“L’arte di perdere tempo”: il viaggio secondo Patrick Manoukian

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L’arte di perdere tempo: il viaggio secondo Patrick Manoukian

Il modo di viaggiare sta cambiando, i viaggiatori si muovono per piccoli periodi, ma capita a volte di non saper affrontare nel modo giusto un fuori programma considerandolo un ostacolo alla buona riuscita dell’itinerario stabilito. L’arte di perdere tempo – Piccola celebrazione della sosta e degli imprevisti (Ediciclo Editore) di Patrick Manoukian spiega con un passo leggero l’arte di godersi il mondo, insegnando a vivere il viaggio in maniera diversa dal solito.

Nato nel 1949, Patrick Manoukian è stato un viaggiatore errante, ha percorso 40000 km in autostop a soli 18 anni: ha visitato diverse terre lontane osservando l’eruzione dell’Eldfell in Islanda le bische di Mato Grosso, una prigione in Perù. Tutte queste avventure sono divenute ispirazione per la stesura dei suoi romanzi.

Il libro L’Arte di Perdere tempo racchiude le buone pratiche che ciascun viaggiatore deve conoscere per non essere un semplice turista o visitatore di un luogo. Attraverso citazioni letterarie e artistiche, mostra la sua filosofia dell’indolenza e della sosta, tecniche uniche che permettono di percepire il viaggio come scambio di emozioni. Così l’incontro inatteso con uno sconosciuto diviene un esperienza unica, un insegnamento di vita.

L’avventura descritta ha inizio il giorno del compleanno dell’autore, vissuta per uno dei concerti più importanti dell’epoca: «volevo festeggiare il mio ventunesimo compleanno a Woodstock» dice Manoukian e dunque ci svelerà un nuovo modo di vivere il cammino. Concetti come l’indolenza e la sosta, visti spesso come ostacoli alla buona riuscita di un viaggio, si riveleranno gli strumenti necessari per vivere con intensità un’esperienza nuova.
L’autore ci fa riflettere sull’idea di luogo e tempo, istanti che regalano incontri inattesi capaci di trasformare la conoscenza del viaggio in qualcosa di unico, possibile solo con una nuova percezione del tempo:

 È il tempo che dedichiamo alle cose a renderle belle.

Bisogna viaggiare non domandandosi quanto tempo resta nel compiere l’itinerario, occorre soffermarsi e assaporare tutto ciò che si presenta davanti agli occhi, ogni cosa vissuta rientra nel grande racconto del viaggio che si sta andando a fare.

Per me il viaggio ideale non ha una meta né una durata prestabilite, ed è definito da soste e dalle tappe piuttosto che dall’itinerario.

Le soste e le tappe sono da considerarsi istanti speciali che arricchiscono lo stato d’animo del viaggiatore che le accetta e sperimenta un nuovo modo di esplorazione dei luoghi.
Pagina dopo pagina, si vive l’esperienza trasformando il libricino in una Piccola celebrazione della sosta degli imprevisti, della mobilità lenta che sposa la filosofia della sosta, il prendere tempo per se stessi.

Il cammino acquista valore più della destinazione, la tappa vale più dello spostamento e il tempo perduto su un divano, davanti ad un tavolino, seduto ad osservare un carnevale segnerà il viaggio più di un monumento o di un panorama e permetterà di mettere in contatto il viaggiatore con le culture e il mondo che le popolano.
E così sdraiati sull’amaca o distesi su un bel prato la lettura di questo libro farà assaporare e capire l’importanza di un viaggio intimo e personale condiviso solo con incontri intimi e personali perché

Per amare davvero un paese occorre, mangiarlo, berlo e sentirlo cantare.

Azzurra Carucci per MIfacciodiCultura

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