Amore liquido muta col tempo, ed odio liquido diviene: ovvero l’amore e l’entropia al tempo degli haters

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Parlarsi attraverso i post è la nuova frontiera del disagio sentimentale? Sarebbe bello che fosse così; ma se comunicare attraverso i post, attraverso i social network, è indubbiamente una (relativamente) nuova forma di comunicazione dal punto di vista tecnico, che denota una paura endemica di affrontare l’altro e, attraverso questo confronto, se stessi, non dobbiamo illuderci che questo disagio esistenziale sia di recente insorgenza. È però vero che queste modalità espressive sono perfettamente in sintonia con la visione di modernità liquida: in una relazione possiamo sentirci altrettanto angosciati che senza di essa, cambiando soltanto i nomi che diamo alla nostra vecchia amica ansia: «L’amore è un prestito ipotecario fatto su un futuro incerto e imperscrutabile», scrive Zygmunt Bauman in Amore liquido. Sottotitolo, Sulla fragilità dei legami affettivi. Dal canto suo, Massimo Recalcati afferma senza troppa tema di smentite che «Viviamo un tempo ostile all’amore», dalle pagine del suo ultimo lavoro, Mantieni il bacio: dove scrive che il nostro tempo ci fa vivere la difficoltà supplementare dell’attaccamento agli oggetti e, soprattutto, alla realtà virtuale. Che ci viene sempre più spesso contrabbandata con l’accattivante sinonimo di “realtà aumentata”, mentre in realtà è, se non diminuita, quantomeno semplificata: nel momento in cui l’altro da sé è sempre più distante, fisicamente, emotivamente e filosoficamente, la relazione viene semplificata in un soliloquio in cui rimane solo un velo sottile come un sipario a creare l’illusione di una relazione con l’altro, mentre il tentativo costante in realtà è solo e sempre l’accettazione di se stessi.

Il nostro tempo è un tempo ostile all’amore e al suo evento. È un tempo senza poesia», dice Recalcati. Come dargli torto, visto che tutto il nostro sviluppo tecnologico e tutta la nostra liquidità sono riusciti a dare una nuova dimensione globale ad ogni forma di bigottismi e nuovi puritanesimi in costante contraddizione intrinseca, ma soprattutto alla nuova figura sociopatologica degli haters. In definitiva, sia Recalcati che Bauman sembrano ritenere che la condizione di amore liquido possa essere suscettibile di cambiamento, che la poesia mancante nel nostro tempo possa essere recuperata in futuro. Ma questo comporta inevitabilmente che un fenomeno come gli haters debba essere considerato alla stregua di una patologia, di un’aberrazione; e comunque partiamo dal presupposto che l’amore sia un assioma.

«È l’odio che tiene unite le coppie», dice in una sua nota e brillante scena il comico-filosofo Natalino Balasso. E se la vedessimo dal punto di vista della fisica? Il freddo, ci dice la mentalità logica scientifica non esiste, e si definisce solo per sottrazione come assenza di calore. Pare evidente che potremmo fare lo stesso con l’odio, definibile come assenza di amore; ma non potremmo fare anche l’opposto, applicare una proprietà commutativa e definire l’amore come assenza di odio? Possiamo, insomma, essere sicuri che un’analisi intellettualmente onesta della società liquida debba mettere al centro della speculazione filosofica l’amore liquido, e non piuttosto l’odio liquido?

Da ogni evidenza empirica, pare evidente che il tratto genetico vincente sia quello dell’odio e della distruzione: anche perché la questione darwiniana costantemente fraintesa parla di sopravvivenza del più adatto, definizione alla quale l’amore liquido non sembra attagliarsi. Del resto, non è forse sin dalla definizione di amore, liquido e non, che nascono i primi fraintendimenti, al netto del contesto sociale e dalla condizione di amore liquido in liquida società: due individui, per quanto impegnati a mantenere il bacio, possono pronunciare il fatidico Io Ti Amo in totale sincerità e convinzione, intendendo una interpretazione anche diametralmente opposta rispetto a quella di cui sono oggetto. Amo te (che di per sé è suscettibile di una ridda di interpretazioni), Amo quello che facciamo assieme o Amo come mi fai sentire possono tranquillamente rientrare tutte, e con totale sincerità pressoché inconsapevole, nella stessa scarna dichiarazione d’amore.

Per quanto vogliamo credere il contrario, il destino universale non è diretto nemmeno all’amore liquido, bensì all’odio liquido. Ce lo dice del resto l’entropia, poiché l’universo è destinato a passare da uno stato di energia potenziale elevata ad uno stato di energia potenziale pari a zero: non è forse questa una stupenda metafora dei rapporti umani, dalla loro nascita e sviluppo sino al loro, inevitabile, spegnimento? Spegnimento individuale e collettivo, naturalmente: ma se individualmente si può pensare tutto sommato ad una conclusione naturale che non debba necessariamente passare attraverso la fase dell’odio liquido, per raggiunti limiti di età, collettivamente ciò pare inevitabile.

La stessa nascita del concetto di amore liquido, e testimonianze come quella di Recalcati circa la necessità, e quindi difficoltà, di “mantenere il bacio”, attestano che non è poi vero che amor non muta fino al giorno del giudizio (e pertanto non è un sentimento eterno, monolitico, incrollabile e archetipico), ma come tutte le cose, umane e no, è soggetto ad un’evoluzione: proprio quella destinata a sfociare nella società del Nuovo Mondo, quella dell’odio liquido che così tanti haters si stanno adoperando per raggiungere, in una sorta di nuovo avvento.

Il che significa che, disagi individuali a parte, dobbiamo dirci fortunati di poter vivere ancora in una società dominata, per ora, dall’amore liquido.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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