A Mosca c’è un ristorante dedicato, con musica e arte, al dottor Živago

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Quando Boris Leonidovič Pasternak nel 1957 pubblicò Il dottor Živago, non si sarebbe mai aspettato che alcuni anni dopo a Mosca gli avrebbero dedicato anche un ristorante.

Credo che non ti amerei tanto se in te non ci fosse nulla da lamentare, nulla da rimpiangere. Io non amo la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti, non hanno inciampato. La loro è una virtù spenta, di poco valore. A loro non si è svelata la bellezza della vita (Boris Pasternak, “Il dottor Živago”)

Probabilmente è una di quelle bizzarre manifestazioni d’apprezzamento, esprimente una devozione per il metodo di scrittura e presumibilmente osannante la passione estremamente sensibile che accompagna Živago durante le sue peripezie. Eppure, forse all’epoca Pasternak non avrebbe scommesso su tali manifestazioni d’identità condivisa, in quanto nonostante egli vinse il Nobel nel 1958 con Il dottor Živago, non potè ritirarlo poichè accusato di tradimento. Venne escluso dall’Unione degli scrittori e quasi espulso dalla Russia, eppure oggi il ristorante è una piccola riproduzione artisticamente veritiera che ritrae fedelmente la vita di quella Mosca che lo scrittore raccontò con tanta dovizia di particolari.

Ci fu un tempo in cui un la Rivoluzione d’Ottobre e l’acerbo scontro tra Bianchi e Rossi erano i protagonisti d’ogni giorno, e nel ristorante si respira ogni sussurro riassuntivo di quei giorni e di quelle pagine, con raffigurazioni che tinteggiano sinteticamente ma con una delicatezza di colori pregna di sensibilità ogni cimelio di antiche memorie letterarie e storiche. Le donne hanno abiti lunghi e un fazzoletto in testa, gli uomini si vestono elegantemente mentre i più piccoli scorrazzano per le strade con abiti da gioco, circondati da un’ingenuità discreta e particolare. Fu tra questi schizzi di passato che Zivago visse e morì tristemente, per sempre innamorato della sua Lara.

Oggi, con la Rivoluzione d’Ottobre e alle spalle tutti i moti che ne seguirono, talvolta capita ancora nella stregante Mosca di rievocare alcuni strascichi nostalgici e lamentosi di quei tempi addietro solo nel conteggio degli anni: la chiesa ortodossa Nikitniki oppure l’esuberante San Basilio rilasciano una canzone o una nenia che risuona con la sua gran voce lugubreggiante, da cui prendono il volo fantasmi in cerca di serenità, mentre un piatto scintillante bordato di rosso e nero viene servito presso il ristorante Il dottor Živago di fronte al Cremlino.

L’uomo nasce per vivere, non per prepararsi alla vita (Boris Pasternak, “Il dottor Živago”)

Omar Sharif e Julie Christie in una scena del film

Qui si può rivivere l’atmosfera narrata abilmente da Boris Pasternak e la medesima trasfigurata in chiave cinematografica da David Lean, con protagonisti Omar Sharif e Julie Christie. La Russia dell’epoca, divisa tra i Russi Bianchi e l’Armata Rossa, riecheggia tintinnante nei bicchieri e nelle porcellanose stoviglie del ristorante, che hanno ripreso quei colori rivoluzionari e ribelli conferendogli un’umanità moderna ben lontana dai tempi addietro. Per una colazione, un pranzo o una cena in cui ritrovarsi improvvisamente in un romanzo, confortato però dalle comodità del presente, Il dottor Živago è il luogo incantato più adatto.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

 

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