Lezioni d’Arte – Magritte, il padrone dell’umorismo e delle contraddizioni

0 15.467

Difficile pensare che quel signore composto, che ci appare nelle fotografie o nei video dell’epoca, vestito di tutto punto con camicia e cappello, possa essere l’autore irriverente e stravagante del surrealismo. Stiamo parlando di René Magritte (Lessines, 21 novembre 1898 – Bruxelles, 15 agosto 1967), una personalità determinante del Novecento, distintosi dal resto dei surrealisti per la sua arma vincente: l’umorismo.

Magritte

La sua capacità di ribaltare ogni situazione, di osservare tutto con occhi diversi, deriva sicuramente dall’esperienza personale di quella che fu la sua vita, trasformando il negativo in positivo, il dolore in ironia fu la sua grande capacità. Il pubblico non si aspetta le immagini che scaturiscono dalla sua mente e in questo modo l’obiettivo dell’artista viene centrato: stupire, far riflettere, sorprendere.

Il pittore surrealista sembra un burattinaio, gli uomini anonimi vestiti di nero e con la bombetta le sue marionette. Sono, infatti, i protagonisti di moltissimi suoi dipinti, piovono dal cielo, hanno il viso coperto da colombe, da mele, da una pipa, a volte sono di spalle, altre se ne vanno a spasso.

Il figlio dell’uomo (1964) è un suo autoritratto, l’artista nasconde il viso dietro una mela. Magritte è una contraddizione vivente. È un artista irriverente e stravagante ma dal suo aspetto non si direbbe affatto. Mantiene gli abiti anonimi e borghesi, come l’abito scuro quasi funereo e la bombetta, trascorse tutto il resto della vita con sua moglie Georgette senza partecipare alle scorribande del resto del gruppo. Una quotidianità quasi anonima, che non riscontriamo affatto nella sua arte.

il_figlio_delluomo_19641La mela verde ritorna spesso, si ingrandisce a dismisura o decide di mettersi in maschera. Nel dipinto serve a nascondere il volto dell’uomo, la realtà. Questo per indicare la tendenza degli uomini di cercare sempre quello che c’è oltre, che non vediamo. Ogni cosa visibile ne nasconde sempre un’altra. L’opera di Magritte è un teatro meraviglioso. Più che dipinti i suoi sono pensieri tradotti in immagini. Già il titolo è evocativo, è una poesia che quasi sempre non descrive l’immagine ma stupisce ed evoca qualcos’altro.

Ma chi è quest’uomo? È il suo soggetto preferito. È ritratto di tutto punto lì difronte a noi quindi esiste ma nessuno può conoscere veramente chi sia. L’uomo appare perché ha un volto, sempre visibile, ma tutto il mondo che ha dentro di sé non potrà mai essere visto e così la sua vera identità è sempre inafferrabile.

La nostra mente può creare immagini liberamente, associazioni improbabili. Così in Magritte il quotidiano diventa inconsueto. È il surrealismo: non esiste alcuna logica o razionalità, solo poesia.

La mente ama l’ignoto. Ama le immagini il cui significato è sconosciuto, poiché il significato della mente stessa è sconosciuto.

I dipinti di Magritte sono evocativi, sono giochi di parole e immagini, visioni tra sogno e realtà, contraddizioni. Sono bizzarre, sono stravaganti, sono criptiche. È la mente che deve giocare con ciò che osserva. Sembra tutto un grande gioco. In realtà il grande messaggio dell’artista belga è quello di liberare la mente dalle costrizioni umane. Liberare la fantasia, dimenticare le convenzioni, il significato comune e interrogarsi sulla realtà in cui tutto è relativo, tutto può avere un nuovo significato.
A volte sembra che l’assurdo sia possibile. Prendere la vita con ironia, osservare il mondo con gli occhi innocenti di un bambino, con gli occhi della meraviglia, pensare che tutto sia concepibile… è questo quello che ci resta dopo aver osservato le opere di René Magritte.

Io vivo nello stesso stato di innocenza, come un bambino che crede di poter allungare la mano dal suo cappotto e toccare un uccello nel cielo.

 Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.