Il mistero della giovinezza raccontato da Peter Weir: “L’attimo fuggente”

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Oltre ai risvegli intorpiditi dai sogni che sono la premonizione di future sinuose perdizioni, Peter Weir è l’autore, oltre che di Picnic a Hanging Rock, anche de L’attimo fuggente. Qui, il mistero dei nuovi incontri, che permeano l’adolescenza di continue domande, timori e sussulti improvvisi d’ebbrezze, s’affianca al mistero della natura, quella assai decantata dai poeti romantici e dai ritrattisti del pittoresco, con sprazzi di grotteschi neri.

  • L’attimo fuggente (Dead Poets Society)

Altrettanto giovane e altrettanto all’apparenza intrepidamente energico, Neil Perry è di nuovo a Welton. Quest’anno pare che abbia un nuovo compagno di stanza, tale Todd Anderson, fratello del celebre Anderson. «Sicuramente avvertirà la pressione per via del suo cognome, ma poco importa, vedremo che tipo è». L’aveva intravisto poco prima nel cortile, o almeno così gli sembrava, mentre le campane di Welton annunciavano sobriamente, con colpi lenti e ripetitivi, che era giunta l’ora. L’ora di qualcosa, in realtà era sempre l’ora di qualcosa lì, che fosse una lezione di latino piuttosto che di scienze.

Non era fatto mistero che non ci fossero mai istanti di distacco dal modello stacanovista, ma Neal però aveva i suoi amici, e insieme a loro era certo avrebbe trovato una scappatoia anche quest’anno. Poi entrò Todd, spezzando il ritmo dei suoi pensieri. Era biondo, con una frangetta leggermente asimmetrica, un golf blu e degli occhi azzurri che colpivano l’attenzione.

(..) “Scelsi la strada meno battuta ed è per questo che sono diverso” aveva recitato Robert Frost tramite le parole del professor Keating. Quella notte sarebbero andati alla caverna, ne era certo, perchè ormai aveva persuaso quasi tutti gli altri, salvo uno o due aspiranti dubbiosi. L’unico incerto rimaneva Todd, il quale nonostante le assillanti esortazioni non era certo sarebbe venuto. Neal si domandò cosa pensasse in realtà di Keating, se lo considerasse un pazzo che blaterava qualcosa sui “Poeti estinti” o uno scellerato anticonformista o se magari in fondo in fondo non lo stimasse un poco. Ma era un mistero, dunque scordò per un attimo Todd e i suoi pensieri ombrosi e dall’entità sempre incerta, quella notte sarebbero andati alla caverna, con o senza di lui!

(…) Con le torce in mano, vagabondando nella notte e tra gli alberi, con gli scintillii di paura nella testa e l’urlo di una civetta alle calcagna, i futuri poeti estinti cominciarono a cantare. Nel buio vaporoso di nebbie, la testa e il cuore di Todd erano in fermento: era la prima volta che infrangeva una regola, anzi forse con quell’uscita illegittima ne aveva già mandate all’aria una dozzina, eppure la sola cosa che riusciva a fare era continuare a correre. I passi lo portavano sempre più lontano da Welton, il luogo in cui paradossalmente si sarebbe sentito sicuro al momento. Eppure non è che non potesse, proprio non riusciva a fermarsi e a tornare indietro. Seguendo le ombre di Neil e degli altri, corse a perdifiato nell’oscurità biancastra, con guizzi occasionali di nebbiose comparse; si addentrò sempre più nel al mistero, oltre i primi rami e poi gli altri, sempre più fitti.

Urtò con l’orlo del mantello una bicicletta, che cadde schiantandosi al suolo, e forse sarebbe stato opportuno tirarla su, ma di nuovo non riuscì a fermarsi. Passò in un lampo lo spiazzo sul lago, in cui all’alba suonavano gli ultimi romantici, ma nemmeno lì si fermo: era in preda al panico, o forse all’euforia, era una sensazione molto simile al brivido che s’avverte quando ci si vuole ridestare da un sogno e non ci si riesce, ma a lungo andare si comincia a provar gusto. E allora qualcosa mutò in lui: lì, in quella notte lontana dal mondo del mattino, Todd si rese conto che non gli sarebbe importato di dover chiedere scusa davanti a tutto il collegio se mai li avessero scoperti, non gli interessava di perdere quello che aveva racimolato modicamente col suo gruzzolo di timida razionalità. L’unica cosa a cui anelava ora era succhiare tutto il midollo della vita, anche se fosse finita di lì a un istante.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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