Entrevaux: è in Provenza il borgo stregato che riporta al Medioevo

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Venne edificata da Vauban nel 1690 e da allora Entrevaux osserva la valle del Var con sguardo scrupoloso e interessato: sono tanti i visitatori che ogni anno si recano sul posto per visitarne ogni particolare, tra le strette stradine medievali e i punti strategici a strapiombo sul fiume.

Ci sono solo 958 abitanti a Entrevaux, parola che significa “paese nella valle”: la città è infatti inglobata nei meandri del verde, anche se i colori che la circondano sono tanti, tutti evocanti l’ebbrezza cangiante del viola della lavanda e dei soli provenzali tinti di nero dalla troppa calura. Occorre varcare le porte fiabesche in marrone antico e ritrovarsi spettatori perduti, che come antichi viaggiaotori dispersi nel tempo si ritrovano in un’epoca diversa da quella presente. Si può visitare le musée de la moto ancienne ma soprattutto è lecito lasciarsi andare e perdere tra le stradine di pietra sussurranti segreti di ieri.

Con parole richiamanti le vibrazioni di Tolkien, un’autrice descrive così la Provenza e quello che i sensi possono catturarne avidamente, con sincera gioiosità:

L’assordante
stridore delle cicale
richiamo d’amore
vibrante canzone.

Paesini ridenti
dolci sentieri
ombrosi pendii
luoghi incantati

(Maria Gioia Benacquista)

Poco distante da Nizza, Entrevaux è arroccata fino alle stremo su uno sperone di roccia e da lì, con il castello alla sommità, s’erge indisturbata e gode di una vista d’incanto. Il percorso per giungere al castello non è difficoltoso ma piuttosto impervio, anche se la salita è ricompensata dallo splendore che solo le grandi altezze possono garantire. Ci si ritrova uditori nel silenzio di remoti pensieri o scongiuri di amanti dichiaratisi lì tra le torri, e al contempo s’avverte ancora il sussulto sotterraneo dei prigionieri nelle segrete della roccaforte.

Entrevaux permette di lasciarsi trasportare indietro nel tempo semplicemente camminando, salendo e scendendo tra le ombre e i riflessi di quel piccolo paesino anche troppo poco sconosciuto in confronto alla beltà che regala a chi, ramingo, vi approda di passaggio in cerca di una birra ghiacciata in piena estate.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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