Elio Vittorini, l’intellettuale che cambiò volto alla cultura italiana

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1396125598-vittorini-e-il-ritorno-in-siciliaCi siamo mai domandati cosa significa, e soprattutto se è ancora possibile, essere un intellettuale negli anni Duemila? Forse no; è opinione abbastanza diffusa che gli intellettuali siano una categoria vecchia, rimasta sepolta insieme al passato. Ma forse, l’intellettuale di cui parleremo oggi vi farà cambiare idea.

Esattamente il 23 luglio del 1908 nasceva a Siracusa Elio Vittorini, uno dei più importanti protagonisti della storia culturale del Novecento italiano. Normalmente Vittorini viene ricordato in qualità di scrittore e di traduttore, insieme ai titoli delle sue opere più famose: Conversazione in Sicilia, Uomini e no e Il garofano rosso potrebbero formare un’ideale triade.

Ma la vicenda di questo intellettuale siciliano è ben più complessa.

Quando Vittorini inizia ad accostarsi al mondo del giornalismo siamo alla fine degli anni Venti, ovvero in pieno regime fascista. La libertà di stampa era stata soppressa già da alcuni anni e le principali testate nazionali erano strettamente controllate dal regime, così come le case editrici, il cinema e la radio. Uno dei pochi spazi che riesce a mantenere una certa autonomia è Solaria, rivista letteraria fiorentina con cui Vittorini inizia a collaborare nel 1929 e sulla quale pubblica a puntate Il garofano rosso, romanzo che verrà poi stroncato dalla censura fascista e che uscirà in forma completa solo nel 1948, pubblicato da Arnoldo Mondadori.

Vittorini e Arnoldo Mondadori
Vittorini e Arnoldo Mondadori

L’ambiente di Solaria si rivela fondamentale per il giovane Vittorini, contribuendo a sviluppare in lui un’idea di letteratura che negli anni andrà a determinare il suo modo stesso di essere intellettuale. Vittorini si dimostra nettamente contrario a quegli intellettuali che tendono a rinchiudersi nella propria “torre d’avorio”, distaccandosi dal mondo e professando un elitarismo accademico che si rivela poi troppe volte fine a se stesso. In lui si fa vivo il bisogno di andare oltre alla pura letteratura, di sollecitare gli uomini di cultura ad agire concretamente per il rinnovamento della società e dello Stato. E sarà questo il suo obiettivo principale nel corso degli anni, che lo vedono difatti impegnato in continui progetti editoriali e riviste letterarie.

Nell’immediato dopoguerra fonda Il Politecnico (1945-1947), rivista pubblicata a Milano da Einaudi, che si pone sulla scia del Caffè dei fratelli Verri. “Non più una cultura che consoli nelle sofferenze ma una cultura che protegga dalle sofferenze, che le combatta e le elimini”. Parole che si adattano perfettamente anche alla situazione della cultura italiana dei giorni nostri, che spesso dà l’idea di essere una barca senza nessuno al timone, in balia di un mare ostile e minaccioso.

Il PolitecnicoNel 1951 Giulio Einaudi lo chiama a dirigere la collana I Gettoni, nella quale trovano spazio testi di nuova letteratura, tra cui Fenoglio e Calvino. Proprio con quest’ultimo inizia nel 1959 una stretta collaborazione, che porterà alla nascita del Menabò, rivista letteraria d’avanguardia pubblicata ancora una volta con la casa editrice Einaudi.

Coerentemente con la sua idea di intellettuale, Vittorini sarà a lungo impegnato anche sul fronte politico. Dopo aver partecipato attivamente alla Resistenza, si iscrive al Pci; ma la sua presenza nel partito sarà breve e, deluso dalla mancanza di libertà del mondo comunista degli anni Cinquanta, abbandonerà il partito di Togliatti. Nei primi anni Sessanta si avvicina al Socialismo e si unisce poi al Partito Radicale, di cui è presidente per qualche tempo. Instancabile, continuerà la sua opera anche dopo che gli venne diagnosticato un cancro nel 1963. Uno dei suoi ultimi progetti fu Gulliver, rivista internazionale che avrebbe dovuto coinvolgere una rosa formidabile di nomi (Calvino, Pasolini, Leonetti, Blanchot, Barthes e molti altri), ma che proprio a causa della malattia non vide mai la luce.

Alessia Sanzogni per MIfacciodiCultura

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