Alexandre Dumas figlio e la sua Marguerite, signora delle camelie

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Quando l’esistenza ha contratto un’abitudine come quella del mio amore, sembra impossibile che quell’abitudine s’interrompa senza inaridire, allo stesso tempo, tutte le altre energie vitali.

camelieAlexandre Dumas figlio è stato figlio, per l’appunto, disconosciuto per i primi sette anni della sua vita. Infatti, nacque il 27 luglio 1824 nella provincia parigina ma soltanto nel 1831 i genitori, ovvero Alexandre Dumas padre e la madre Catherine Laure Labay lo riconobbero come tale. Nonostante le traversie legali a proposito dell’affidamento e della sua custodia, Dumas figlio ereditò dal padre lo stesso talento artistico e letterario, infatti fu drammaturgo e scrittore proprio come lui, e se Dumas padre ottenne straordinario successo grazie a Il conte di Montecristo e I tre moschettieri, il nostro autore in questione lo ottenne grazie a La signora delle camelie.

La signora a cui piacciono le camelie pare essere esistita veramente. Il suo nome era Marie Duplessis, una donna con cui Dumas ebbe una relazione durante l’anno 1844, e, appunto, ispirò l’opera che è stata scritta nel 1848, un anno dopo rispetto alla morte di lei.

Era alta e sottile, scura di capelli, il viso rosa e bianco. Aveva la faccia minuta, occhi allungati di smalto, come una giapponese, ma vividi e fieri, le labbra d’un rosso ciliegia, i più bei denti del mondo.

filmIn tal modo Alexandre Dumas figlio ricorda l’esatto incontro con Marie. Una donna, dunque, la cui personalità da femme fatale si riconosce subito: durante la sua epoca era famosa, infatti, per dilapidare velocemente i patrimoni degli amanti che frequentava. Insomma, quella sera al Teatro Variétés di Parigi (luogo per l’aristocrazia della galanteria) gli occhi di Dumas si scontrarono irrimediabilmente con quelli della donna facoltosa e ciò segnò indubbiamente l’avvento ancora atteso della fortuna artistica e, più da vicino, la vita sentimentale dello stesso autore.

Dumas figlio narra in prima persona, è sia voce narrante sia personaggio e attua l’espediente di un libro ritrovato, appartenuto alla cortigiana di cui si parla. Nel romanzo le camelie sono bianche per venticinque giorni al mese e rosse per i restanti cinque: il perché è dato dal fatto che la donna protagonista, il cui nome nella storia è Marguerite Gautier, sia una cortigiana, una prostituta d’alto bordo. Perciò il candore dei fiori rappresenta la sua disponibilità per i clienti che sono attratti da lei. Essendo protetta da un duca che riveste per lei l’esclusiva ammirazione a causa del ricordo della figlia defunta, Marguerite gode del privilegio di frequentare gli Champs-Elysées, i teatri e i luoghi d’alta classe della vita mondana parigina. Insomma, la donna è disposta a concedersi a tutti coloro che sono in grado di soddisfare la sua voglia di lusso e il suo qualsivoglia capriccio. Apparentemente ricorda quasi la giovane prostituta siciliana della novella del Decameron di Boccaccio, che si finge sorella del povero Andreuccio da Perugia, «disposta per piccol pregio a compiacere a qualunque uomo».

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La traviata

Armand Duval, ovvero la trasposizione letteraria dell’artista stesso, è completamente innamorato di Marguerite, e lei, per questa volta, è pressoché disposta a mettere in discussione tutto il lusso che fino ad allora era stata la sola cosa importante per lei. In tale comportamento possiamo notare il desiderio di rivalsa della donna, equiparabile alla volontà dello stesso scrittore a mettere in gioco se stesso dopo la già affermata carriera artistica del padre, quasi come a notarne la competizione. Il dramma sta nel fatto che Marguerite si trovi in profonde difficoltà economiche dal momento in cui non sa gestire le proprie spese e la vita agiata che ha sempre sostenuto; inoltre è ammalata di tisi, ma non vuole rivelare all’uomo che ama la verità, e ciò implica inevitabilmente sofferenza. In questa maniera si attua la redenzione dai suoi peccati: il sacrificio serve a farle comprendere tutti quei valori che in passato, nemmeno lontanamente, l’avevano attraversata.

La signora delle camelie ha ispirato a Giuseppe Verdi La traviata (1853), prima opera della trilogia composta da Il trovatore e da Il rigoletto, che inizialmente non ebbe il successo sperato. La protagonista nella lirica si chiama Violetta Valéry e presenta lo stesso fascino di Marguerite, e prontamente Alfredo Germont lo subisce. Facendo un confronto, Verdi decide di non ambientare il dramma nell’epoca a lui contemporanea, ma nel Seicento.

Io nulla dicevo, ma l’anima mia tutta mi pareva trasfusa nel cuore, e il cuore negli occhi.

In conclusione, quello che Alexandre Dumas figlio (che morirà nei pressi di Parigi il 27 novembre 1895) vuole trasmettere con la sua opera è proprio quanto testimonia questa citazione. L’amore di età romantica è un amore assoluto e per certi versi disinteressato, un amore che porta con sé un sacrificio inimmaginabile e instancabile. Un amore affascinante pari tanto quanto alla sua tragicità, che già prima della fine della vicenda ci aspettiamo, un po’ secondo le linee de I dolori del giovane Werther, sempre per rimanere in tema romantico. E sta a noi lasciarci trasportare o meno dalla sua dolcezza e dalla sua malinconia.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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