.

Goethe riprese a scrivere e iniziò a disegnare tutto ciò che vedeva intorno a lui. Tornato a casa, aveva ormai con sé non soltanto le sue carte e i suoi schizzi, ma una maturità di sentimento che gli farà guardare all’Italia come a quella meraviglia che lo aveva cambiato interiormente.

Come lo scrittore tedesco scrisse a proposito della “sua” Napoli:

Anche a me qui sembra di essere un altro. Dunque le cose sono due: o ero pazzo prima di giungere qui, oppure lo sono adesso.

È probabile che un bel tour della nostra tanto ammirata penisola possa servire, in un modo o nell’altro, anche a noi. Senza andare troppo lontano, potremmo rinascere tra una tappa italiana e l’altra.

Sabrina Pessina per MIfacciodiCultura

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