Giethoorn: la “Venezia Verde” Paesi Bassi che fa a meno delle strade

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Osservandone le fattezze, il richiamo a Tolkien e alle piccole dimore degli Hobbit è istintivo, eppure lì si avevano le strade mentre a Giethoorn sono del tutto assenti.

Tuttavia dietro l’angolo ci può aspettare, una nuova strada o un cancello da varcare (J.R.R. Tolkien)

Dunque al massimo ci si può aspettare qualche cancello, ma di strane nemmeno a parlarne. Giethoorn è un piccolo villaggio dei Paesi Bassi che conta oggi 2600 abitanti, discendenti di coloro che nel lontano 1200 trovarono rifugio in quest’antro verde semi disabitato per sfuggire alle persecuzioni di stampo religioso. La setta dei Flagellanti si chiamava, e furono gli adepti di tale gruppo a gettare le basi al piccolo e defilato Eden in cui ci si può recare per respirare un’aria diversa, lontana e differente dal caos frenetico delle grandi grigie città, tinteggiate di Pioggia, vapore e velocità tipici di un quadro di William Turner. Non a caso, Giethoorn è chiamata “La Venezia Verde”: partendo dal parco naturale De Wieden, le casette si espandono mirabilmente nello spazio contornato di vegetazione, e per andare a visitare un amico che abita di fronte non si può che usufruire delle piccole imbarcazioni che agevolano il movimento.

La Via prosegue senza fine lungi dall’uscio dal quale parte. Ora la Via è fuggita avanti, devo inseguirla a ogni costo rincorrendola con piedi stanchi sin all’incrocio con una più larga dove si uniscono piste e sentieri. E poi dove andrò? Nessuno lo sa (J.R.R.Tolkien)

Per il resto ci si muove a piedi, oppure si utilizzano delle biciclette. Per chi volesse visitare Giethoorn da Amsterdam, la città permette offre il ‘t Olde Maat Uus, testimonianza diretta, tramite cimeli e fotografie, di quello che era lo stato della cittadina nel secolo scorso. Vi è poi un museo del mare, chiamato Gloria Maris, in cui si possono incontrare le onde blu e i suoi abitanti. Per gli appassionati di biciclette e per chi si ritrova a sognare gli antichi inventori intenti a realizzare i prototipi del velocipedi, deve recarsi all’Histomobil. Avendone la possibilità e trovandosi nei paraggi, questa piccola cittafina sconosciuta ai più offre grandi prospettive di fantasiosi “collegamenti” d’idee.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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