Addio al “lavoro in pelle” Roy Batty, l’ultimo dei rivoluzionari e dei Nexus 6: ci lascia anche Rutger Hauer

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E tutti quei film andranno persi nel tempo, ovviamente come lacrime nella pioggia. Perché rimarrà nella storia per un ruolo, quello del replicante Roy Batty in Blade Runner. E nell’ambito di questo ruolo, per una battuta, un breve monologo, per quanto straordinario, per quanto uno dei più belli, commoventi e significativi della storia del cinema e della cultura mondiale. Ma Rutger Hauer ha girato più di cento film, interpretando ruoli diversissimi al servizio di registi di fama e spessore mondiale, da Paul Verhoeven a Lina Wertmuller; ed entrando, ad onor del vero, nell’immaginario collettivo anche per il ruolo dalla sensualità romantica nella favola cavalleresca Ladyhawke. E la sua straordinaria empatia, la sensibilità attoriale lo portarono ad essere scelto da Ermanno Olmi per il capolavoro intimista La leggenda del santo bevitore; ma tanta abilità interpretativa gli consentì anche un terrificante ruolo da protagonista in uno dei thriller psicologici più crudi, quel The Hitcher – La lunga strada della paura che è diventato un caposaldo del genere grazie alla sua performance come psicopatico puro dal valore fortemente allegorico.

Rutger Hauer

Anche Rutger Hauer, in questo 2019, ci ha lasciato quindi: un 2019 che per lui era sicuramente significativo, visto che proprio in quest’anno è ambientato Blade Runner, quello di Ridley Scott, e registriamo appena che il passaggio è avvenuto il giorno 19, nonostante la notizia sia stata diffusa solo il 24. Nato in Olanda,  Rutger Oelsen Hauer (Breukelen, 23 gennaio 1944 – Beetsterzwaag 19 luglio 2019) era conosciuto nel suo paese per essere anche un attivista, impegnato in numerose cause per i diritti civili e ambientali, in particolare al fianco di Greenpeace.

Ladyhawke

E qui ritorniamo a Roy Batty. Perché al netto di un’esistenza lunga, variegata e ricca, non abbiamo dubbi che Rutger Hauer si sia guadagnato un posto nell’Olimpo grazie a quel singolo ruolo, non avesse per assurdo mai più recitato. Nel 2007, l’attore pubblicò un’autobiografia (che non ci risulta tradotta per ora in italiano, purtroppo) All Those Moments: Stories of Heroes, Villains, Replicants, and Blade Runners, dal che ci permettiamo di dedurre che lo stesso attore era ben conscio dell’iconicità del suo personaggio e dell’importanza del film, tanto che nel 2001 Hauer dichiarò: «Blade Runner non ha bisogno di spiegazioni. Semplicemente [è]. […] Non esiste niente di simile. Essere parte di un vero capolavoro che ha cambiato il modo di pensare del mondo. È magnifico».

The Hitcher

E Blade Runner, infatti è un film poliedrico, praticamente un tesseratto: ambientalismo, diritti civili, eugenetica, schiavismo, xenofobia, capitalismo sfrenato, sono un’infinità le tematiche importantissime. Per cui, ci arroghiamo il diritto di ritenere che Rutger Hauer non pensasse a Roy Batty quando scriveva di Villains: perché anche se ora, da più parti, abbiamo visto definire Batty come “antagonista”, il Nexus 6 è tutt’altro che un cattivo classico. Batty è un “doppio”, di Deckard ovviamente, è una figura dal simbolismo religioso marcatissimo (la colomba, le lacrime, il chiodo nella mano), è Spartaco che lotta per la liberazione di tutti gli schiavi, è una figura edipica e archetipica (l’uccisione del padre): tra una cosa discutibile e l’altra, è una figura alla ricerca di libertà e di sé.

Ma perché mai usare tante parole per descrivere la relazione di un attore col personaggio che interpreta? Rutger Hauer, secondo lo stesso Ridley Scott, è in realtà l’autore del monologo, autore di un’interpretazione, secondo cronache che non stentiamo a credere, che condusse alle lacrime la troupe che la vide dal vivo. E anche se poi Rutger Hauer scrisse nell’autobiografia di cui sopra di aver “solo” aggiunto «All those moments will be lost in time, like tears in rain», già questo basterebbe a farci capire quanto profondamente abbia sentito Hauer il personaggio di Roy Batty, epico nella sua grandezza del chiedere “più vita”, o almeno una vita.

«Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:
navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,
e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo,
come lacrime nella pioggia.
È tempo di morire»

Chissà se per salutarti hanno suonato Vangelis?

Addio, Rutger: il tuo è stato un «tempo bastante» per diventare indimenticabile.

 

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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