Petrarca oltre Laura: piccole curiosità sul poeta aretino

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Petrarca oltre Laura: piccole curiosità sul poeta aretino

Francesco Petrarca – Dipinto di Giusto di Gand

Uno dei padri della letteratura italiana, fautore dell’umanesimo, scrittore, poeta e filosofo, la cui immagine di uomo freddo e severo è presente in tutte le antologie italiane: di chi parliamo? Del grande Francesco Petrarca (Arezzo, 20 luglio 1304 – Arquà, 18/19 luglio 1374).

Parlare di Petrarca significa imbattersi inevitabilmente nel suo Canzoniere, la sua opera più celebre. Il titolo originale in realtà è Francisci Petrarchae laureati poetae Rerum vulgarium fragmenta, un titolo decisamente lungo! Si tratta di una composizione di 366 componimenti che raccontano la poetica e l’interiorità del poeta e filosofo aretino che lo scrisse, corresse e rivisitò continuamente per circa quarant’anni. È al suo interno che troviamo i celebri versi dedicati a Madonna Laura, la donna legata indissolubilmente alla figura di Petrarca. Infatti ogni volta che si incontrano le opere del poeta, ciò che passa in primo piano è la riflessione su Laura: chi è? È mai esistita? Rappresenta in realtà una metafora? Si continua sempre a mettere in luce questo singolo microscopico aspetto della vita e della filosofia poetica di questo immenso letterato sorvolando sul resto.

Quindi parafrasando Nek, da questo momento in poi Laura non c’è, è andata via, così si potranno approfondire meglio alcune curiosità della vita e delle opere di Francesco Petrarca.

Manoscritto del Petrarca

Nato ad Arezzo il 20 luglio 1304, viaggiò moltissimo sin da giovane a causa della condanna all’esilio del padre. Condusse sostanzialmente una vita da ramingo, prima in diverse località della Toscana poi in Francia, a Carpetras per la precisione. Viaggiò praticamente per tutta la sua vita. Studiò sia in Francia che in Italia, a Bologna, visitò sia per interesse che al servizio della famiglia Colonna tutte le più grandi città italiane. Per un periodo della sua vita fu solito spostarsi tra la Francia e l’Italia dove visitò i principali centri culturali.
Raggiunta la vecchiaia, si stabilì nella provincia di Padova, nel borgo di Arquà, sui colli Euganei, ma non smise di andare ora a Padova, ora a Venezia, nonostante l’età avanzata.

Altra curiosità legata al poeta è la sua insaziabile sete per la letteratura. Egli infatti fu costretto dal padre a studiare diritto ma la passione per la letteratura e la filosofia presero il sopravvento. Non smise mai di leggere testi classici, acquistarli, collezionarli e visionarli nelle biblioteche. Riportò alla luce tantissimi testi importanti come l’Ab Urbe condita di Tito Livio e il Virgilio Ambrosiano, il codice contenente le opere di Virgilio.

Ciò che desiderava più di qualsiasi altra cosa era un riconoscimento ufficiale per la sua innovativa attività letteraria e la sua riscoperta del classico. Il suo desiderio di essere incoronato nell’antica capitale dell’Impero romano non si fece attendere, ma non fu così semplice ricevere l’agognata corona d’alloro: fu esaminato per diversi giorni prima che venisse decretata la sua ufficiale incoronazione a poeta in Campidoglio, avvenuta nel 1341.

Casa del Petrarca ad Arquà (Padova)

Un’altra interessante curiosità riguarda la sua tomba. Come da sue volontà egli fu sepolto ad Arquà. Nella notte del 1603 un tal Tommaso Martinelli spezzò la tomba e trafugò alcuni resti del poeta: non vennero mai recuperati.
Il vero mistero però avviene nel 2004 quando vengono resi noti i risultati delle analisi fatte sui resti del Petrarca, mostrando che il teschio non è il suo ma è di una donna: non si sa chi sia e perché sia li, inoltre non si sa che fine abbia fatto il vero teschio del poeta, gettando un alone di mistero destinato a protrarsi nel tempo.

Sebbene la sua aura di severo e freddo uomo intellettuale lo accompagnerà per sempre, a Petrarca si deve riconoscere la sua incredibile modernità e abilità nel dare nuovo slancio alla letteratura italiana ed europea.
Chissà se, colui che trafugò il teschio, lo fece per cercare di leggere nella sua grande sapienza?

Sara Govoni per MIfacciodiCultura

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