Jalna, di Mazo de la Roche: brillante inizio di una saga storica in sedici puntate

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Alla fine, è ovvio che un lettore vada, o tenti di andare a vedersi The mystery of Mazo de la Roche, il film del 2012 (a patto di avere sufficiente dimestichezza con la lingua inglese) che racconta la vita dell’autrice, vita misteriosa e appartata quanto mai. Perché il fatto di scoprire che questo Mazo de la Roche è un’autrice genera curiosità, indubbiamente; e dopo averne affrontate le prime pagine e scoperto che si tratta di uno scrittore brillante, è pressoché inevitabile chiedersi chi ne sia l’autore, e perciò scoprire che si tratta di un’autrice: tanto sconosciuta da essere stata paragonata per fama e spessore da Thomas Hardy, da ver venduto undici milioni di copie negli anni venti, frutto di 193 edizioni inglesi e 92 straniere. Posto che, ovviamente, si vada a vedere che quello che si sta leggendo è soltanto l’episodio 1 di 16, che tanti appunto sono i romanzi che compongono il ciclo della famiglia Whiteoak, della quale conoscere i classici vita, morte e miracoli attraverso tre generazioni: le quali risiedono nella tenuta di famiglia che dà il titolo al primo romanzo, Jalna. «E Jalna cos’era? La casa, lui lo sapeva bene, aveva un’anima. Ne aveva udito i sospiri, i movimenti nella notte».

Mazo de la Roche

Ovviamente, si può anche non tenere conto che quello che si ha tra le mani è soltanto un sedicesimo, appunto, di un polittico enorme, inusitato, e legge Jalna come se fosse un romanzo a sé stante. A nostro giudizio, però, è meglio sapere che si tratta di una saga: genere peculiare a cui Fazi Editore, che ritorna a pubblicare Mazo de la Roche, ci ha abituati in cui certo senso, e basti pensare ai Cazalet. Ma laddove questi sono incentrati più classicamente sui membri della famiglia, in Jalna vi è un personaggio aggiuntivo: la tenuta, appunto (chiamarla casa sarebbe alquanto riduttivo), che è sia un catalizzatore che una sorta di motore immobile delle vicende dei personaggi rappresentati.

Non spenderemo parole per parlare della trama di Jalna, al là del dire che si tratta di  una numerosa famiglia di origini inglesi che abitano in una grande tenuta nell’Ontario, chiamata appunto Jalna a memoria dell’omonima città indiana dove i capostipiti si sono conosciuti. E la storia parte dai prodromi del centesimo compleanno di nonna Adeline, in questa magica tenuta dove la vita scorre tranquilla fino all’arrivo di due giovani donne, Pheasant e Alayne, che costituiranno gli elementi di instabilità del sistema di vita dei Whiteoak. Non lo faremo, perché l’augurio collaterale è che l’aspirante lettore sia attratto sia dalla sorprendente modernità della trama di Jalna, che da quella altrettanto sorprendente dello stile di scrittura, che unisce scorrevolezza e ironia in giuste dosi, equilibrate rispetto alle tematiche di dinamiche familiari attuali ancor oggi.

…non c’era emozione che fosse troppo logora o antiquata da non poterla esprimere e vivere con intensità e abbandono.

Un’immagine dal film “The mistery of Mazo de la Roche”

Mazo de la Roche vide, a partire del 1927, anno di prima pubblicazione di Jalna, crescere costantemente la propria fama, fino ad arrivare a vincere il premo Athlantic Monthly Price; di conserva, la riservatezza della scrittrice aumentò fino a farle costituire una figura pubblica fittizia: ma del resto de la Roche visse a fianco di Caroline Clement per anni in quello che all’epoca era chiamato Boston Marriage, ossia passando attraverso l’adozione della compagna in qualità di sorella, con cui adottò due bambini. In sostanza, quindi, chi voglia approcciarsi alla lettura di questa saga ne trova ragione sia nella scrittura in sé che nella figura dell’autore, interessante almeno tanto quanto l’opera.

Certo, tutto ciò premesso, sarebbe stato corretto da parte di Fazi apporre una scritta, quantomeno su una fascetta: Attenzione, crea dipendenza sarebbe stato corretto, visto l’alto tasso di probabilità di venire catturati in una saga tale da occupare da sola un intero scaffale di libreria. Una “dimenticanza” strategica, verosimilmente, e più che comprensibile, visto l’interesse a legare il lettore alle vicende dei Whiteoak: dimenticanza, comunque, che si perdonerà facilmente.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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