Ricordando Domenico Modugno, o Mr. Volare

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«Ma che pazzia è questa canzone? Non ha stile, non esiste!», esclama indignato il Maestro Gorni Kramer. È il 1958: al Festival di Sanremo si presenta un certo Domenico Modugno, il primo cantante ad interpretare sul palco della rassegna un brano che lui stesso ha scritto, in collaborazione con Franco Migliacci. È una decisiva scossa alle fondamenta della musica leggera del nostro paese, «una rottura di quel clima di artificio nel quale naviga, grazie agli interessi delle case discografiche ed editrici, e alla scarsa preparazione di buona parte di autori e cantanti, la canzone italiana», come affermava Arturo Gismondi sull’Unità il primo febbraio dello stesso anno. È un trionfo immediato, travolgente e inaspettato. La favorita Nilla Pizzi, emblema della tradizione, deve accontentarsi del secondo posto. L’ondata di novità arriva da un cantastorie nato il 9 gennaio del 1928 a Polignano a Mare, in provincia di Bari, che fino a quel momento era stato autore di un repertorio canoro quasi esclusivamente in dialetto salentino e  siciliano. Il titolo di quella canzone “che non poteva esistere” è Nel blu dipinto di blu, ma diverrà universalmente conosciuta come Volare. Ad eseguire quel brano in coppia con Modugno è un giovane Johnny Dorelli, che diverrà uno dei volti più riconoscibili della televisione italiana negli anni Sessanta.

Naturalmente, numerose sono le leggende che circondano l’origine di Nel blu dipinto di blu. Forse Modugno ebbe l’ispirazione una mattina mentre osservava il cielo azzurro dalla finestra della sua casa di piazza Consalvi a Roma, o forse l’idea venne a Migliacci grazie al quadro Le coq rouge di Marc Chagall; forse, il verso «Di blu m’ero dipinto» venne pronunciato da uno dei due autori durante una passeggiata nei pressi di Ponte Milvio e da lì si sarebbe poi sviluppato il resto del testo. Ma, alla fine, a nessuno  importa davvero come sia nata questa canzone. Non appena esplode il ritornello, Modugno spalanca le braccia e conquista tutti. Ed è solo l’inizio. La canzone si classifica terza all’Eurovision Song Contest e si aggiudica, sempre nel 1958, ben tre Premi Grammydisco dell’anno, canzone dell’anno e miglior interprete del 1958. Nel blu dipinto di blu diventa la canzone italiana più famosa nel mondo, arrivando a vendere oltre 22 milioni di copie: è tuttora tra i primi dieci singoli più venduti nella storia della musica. Insomma, è forse la canzone che più rappresenta la nostra nazione, ancora oggi. Modugno sbarca in America: si esibisce all’Ed Sullivan Show ed intraprende un lungo tour che tocca, tra le tante città, Boston, Buffalo, Los Angeles e New York dove, il 18 settembre, canta alla Carnegie Hall. Per gli americani, Domenico Modugno è ormai Mr. Volare. Il 45 giri rimane primo nella hit parade americana per ben tredici settimane consecutive – un record tuttora ineguagliato per un disco italiano.

Festival di Sanremo 1966: Domenico Modugno e Gigliola Cinquetti

Cantante, compositore, musicista, ma non solo: Domenico Modugno iniziò la propria carriera artistica anche – anzi, soprattutto – in veste di attore. Vinse infatti una borsa di studio al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dove conobbe Riccardo Pazzaglia – il suo primo coautore – e Franca Gandolfi, aspirante attrice come lui, che diventerà sua moglie. Nel 1960 è nel cast di Appuntamento a Ischia con Mina e gli allora sconosciuti Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, ma il successo arriva l’anno successivo, con la commedia musicale Rinaldo in campo di Garinei e Giovannini – realizzata in occasione delle celebrazioni per i cento anni dell’Unità nazionale – di cui è il protagonista, oltre che l’autore delle musiche.

I successi musicali di Modugno, però, non terminano in quell’incredibile 1958: partecipa a undici edizioni del Festival di Sanremo, vincendolo quattro volte, un record che gli appartiene ex aequo con Claudio Villa. Dopo Nel blu dipinto di blu, l’anno successivo trionfa con Piove, ancora con Johnny Dorelli, nel 1962 rriva la terza vittoria, in coppia proprio con il “rivale” Claudio Villa (Addio… addio…) e nel 1966 celebra un altro successo, stavolta insieme a una partner femminile, Gigliola Cinquetti, grazie a Dio, come ti amo. Modugno, inoltre, entra in contatto con l’élite letteraria di quegli anni, collaborando con Salvatore Quasimodo, che gli “presterà” le sue due poesie Ora che sale il giorno e Le morte chitarre, e Pier Paolo Pasolini, autore del testo della canzone Che cosa sono le nuvole. L’artista pugliese non si ferma e, tra alti e bassi, continua ad incidere, a comporre e ad esibirsi in qualità di cantante e attore – nei teatri, in televisione, al cinema – manifestando tutta la sua poliedricità e la sua carica istrionica; fino alla fine degli anni Settanta, quando i problemi di salute inizieranno ad avere il sopravvento.

Il  6 agosto ricorre l’anniversario della scomparsa di Domenico Modugno, morto nel 1994, dopo aver dedicato gli ultimi anni della sua vita alle battaglie sociali e alla politica, simpatizzando in particolare per il Partito Radicale. Lo ricordiamo con Meraviglioso, quella canzone che nel 1968 fu eliminata dalla giuria selezionatrice del Festival di Sanremo, ma che forse era più che degna di essere presa in considerazione. E, chi lo sa, magari Modugno avrebbe vinto. Di nuovo.

Meraviglioso

ma come non ti accorgi

di quanto il mondo sia

meraviglioso

Meraviglioso

perfino il tuo dolore

potrà apparire poi

meraviglioso

Ma guarda intorno a te

che doni ti hanno fatto:

ti hanno inventato

il mare…

Lorena Alessandrini per MIfacciodiCultura

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