Marcel Proust e la sua ricerca della felicità perduta

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Marcel Proust e la sua ricerca della felicità perduta

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Jacques-Émile Blanche, Ritratto di Marcel Proust

Marcel Proust nacque a Parigi il 10 luglio del 1871, in una famiglia alto borghese, e fin dalla tenera età fu immerso nella cultura e nell’arte Parigina, grazie alla grande sensibilità artistica della madre, alla quale fu profondamente legato.

Durante l’adolescenza, lo scrittore, frequenta molti salotti letterari, e alcuni fra i più grandi pensatori della Francia dell’epoca. Fra questi, troverà ispirazione per numerosi personaggi del suo capolavoro À la recherche du temps perdu.
Alla morte della madre, avvenuta nel 1905, Proust da assiduo frequentatore della vita mondana Parigina, si reclude volontariamente nella casa di Boulevard Haussmann. Dove una stanza foderata di sughero fungerà da incubatrice per la stesura di Alla ricerca del tempo perduto, durante lunghe notti tormentate da ansie e rimpianti. Ivi scriverà il suo monumentale romanzo sugli uomini e sul tempo. Fra queste quattro mura “Marcel diventa scrittore“.

La Recherche rappresenta un quadro disincantato dell’inconsistenza e della superficialità del gran mondo contro cui si infrangeranno le fantasticherie infantili dell’autore, ma anche dove si ritroverà il paradiso perduto dell’infanzia

perduUn monologo interiore, con un impianto autobiografico sull’Io narrante, in cui l’autore descrive la sua lotta, la lotta di tutti gli uomini, contro l’inesorabile scorrere del tempo che passando distrugge ed annienta persone e cose, relazioni e sentimenti. Quella di Proust è una ricerca della felicità perduta attraverso la rievocazione di momenti passati, per far riaffiorare tutta una dimensione dimenticata dalla coscienza. Affida alla memoria questo importantissimo ruolo evocativo, applicando una distinzione tra quella volontaria, che richiama in modo pratico tutti i momenti passati, e la memoria spontanea, una epifania alogica basata sul sentire, in una connessione tra presente e passato in cui si ritrova il tempo perduto, oramai ritrovato. Qui si trova la felicità che  trasporta l’autore in una dimensione extra temporale, dove si può gioire delle cose fuori del tempo, che non è presente, ne passato, ma tempo ritrovato.  

Basta che un rumore, un odore, già uditi o respirati un tempo, lo siano di nuovo, nel passato e insieme nel presente, reali senza essere attuali, ideali senza essere astratti, perché subito l’essenza permanente, e solitamente nascosta, delle cose sia liberata, e il nostro vero io che, talvolta da molto tempo, sembrava morto, anche se non lo era ancora del tutto, si svegli, si animi ricevendo il celeste nutrimento che gli è così recato. Un istante affrancato dall’ordine del tempo ha ricreato in noi, perché lo si avverta, l’uomo affrancato dall’ordine del tempo.

Proust vuole ricreare la realtà attraverso la memoria spontanea, per vincere il tempo e la morte. L’arte e la letteratura posseggono la straordinaria capacità di fissare il passato, di prendere possesso dell’epifania e di renderla stabile, indistruttibile allo scorrere del tempo.

Proust morirà di bronchite il 18 novembre del 1922 lasciando incompiuti gli ultimi tre volumi della Recherche, pubblicati postumi, redatti dal fratello Robert.  La sua somma opera ha donato all’autore fama immortale venendo annoverato tra i più grandi pensatori moderni occidentali, acclamato dalla critica del ‘900 e del Ventunesimo secolo.

Camilla Ghellere per MIfacciodiCultura

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