Into the wild: il concetto di libertà dai greci a Christopher McCandless

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On bended knee is no way to be free
Lifting up an empty cup I ask silently
That all my destinations will accept the one that’s me
So I can breath (Eddie Vedder, “Guaranteed”)

Il concetto di libertà subisce un’evoluzione, come avviene per le capacità che vanno affinandosi con l’esperienza, oppure accade che anch’essa, analogamente alle emozioni primordiali e immutabili, sia avvertita sempre nella medesima maniera nell’evolversi dei tempi?

  • Aristotele
    Libertas, una condizione in cui la volontà approda a determinate azioni/ non azioni in conformità del proprio volere, in vista di determinati obiettivi e modalità d’azione. Uno dei più grandi maestri dell’antichità, Aristotele, nella Politica sostenne che l’uomo esercita una libertas, e lo fa quotidianamente entro le gerarchie fisiche e sociali della comunità che egli stesso ha creato. Nello specifico, l’uomo nella sua natura ha insita la capacità costruzionistica, la quale ha liberamente spinto l’essere ad aggregarsi in famiglie, che poi si sono raggruppate e hanno creato dei villaggi, per poi dar vita a delle polis, organizzate nel dettaglio con regole precise e punizioni annesse.

Se sulla terra prevalesse l’amore, tutte le leggi sarebbero superflue (Aristotele)

La libertà consiste dunque infine nell’organizzazione della società in regole: qui, e non meramente nella libertà orientata al sentimento, in questo moto perfetto di non casualità e confezionamento delle azioni risiede il massimo grado di libertas ordinata. Epicuro e Lucrezio, invece, sostennero il clinamen, ossia:
«Che la mente in tutto ciò che compie non abbia una necessità interna, che non sia sconfitta e costretta a sopportare, ciò nasce proprio dalla piccola inclinazione [clinamen appunto] degli elementi che avviene in un momento e un punto indeterminati».
Il clinamen (in origine Epicuro lo definì parenclisi nel De rerum natura) rappresenta cioè una deviazione, uno spostamento anche minuscolo rispetto a un andamento lineare. Questo dettaglio motorio, sia esso un pensiero genuino propenso alla rivoluzione o uno sbrilluccichio nei porti notturni che funge da epifania, rappresenta la libertà.

Libertas come primordio di distanza, allontanamento dalle masse copiosamente unite nella mediocrità. Probabilmente inconsapevolmente fedele al clinamen, Chris McCandless agì in conformità alle sue anti-regole, quando ad appena 20 anni decise di abbandonarsi totalmente a un viaggio Into the wild, che l’avrebbe portato alla morte qualche anno dopo.

Ti sbagli se pensi che le gioie della vita vengano soprattutto dai rapporti tra le persone. Dio ha messo la felicità dappertutto, è ovunque, in tutto ciò di cui possiamo fare esperienza. Abbiamo solo bisogno di cambiare il modo di vedere le cose (Chris McCandless)

Chris McCandless

Soli e selvaggi in compagnia di se stessi, con i propri desideri e le paure indicibili. Questo è Supertramp, l’alter-ego di Chris, e pare quasi rispondere in prima persona alle teorie aristoteliche, che in base alla libertas avevano visto l’uomo interagire e organizzarsi in un comune progetto. Per Supertramp la libertà è realmente ovunque, purchè si rimanga in costante dialogo sincero con la propria alma. Ogni angolo di città affollata, mare sabbioso, montagna gelata, cielo stellato, fantasia trasognata racchiude un’opportunità per «vivere soltanto vivere, in quel momento in quel luogo. Senza mappe, senza orologio senza niente». Forse, citando un altro massimo esponente della libertà americana, aveva ragione Jack Kerouac, quando di fronte all’evoluzione del tempo e alle concezioni di ricerca della libertà che variano in funzione dei luoghi e delle persone presenti, sentenziò semplicemente: «Mi sentivo libero e percià ero libero».
Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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