Karl Popper e il falsificazionismo: l’attualità nelle congetture

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Quanta attualità possiedono il pensiero e la filosofia di Karl Popper? Non siamo infatti immersi nel suo modo di procedere quanto andiamo avanti per tentativi ed errori, e quindi per congetture confutazioni? Questa attualità non troppo velata della filosofia popperiana fa comprendere quanto la filosofia in generale non sia affatto lontana dalla vita quotidiana. La filosofia è in tutto ciò che facciamo, sentiamo, diciamo e come vedremo, nel modo di procedere.

Karl Popper e il falsificazionismo: l'attualità nelle congetture

Karl Popper è nato a Vienna il 28 luglio del 1902, da genitori ebrei assimilati, ed è morto nel Regno Unito, nel Kenley il 17 settembre 1994. Nel 1928 si laurea in filosofia ed entra in contatto con alcuni esponenti del Circolo di Vienna che lo spingono a scrivere un libro che contenga le proprie idee: nel 1934 pubblica Logica della scoperta scientifica. Nel 1937 emigra in Nuova Zelanda, dove gli viene offerta una cattedra e nel frattempo stringe amicizia con il filosofo Eccles. Tra i vari libri che ha pubblicato, durante la guerra, quelli che si ricordano maggiormente sono: Che cos’è la dialettica?, pubblicata nel 1940, Miseria dello storicismo, tra il 1944-45 e nel 1945 La società aperta e i suoi nemici. Nel 1946 si trasferisce in Inghilterra e nel 1949 ottiene la cattedra di Logica e metodologia scientifica.

Karl Popper è il filosofo che sviluppa una teoria delle teorie scientifiche nell’opera del 1934. Nello specifico Popper sostiene – con ragione – che le teorie scientifiche sono costituite da asserzioni universali a cui si arriva attraverso un processo di induzioni, quindi partendo da asserzioni singolari fino a quelle universali. Popper qui solleva lo stesso dubbio di Hume: queste asserzioni singolari possono però giustificare quelle universali? Risponde negativamente a questo quesito, ma in questo modo potrebbe incappare nel problema di eliminare la distinzione tra la scienza e la metafisica. Occorre – secondo Popper – individuare un criterio che permetta di accogliere all’interno delle scienze empiriche anche asserzioni che non possono essere verificate. Al posto del criterio di verificazione, che era il criterio di demarcazione adottato tra i positivisti con cui distinguevano le scienze empiriche dalla metafisica, Popper parla di un metodo dei controlli per cui solo un sistema, che può essere controllato dall’esperienza, può dirsi scientifico. L’unico criterio di questo metodo è la falsificabilità. Quest’ultima non distingue tra ciò che ha senso e quello che non ne ha: le asserzioni universali, le teorie, non derivano da asserzioni singolari, ma queste possono controllarle. Queste asserzioni singolari sono le asserzioni base che hanno la forma di asserzioni singolari esistenziali. Popper sostiene che una teoria è falsificabile se la classe di tutte le asserzioni base con cui è in contraddizione non è vuota. I falsificatori potenziali sono le asserzioni base vietate dalla teoria e tanti son, quanto più una teoria vieta. Per scegliere tra varie teorie si deve dunque tener conto del grado di falsificabilità che consiste nel numero dei falsificatori potenziali. La teoria va quindi corroborata per testare il grado di veridicità, solo così si può capire se una teoria è vera o meno, non basta dunque il principio di verificazione adottato dai neopositivisti.

Karl Popper (1902-1994)

Sempre distanziandosi dai neopositivisti, Popper sostiene che le scienze non si poggino su qualcosa di assoluto. Paragona infatti le teorie scientifiche a edifici costruiti su delle palafitte che si innalzano sopra una palude: nel momento in cui ci si arresta a una teoria è perché si crede di avere sostegni abbastanza stabili per il momento e non perché si crede di aver trovato un terreno stabile. La “lotta” tra le teorie scientifiche, viene considerata da Popper come una lotta darwiniana in cui sopravvive quella che si rivela più adatta, quella quindi che resiste maggiormente al processo di corroborazione. Il filosofo Popper sostiene la fallibilità della conoscenza umana, sostenendo che si parte sempre da congetture per risolvere dei problemi. Queste vengono poi sottoposte a dei controlli, nello specifico a delle confutazioni che potrebbero portare ad ulteriori problemi che però permettono di affinare maggiormente la teoria di partenza.

Interessante è la concezione dei tre mondi che Popper elabora nell’ultima fase della sua riflessione, nel saggio Conoscenza oggettiva. Secondo il suo pensiero, una teoria scientifica per poter essere criticata deve essere formulata in termini oggettivi, quindi deve fare parte del mondo tre che è proprio il mondo dei contenuti oggettivi del pensiero, diversi dagli stati di coscienza del mondo due. L’altro mondo, il mondo uno è invece quello degli oggetti fisici. Questi mondi – secondo il suo pensiero – sono irriducibili l’uno all’altro, ma possono comunque interagire tra di loro.

David Hume (1711-1776)

Tutte queste riflessioni popperiane, specialmente quelle legate alle teorie scientifiche, sono utili per esaminare le teorie sulla società specialmente nel delicato periodo che stava vivendo il mondo in quegli anni: la seconda guerra mondiale. Da queste riflessioni la famosa distinzione tra la società chiusa caratterizzata dal predominio della totalità del corpo sociale sui singoli individui, e la società aperta, aperta alla discussione critica che presuppone la consapevolezza di vivere in una società imperfetta. Da qui giunge a ritenere che la democrazia liberale sia la forma di governo migliore, perché permette che il governo venga di volta in volta sostituito senza violenza.

Se oggi rivalutassimo il metodo di procedere popperiano, per tentativi ed errori, per congetture e confutazioni, ma soprattutto con la voglia di falsificare con senso, con umiltà e voglia di scoprire davvero la verità, forse le cose migliorerebbero.

Vanessa Romani per MIfacciodiCultura

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