I Grandi Classici – “La fattoria degli animali”: guida pratica all’allevamento dello schiavo inconsapevole

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«Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri». Anche chi non abbia mai sentito parlare de La Fattoria degli Animali di George Orwell, e siamo convinti che non siano in pochi, non potrà non avere in orecchio la citazione di cui sopra, o quantomeno qualche suo adattamento o storpiatura, essendo entrata nell’immaginario collettivo tanto a fondo da avere una valenza quasi proverbiale. La sua collocazione nell’ultimo capitolo, quale sorta di summa teologica o di epitaffio contribuisce a dar ragione dell’universalità dell’opera.

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Correva l’anno 1945 ed il 17 agosto usciva per la prima volta questo testo satirico, fiabesco e feroce (che in Italia arriverà nel 1947), che nelle intenzioni dell’autore era ed è un’allegoria del totalitarismo sovietico stalinista. Si sa, Orwell però si considerava di ispirazione politica sinistrorsa, posizione evidente non tanto e non solo nei romanzi distopici (curioso come tale termine sia anche l’anagramma di dispotico) ma anche nei ruoli di giornalista e attivista politico: va da sé, appena svincolato dalle pastoie della contingenza storica, La Fattoria degli Animali (come pure 1984) va visto come un attacco non solo antisovietico e anti-stalinista, ma anti- tutti gli -ismi dittatoriali. Del resto, La fattoria non uscì durante la WW2 perché ovviamente la Gran Bretagna era alleata dell’Unione Sovietica contro la Germania Nazista, quindi in contrasto alle dittature “nere” è nel DNA di Orwell – che del resto aveva combattuto in Spagna contro Francisco Franco.

Opera che si inserisce quasi a pieno titolo nel filone della letteratura distopica, è ambientata in una fattoria dove gli animali si ribellano allo sfruttamento dell’uomo. Cacciato il padrone umano, gli animali decidono di dividere il risultato del loro lavoro seguendo il principio marxista «da ognuno secondo le proprie capacità, a ognuno secondo i propri bisogni». L’utopia è di breve durata, perché i maiali si impossesseranno della fattoria prendendone il controllo, diventando sempre più simili agli umani nel comportamento e persino nell’aspetto, che diviene antropomorfo.

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La fattoria degli animali

Ecco che la distopia in forma di fiaba (più che altro, però, per la presenza di animali antropomorfizzati – anche se non ancora antropomorfi) diventa una allegoria di tutte le rivoluzioni che tradiscono sé stesse e gli ideali di partenza che le sostenevano, per diventare a lor volta regimi: cioè, una allegoria di tutte le rivoluzioni senza distinzione alcuna. Qui, nel lavoro di Orwell, la satira verso la Rivoluzione russa dai grandi ideali utopici è resa quasi didascalica dal fatto che viene stabilita una corrispondenza biunivoca tra eventi e personaggi descritti nel romanzo ed eventi e personaggi della realtà storica e/o a precisi tipi umani: infatti più che sapere che il maiale Napoleon rappresenta Stalin, o che il suino Vecchio Maggiore è sia Marx che Lenin, sono fondamentali il cavallo Boxer, l’asino Benjamin, e soprattutto i cani e le pecore. Questi ultimi non vengono mai trattati come individualità ma solo in quanto gruppi: fondamentali in ogni dittatura, i primi rappresentano la polizia politica e lo squadrismo, votati alla repressione violenta; i secondi le masse facilmente manipolabili, che si lasciano impressionare dagli slogan del regime, come ad esempio il motto divulgato dai maiali e ripetuto più volte da essi «Quattro gambe buono, due gambe cattivo».

Con l’accoppiata La Fattoria nel 1945 e 1984 tre anni dopo, Orwell si pone comunque all’avanguardia di una intera corrente in chiave anticomunista dell’epoca, influenzando tutta la letteratura fantascientifica degli anni ’50, zeppa di titoli a loro volta pieni di riferimenti e allegorie della dittatura rossa, del condizionamento mentale e degli altri topos della propaganda antisovietica: pensiamo al Villaggio dei Dannati, Blob, La Cosa da un Altro Mondo, Io sono Leggenda e molti altri, di qualità più o meno alta ma comunque appartenenti nelle loro prime release alla categoria dei B-movie per antonomasia.

La fattoria degli animali
La fattoria degli animali

L’attualità della Fattoria, è peraltro fuori discussione: non tanto nella chiave di lettura anticomunista ma in quella più generale di documento contro tutti i totalitarismi, dei quali si nota anche la genesi di tratti distintivi comuni quali la corruzione.

Più interessante ancora, però, è la presentazione di come la Storia venga distorta dai vincitori: gli eventi vengono letteralmente riscritti a seconda delle esigenze dei maiali, esattamente come i neofascisti tentano di fare con la figura di Benny Mussolini, o i negazionisti con la Shoah. Il passato viene rappresentato peggiore della realtà, in modo così da stemperare le brutalità compiute dai maiali. Questi, attraverso gli strumenti della propaganda e della dittatura, ossia manipolazione delle emozioni, disinformazione, controllo del cibo, soppressione dell’istruzione manipolano gli altri animali al punto che questi innalzano Napoleon al rango di semidio (e del resto il culto della personalità, possibilmente di basso profilo e belluina, è caratteristica sia delle menti semplici che dei regimi dittatoriali, i quali non potrebbero esistere senza le prime).

1015764_10201382446231719_1403303454_o (1)La riscrittura della Storia tornerà prepotentemente in 1984: ovviamente, essa è possibile in quanto gli animali credono ciecamente alla propaganda proprio perché incapaci di filtrare le informazioni che vengono loro propinate dal regime: «when a government lies to a people/and a Country has drift into war», canta Jackson Browne. Il popolo dei milioni di analfabeti funzionali non è nato per niente, la disintegrazione della scuola e l’assalto a materie basilari come la Storia neppure, e nemmeno la politica dei piccoli passi che ci porta ad accettare gradatamente soprusi e illegalità, come spiega Chomsky: ma se uno crede che Chomsky sia una nuova barretta al caramello, la lotta al totalitarismo è persa in partenza.

Così, in un tempo nemmeno troppo lontano, rischiamo che La Fattoria degli Animali venga presentata come una bella fiaba, o peggio sottoposta a 451 gradi fahrenheit.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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