La Casa nell’Arte: da Tiziano a Chagall, l’abitazione come espressione della personalità

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Da quando nasciamo a quando moriamo, siamo costantemente e inevitabilmente immersi in un ambiente. Nello specifico, il primo che permette alla mente di avvertire inconsapevolmente il profumo di casa, captare il calore delle pareti velate di azzurro zuccherino, col sapore delle brioche dorate la domenica mattina avvinghiato all’intonaco e il nero fumè evocante il suono della pioggia sui vetri delle luccicanti sere d’inverno, è la casa.

Ogni dimora è un candelabro dove ardono in appartata fiamma le vite
(Jorges Luis Borges)

François Boucher, “La toilette”, 1742
François Boucher, “La toilette”, 1742

In quanto a intimità e proiezione della propria identità e storia personale, nessun altro luogo la supera, e diventa focolare domestico delle fanciullezze proustiane oppure riflette le intermittenti frenesie grigie di Oliver Twist, in perpetua ricerca di un posto dove stare. Artisti, scrittori, psicologi: tutti considerano l’abitazione come il luogo in cui è possibile riscontrare un’ombra kafkiana in cui ci si risveglia sconvolti, ma anche lo specchio magrittiano che agghinda l’immagine dell’Io: qui, la mente proietta sogni e desideri, ma soprattutto la sua personalità. Nel corso della Storia dell’Arte, un’infinita gamma eterogenea di artisti ha ritratto la Casa nelle sue tante sfumature, ecco alcuni esempi:

  • Marc Chagall, “Il compleanno”, 1915
Marc Chagall, “Il compleanno”, 1915

Un’apoteosi pluricromatica raffigura Bella Rosenfeld e Chagall, intenti nell’atto di baciarsi (lui con gli occhi socchiusi e lei con due sporgenze aperte del nero antico). Rapiti in un’estasi dolce e dai richiami degli inverni luminosi e bianchi che s’intravedono dalle finestre, i due si elevano in un caloroso pensiero astratto che sorvola le mura della casa, estremamente caratteristica con i tanti dettagli e i colori accesi (tutto è vivace, dalle tinte arancioni del pavimento e della coperta fino al verde fintamente serio dell’abito di Chagall), fatta eccezione per uno sgabello, il vestito di Bella e i pantaloni di Chagall che sono tinteggiati di un nero corvino

  • Tiziano, “Venere di Urbino”, 1538
Tiziano, “Venere di Urbino”, 1538
Tiziano, “Venere di Urbino”, 1538

Prendendo spunto dalla Venere di Giorgione, Tiziano ritrae in primo piano la Venere, in tutto il suo candido pallore nobiliare, con i lunghi capelli fluentemente rossi sulla carne nuda. Gli occhi sono spalancati e indagatori, intenti e attenti nell’atto di osservare e farsi lusinghevolmente osservare; il corpo si apre allo spettatore e poco rilievo assumono l’ambiente, cioè un palazzo signorile veneziano, legittimato dalle candide lenzuola bianche commistionate ai lampi di rosso vellutato, e le due figure prospettivamente minuscole sullo sfondo. Un cane s’addormenta docile e sullo sfondo s’intravede un vaso e l’ombra su uno spazio verdeggiante in preda al crepuscolo intento a varcare la soglia della notte.

  • Sargent, “La camera d’albergo”, 1904-1906
Sargent, “La camera d’albergo”, 1904-1906

Curiosamente, qui non vi è alcun protagonista, o almeno in apparenza non lo si scorge. Eppure vi sono delle tracce: una valigia è spalancata sul pavimento, le tende sono leggermte socchiuse mentre il sole e la giornata luminosa soverchiano le griglie e contornano di pittoresche luci smeraldine e a tratti giallastre la stanza. Un tavolo conferma che qualcuno, forse tempo fa oppure anche in tempi più vicini- può darsi che la persona si trovi ancora nella stanza, ma non sia visibile da quest’angolazione- ha bevuto dell’acqua e mangiato qualcosa.

«La casa è la metafora del nostro mondo interiore. Dal modo che abbiamo di abitarla capiamo il legame profondo che ci lega con il nostro inconscio. Troppo piena o troppo vuota, maniacale o disordinata, la casa parla di noi e della nostra vita. Basta entrare in casa per vedersi» (Caprioglio)

Silvestro Lega, “Il canto dello stornello” 1867

Nella storia dell’Arte, è dunque indubbio che l’abitazione abbia assunto un ruolo di grande rilievo, alle volte per omaggiare facoltosi committenti imbellettati nelle loro sontuose dimore (ad esempio Lo stornello di Lega) oppure per evidenziare i moti dell’animo che nella casa riecheggia la sua vera personalità (basti pensare alla confusione pittoresca della casa di Toulouse-Lautrec). Ogni periodo artistico testimonia anche le visioni percettive psicologiche che vi si respiravano (ad esempio, un quadro d’interno  del Parmigianino di stampo manierista non trasmetterà mai le medesime sensazioni di un Friedrich d’epoca romantica). Partendo da quest’eterogeneità di testimonianze, ci si può interrogare su quale sia il personale rapporto con la casa, che tanto arriviamo a personalizzare per sentirla nosta, magari evitando di avvertire  quella confusione degna di un quadro di Picasso.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

 

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