Maremma, ricordi di un viaggio nel cuore di un origami antico

0 128

Sono tanti i paesini che s’incontrano sfrecciando via con l’automobile, mentre si superano in pochi millesimi di secondo immensi campi di girasoli e tappeti pratosi.

La Maremma è un cuore che pulsa, con i suoi colori verdi accesi, i pergolati marroni leggermente incartapecoriti come gli abitanti e le persiane di un verde che rievoca assonanze fanciullesche proustiane. Uno dei paesini più tipici è Sorano.

  • Sorano

Si respira un’aria d’improvvisazione in questo piccolo borgo, quasi si avesse il sentore di essere dei forestieri dall’aspetto invisibile giunti lì per caso. Ciò che sussurrano i pergolati e si confidano le anziane rimane affar loro, perchè per le stradine- e le scale, tante scale- non si ode che il silenzio. Prima di salire al mirador, che garantisce una visione mozzafiato a tuttotondo, s’incontra per caso un antiquario, che vestito d’un tessuto violetto sbandiera, agli occasionali ipotetici acquirenti, una vastità di cianfrusaglie, lascito di qualche nobiltà fa. Si ferma il tempo, la calura del solleone preme sulle guance, ma la vista di poco dopo dal mirador garantisce leggerezza e abbandono nella quiete. Da lassù, a parte qualche gatto, si respira la quiete dell’assenza assonnata, del vuoto assoluto che solo i paesini incartapecoriti dal tempo e dal sole riescono a trasmettere.

  • Pitigliano

Alcuni l’hanno denominata “la seconda Matera” e non è arduo crederci quando, giungendo dalla strada, si scorge l’enorme complesso. Emana un alito di regalità dalla “piccola Gerusalemme”, che accoglie gli ospiti con un frastuono considerevole e diversi striscioni colorati che pubblicizzano una festa di paese. La cattedrale dei Santi Pietro e Paolo, ossia il duomo di Pitigliano, suggella un patto di maestosità in stile barocco, mentre il frastuono della modernità si assimila ai savi pensieri riecheggianti della comunità ebraica. La calura estiva viene marginalmente consolata da un bicchiere di vino del posto, mentre la bandiera argentata circondata da due leoni rossi veleggia al ritmo dei raggi accaldati, arricciandosi talvolta.

  • Manciano

«di rosso al leone d’oro, lampassato di rosso, con la branca destra trasformata in braccio umano, con la mano appalmata. Corona di Comune».

Situata tra l’area del Tufo e la valle dell’Albegna, Manciano è il cuore della Maremma. Oltre all’oro descritto nello stemma e al vermiglio che circonda il leone, Manciano è riassumibile in due termini: persiane e tufo. Le prime sono un gioiello per la vista, la quale s’avverte ristorata da quel colore scuro che è un ambasciatore costante per i visitatori, i quali si destreggiano tra i rioni paesani del Cassero, Fonti, Imposto, Monumento
e Mulinello. Il tufo, col suo colore tra il beige e il giallino, abbraccia tutti gli edifici di Manciano, inclusa una delle pizzerie più buone d’Italia: Doppiozero.

In Maremma, ovunque si coglie un’alma che è molto simile a quella di piccoli borghi animati dalle idee di molto tempo fa, con le case e gli abitanti che appartengono, seppur al presente, più a qualche schizzo di scrittori del tardo ‘800. Sembra che la memoria di un inconscio collettivo sia nascosta negli anfratti fuligginosi e nei cesti di fiori lasciati al sole, nelle cartoline di qualche negozio che vende un po’ di tutto e in qualche camicia azzurra che potrebbe ricordare la limpidezza dei cieli solo sereni di Call me by your name.

La nostra memoria è composta da una combinazione di memoria individuale e memoria collettiva. Le due sono strettamente intrecciate. E la storia è la memoria collettiva. Quando questa viene rubata, o riscritta, non siamo piú in grado di sapere chi siamo (Haruki Murakami)

Con anche Marina di Alberese che regala un’oasi di pace e le terme di Saturnia che accudiscono la pelle con lo zolfo, insieme all’unicità di piccoli borghi quale Montemerano, la Maremma si configura a tutti gli effetti come un vero gioiello del color del girasole.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.