Luciano De Crescenzo, un “uomo d’amore”

Ci lascia oggi un uomo che ha saputo fare filosofia con uno stile ironico generato solo da reale e sapiente intelligenza e leggerezza.

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20 agosto 1928, Napoli, quartiere San Ferdinando: nasce Luciano De Crescenzo, colui che diventerà un noto scrittore, regista, attore e conduttore televisivo.
Luciano De Crescenzo, un "uomo d'amore"Dopo un’infanzia trascorsa nella zona di Santa Lucia dove frequenta le scuole elementari insieme a Carlo Pedersoli, futuro Bud Spencer, durante gli anni della Guerra, si trasferisce a Cassino per sfuggire ai bombardamenti. La località era stata scelta poiché il padre pensava fosse un luogo sicuro, ma purtroppo le cose andarono diversamente e la città venne rasa al suolo. Nonostante ciò la famiglia si salvò riuscendo a sopravvivere al conflitto. Dopo aver conseguito la laurea in ingegneria elettrotecnica, nel 1976, si converte alla scrittura divulgativa, a cui abbinerà successivamente anche l’attività di regia e recitazione, impiegando tutte le sue doti comunicative.

Come racconta egli stesso in un’intervista, il periodo in cui la sua carriera cambiò rotta fu segnato da un profondo bisogno di denaro. Un pomeriggio rimase bloccato in ascensore con un signore che lavorava alla Mondadori: durante questa mezz’ora d’attesa, nella quale intavolarono una conversazione, il suo interlocutore consigliò a Luciano De Crescenzo di provare a scrivere qualcosa. Nacque così il suo primo libro, destinato a diventare un best seller: Così parlò Bellavista. Quest’opera, sicuramente la più conosciuta e diffusa di Luciano De Crescenzo, è incentrata sul primo amore dell’autore: Napoli. Attraverso il personaggio del Professor Bellavista, ex-professore di filosofia, che si interfaccia con gli altri inquilini del palazzo in cui vive, vengono descritte la città e le usanze del popolo napoletano nel minimo particolare. Oltre alle credenze, alle superstizioni, alle usanze e al calore tipico del posto, vi si trovano anche le note amare della disoccupazione giovanile e della camorra, ovvero di quei napoletani “uomini d’onore” che rovinano la loro stessa città e il loro stesso patrimonio.

Così parlo Bellavista

Altra tematica fondamentale affrontata nel libro, che nel 1984 diventa anche un film diretto ed interpretato dallo stesso De Crescenzo, è il concetto espresso dal Professor Bellavista che descrive la differenza tra “uomini di libertà” e “uomini d’amore”, su cui è incentrato il romanzo e sul quale fa perno praticamente tutta la vita intellettuale dell’autore. Come spiega il Professor Bellavista nel film, l’essere umano si divide in due tipologie: gli uomini di libertà e gli uomini d’amore, «a seconda se preferiscono vivere abbracciati l’uno con l’altro oppure preferiscono vivere da soli per non essere scocciati.» E sempre secondo questa teoria, esistono anche popoli d’amore e popoli di libertà, all’interno dei quali rientrano le varie tipologie regionali italiane. Gli uomini d’amore, come ad esempio i napoletani, non hanno bisogno di spazio, fosse per loro vivrebbero sempre abbracciati l’uno con l’altro. L’uomo di libertà, come il milanese, invece, ha bisogno dei propri spazi, di essere lasciato in pace e soprattutto preferisce l’albero di natale al presepe. Per quanto De Crescenzo abbia sempre amato la libertà (come ammette lui stesso in più di un’intervista), in quanto napoletano non può che essere un uomo d’amore. E proprio questo suo forte attaccamento alla città in cui è nato rappresenta un’altra caratteristica fondamentale del suo appartenere alla categoria degli uomini d’amore:

Essendo napoletano mi rendo conto che quasi tutti i napoletani sono uomini d’amore, quindi se dovessi nascere un’altra volta io preferirei sempre Napoli.

Non per  questo, però, ha descritto la sua città con mancanza di lucidità e consapevolezza. Anche i tratti decadenti e amari fanno parte della realtà napoletana, e contribuiscono a renderla una città d’amore.

Napoli è una mazza, come quelle che si usano per suonare i gong. La mazza è sempre la stessa, ma il suono che ne esce è diverso perché sono diversi i piatti che rimbombano. […] In altre parole, non suoniamo ma siamo suonati.

Ciò che però De Crescenzo non ha mai tralasciato di mostrare al pubblico è la bellezza di una città ricca di uomini d’amore: Napoli è una città per la quale vale la pena vivere e che contribuisce a dare ai propri abitanti tutte le caratteristiche necessarie per essere un vero uomo d’amore. Alla fine del film, infatti, il Professor Bellavista si ritrova ad interrogarsi se sia meglio far nascere il proprio nipotino a Milano (dove nel frattempo sua figlia si è trasferita con il marito per lavoro), oppure a Napoli. Così parlò Bellavista è senz’altro un capolavoro, ma non è l’unico: in tutta la sua carriera De Crescenzo ha scritto ben 41 libri tradotti in 19 lingue, ha diretto 4 film, ne ha realizzati altri 7 come sceneggiatore, ha partecipato ad 8 opere cinematografiche come attore e ha condotto ben 7 programmi televisivi. Gli è stata infine conferita la cittadinanza onoraria di Atene nel 1994, ma l’onorificenza che più di tutte conta è l’ammirazione e la stima che indubbiamente nutrono nei suoi confronti tutti gli uomini d’amore.

Quest’uomo, scrittore, filosofo e regista di spessore ci ha lasciato oggi all’età di 90 anni.

Lucia Giannini per MIfacciodiCultura

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