I Preraffaelliti in mostra: ecco tre buoni motivi per scoprirli

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La mostra dedicata ai Preraffaelliti attualmente in corso a Palazzo Reale, ha da subito suscitato qualche divisione tra gli addetti ai lavori, tra chi ne è rimasto entusiasta, e chi (forse perchè si parla di una corrente artistica poco nota), non ha ben capito in cosa, gli aderenti al movimento, si differenziano dagli altri artisti.

Beata Beatrix, di Dante Gabriele Rossetti. Nel dipinto si scorge l parallelismo tra la morte di Beatrice, e la morte dell’amante dell’artista, attraverso dei riferimenti simbolici

Chi vi scrive aderisce alla parte che è rimasta piacevolmente colpita dall’esposizione, e qui si vogliono esprimere tre buoni motivi per andare a vedere la mostra e godere dei capolavori che provengono (per la maggior parte) dal Tate Museum di Londra.

1) La scoperta di un nuovo movimento artistico: indubbiamente, questo è un movimento che non viene studiato o approfondito nelle scuole, perchè -forse a causa anche della sua brevità- è ritenuto essere una corrente minore, rispetto almeno ai grandi “blocchi artistici” come quelli dell’arte medievale, rinascimentale, romantica, d’avanguardia…. eppure, anche questa corrente -come tutte le altre- ha una sua storia. A cominciare dal nome, che chiarifica fin dal principio l’intento principale dei suoi artisti ; coloro che fanno parte del movimento Ottocentesco, vogliono riportare l’arte al livello che vigeva prima di Raffaello, secondo loro responsabile di aver sacrificato il bello e l’autentico dell’arte, in nome di un’idealizzazione eccessiva che riduce l’atto pittorico a puro e sterile formalismo accademico. Va però precisato che secondo alcune scuole di pensiero, il movimento più che con Raffaello, ce l’aveva con i seguaci del maestro urbinate,  veri colpevoli di questo eccesso di disciplina e regolamentazioni, a discapito dell’indomabile genio artistico che mal aderisce a regole e formalismi.

2) La bellezza di una corrente artistica che da sola, ne unisce insieme delle altre, sintetizzando alla perfezione il meglio del movimento decadentista, romantico, medievale e simbolista. In ogni dipinto vi è almeno un elemento simbolico, rivelatore di uno stato d’animo o di una verità nascosta, che chiarifica il significato dell’opera. I soggetti sono sempre accompagnati da un’aura “cupa, misteriosa” come è tipico del movimento decadentista, che serve a sottolineare e a far emergere il lato più profondo delle sensazioni legate all’inconscio, alla sfera del non percepibile. Del movimento romantico ci sono senza dubbio colori e tecnicismi; in particolare lo sfumato, l’effetto nebuloso che troviamo  nei paesaggi di Friedrich come nella natura dell’Ofelia, proiettano lo spettatore nel mondo dello spleen tanto caro all’arte e alla letteratura Settecentesca. Di medievale c’è senza dubbio invece la resa brillante dei colori, la perfetta resa anatomica e la maniacale attenzione al particolare.

3) I temi: non si tratta di una corrente monotematica, ma molto varia; troviamo amori tormentati, morte, scene religiose, natura, femmes fatales. Gli  amori tormentati meritano uno spazio a loro dedicato perchè sono quanto di più poetico si possa ammirare. Amori traditi, amanti tormentati, il fantasma di un amore perduto che riemerge dall’oltretomba solo per un bacio (come nel caso del dipinto La tomba di Artù) .

E poi ancora plurimi omaggi all’amore platonico tra Dante e Beatrice, i tormenti all’inferno di Paolo e Francesca. Le scene religiose sono trattate in modo innovativo rispetto all’iconografia medievale: troviamo per esempio un Cristo vestito con un saio che segue i dettami della “moda” vittoriana, o la rappresentazione della “parabola della pentola che bolle”, che lascia trasparire uno straordinario individualismo introspettivo del protagonista, che poco si addice alla dimensione religiosa tradizionale in cui a dominare è lo spiritualismo.

Paolo e Francesca (con Dante e Virgilio nel mezzo) dipinti da Dante Gabriele Rossetti,

Probabilmente, la spiegazione a questa rappresentazione laica della religiosità è da ascrivere alla tradizione protestante inglese che di fatto, allontana l’artista dalla pura dimensione spirituale e religiosa tipica invece dei soggetti biblici italiani. La natura, incantata, selvaggia, simbolica o semplicemente matrigna come la definirebbe Leopardi, viene rappresentata in tutte le sue sfaccettature, mentre non mancano accenni alle femmes fatales così intese quando si parla di streghe o semplicemente amanti pericolose o così potenti sull’uomo, da essere viste come demoniache.

La mostra dei Preraffaelliti -amore e desiderio- è assolutamente da vedere, perchè apre davvero le porte ad un mondo inedito che merita di essere scoperto ed apprezzato. Lievemente alto il prezzo del biglietto, ma per questi capolavori ne vale la pena.

In copertina: La dama di Shalott, dipinta nel 1888 da John William Waterhouse, oggi conservata al Tate Museum

Ilenia Carbonara per MIfacciodicultura

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