Piscio sull’acqua: la cosmogonia di un’autrice “dropout” da qualsiasi schema e riferimento, ossia Rachel B. Glaser

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Buona parte del lavoro di critica, letteraria e non, consiste nello stabilire collegamenti, vuoi con altri autori (talora spacciati per fonti), vuoi con correnti letterarie. Certamente ciò non fornisce ricette precostituite e chiare, tanto che a volte è difficile dirimere il dubbio se sia più nobile aderire degnamente ad un modello illustre, ovvero scostarsi da ogni esperienza precedente e, con non poca alterigia, battere il sentiero meno frequentato. Per non parlare di tracciarne uno del tutto nuovo, inoltrandosi nel bosco armati di machete. Il che, in modo stupefacente, è proprio quello che fa Rachel B. Glaser, giovane autrice (under 40, praticamente una bambina, letterariamente parlando) di cui abbiamo avuto la fortuna di leggere Piscio sull’acqua, edito in Italia da Carbonio Editore.

Rachel B: Glaser

Ma sarà Io piscio, oppure si parla del liquido sostantivato? Sarà utile leggere il racconto omonimo, per dirimere il dubbio eventuale: perché Piscio sull’acqua è una raccolta di racconti, tredici nella fattispecie, e non pensiamo che il numero sia casuale. Come nulla è casuale nella scrittura di Glaser, in primis la ricerca costante del modo di non fornire punti di riferimento al lettore, dal punto di vista stilistico. La critica mondiale, preconizzando un radioso futuro alla scrittrice del New England, sta spendendo ettometri di parole per descrivere l’impianto linguistico di questa artista, che per inciso è anche poetessa e artista visiva alquanto apprezzata, ma l’immaginario che emerge dai tredici testi è la base surreale, magrittiana di tanta originalità sintattica e lessicale. Tre mininovelle in omaggio a Louisa May Alcott, un moderno sound of silence per un player-hikikomori che ha una relazione sessuale virtuale con Yoko Ono, un viaggio tragico viaggio spaziale stile Gravity con scimmia. E ancora, paternità indesiderate, singolari teorie sulla salute che rivalutano il ruolo del pus nella vita delle persone, origine ed evoluzione dell’umanità ruotante intorno alle proprie deiezioni. E una donna alle prese con una sé stessa dalle dimensioni lillipuziane.

Irriverente, ricco di immagini poetiche, dovessimo farne un film, lo faremmo dirigere da Jean Luc Besson, quello di Subway però, questo Piscio sull’acqua; fermo restando che comunque Glaser ci evoca, una volta giunti in fondo ad un’impegnativa lettura, alcuni scrittori e/o testi singolari: il Ken Kesey di Qualcuno volò sul nido del cuculo, Stephen Crane e Il segno rosso del coraggio, moltissimi lavori di Carver, almeno quelli più crudi ed allucinati, come da dove sto chiamando, per intenderci, Bret Easton Ellis. E perché no, James Joyce, e tutta la Littérature Potentielle. E gli Squallor, col loro piede di porco a pila (ma ovviamente non pensiamo faccia parte del background di Glaser). Sembrava sempre che l’oceano potesse insegnare chissà che, ma in fondo era solo acqua indaffarata.

D’altronde, stiamo parlando di un viaggio allucinante, di una cosmogonia folle, di un universo alla Carroll, dove i libri amano leggere sé stessi, ma non sempre: A molti libri invece non interessa leggere. Un’infinità di libri sono persino incapaci di leggere sé stessi. Come fa il lettore. È infatti vero che lo scrittore parla di sé, e quindi del proprio immaginario e dei propri fantasmi: ma, complice una vastità enorme di argomenti e tematiche (la morte, il legame familiare, l’alienazione, la mancanza di riferimenti certi, gli affetti bruciati), il lettore è portato, quasi senza che se ne accorga, trascinato in un maelstrom da cui è ben difficile uscire.

L’arte grafica di Glaser

La morte fa sentire tutti più vivi. Se le energie non vengono distribuite correttamente, le famiglie perdono soldi al gioco, l’affetto viene soppiantato dalla televisione , e il tempo per stare assieme viene sacrificato per starsene da soli a rimuginare.

Difficile uscire dal “gorgo di Glaser”: nel senso che sarà ben difficile non restare ammaliati dalla scrittura immaginifica dell’autrice, del suo uso della parola e della lateralità del suo pensiero – che sfocia in una meravigliosa e consolatoria imprevedibilità delle trame, bene preziosissimo in un tempo in cui il rischio, d’impresa e di letteratura e d’arte – viene quasi del tutto demonizzato, e quasi tutto è prevedibile e già visto anche se nuovo.

Ma parliamo del gorgo di Glaser anche nel senso che, vogliamo essere facili profeti, sentiremo parlare ancora molto di questa autrice, e con curiosità e piacere: ce la immaginiamo ad esempio cimentarsi in un lavoro di fantascienza postapocalittica alla Paul Auster. Ma è solo un volo pindarico, tanto per avere un metro di paragone: gli autori come Glaser fanno categoria sé, proprio come Piscio sull’acqua.

rachelbglaser.blogspot.com

https://www.youtube.com/watch?v=s0taULmrKPY

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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