#EtinArcadiaEgo – Le favole di La Fontaine, silenzioso inno alla libertà di pensiero

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#EtinArcadiaEgo – Le favole di La Fontaine, silenzioso inno alla libertà di pensiero

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Jean de La Fontaine

Una delle più grandi conquiste della libertà umana è senza dubbio la libertà di stampa, la quale, sempre a braccetto con la libertà di espressione, dona a tutti la libertà di dire la propria su ogni aspetto della quotidianità. Spesso però questi grandi e inalienabili diritti che l’Umanità ha ottenuto sono trattati come degli slogan, risultando vuoti, alla stregua di un’ideale da bar sport. E altrettanto spesso ci si dimentica che c’è un uomo, nella seicentesca Francia incatenata al giogo del Re Sole, che ha saputo sfidare silenziosamente l’opprimente potere d’oltralpe con un generale fatto d’inchiostro e un esercito di animaletti. Il suo nome è Jean de La Fontaine (Château-Thierry, 8 luglio 1621 – Parigi, 13 aprile 1695), ma i più lo conoscono come “quello delle favole”, perché è l’autore delle celeberrime Favole di La Fontaine.
La Fontaine è passato alla storia per l’opera in cui ha messo più cuore, ma esaminando attentamente i suoi trascorsi, ci si accorge che la sua figura è quella di un nato nell’epoca sbagliata: infatti, lo scrittore francese assomiglia di più a un letterato di epoca greco-latina, di cui era fervente studioso, o un cantore di corte della Francia medievale.

Un’occhiata alla biografia: Jean de La Fontaine nasce nel 1621 a Château-Thierry, da famiglia agiata. Il padre, sovrintendente alle foreste di Château-Thierry, voleva per Jean una carriera ecclesiastica di livello, ma non trovò l’approvazione del figlio, che dopo solo un anno abbandonò gli studi clericali e iniziò giurisprudenza, nella quale si laureò nel 1649. Sviluppò fin da giovane un profondo interesse per la cultura classica, pubblicando nel 1654 un interessante adattamento dell’Eunuchus di Terenzio.

Trasferitosi a Parigi, conduce una vita oziosa sotto la protezione del politico Nicolas Fouquet, politico e mecenate molto in auge all’epoca. La sua caduta in disgrazia lascia La Fontaine al verde per qualche anno, finché la protezione della nobildonna parigina Madame de la Sabliere non gli diede una nuova sicurezza economica. Iniziò a frequentare i più grandi dell’epoca, fra cui Racine e Moliere e morì, con fama di grande uomo di cultura, nel 1695.

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Nicolas Foquet

All’apparenza, la vita di Jean de La Fontaine sembra quella di qualunque scrittore di epoca pre-illuminista, preoccupato di entrare nel salotto di un potente o di ricevere una rendita vitalizia grazie alla propria arte. Invece il personaggio di La Fontaine è ben più interessante di quanto lui stesso abbia voluto far credere. La vera svolta della sua carriera nei confronti di quella degli altri letterati del tempo si ha nel 1664, anno della pubblicazione dell’Ode al Re per M.Foquet, una difesa del suo vecchio protettore in toni decisamente azzardati per l’epoca dell’assolutismo regio. Qui si colloca lo scontro silenzioso fra La Fontaine e il suo tempo: una presa di posizione controcorrente assolutamente inedita per un letterato. La sua azione risulta unica anche per i secoli precedenti: Dante, Petrarca o Boccaccio, per citarne tre, cambiarono corte tante e tante volte. La Fontaine non guardava a loro, ma Roma antica, precisamente all’età di Augusto. Virgilio, Orazio, Ovidio erano poeti di straordinarie doti artistiche e morali, che mai avrebbero abbandonato Mecenate, loro protettore. Altrettanto fa La Fontaine, dimostrando una riconoscenza infinita verso Pequet, caduto in disgrazia probabilmente grazie a una concordata macchina del fango.

Non potendo scontrarsi apertamente con il potere, La Fontaine sceglie una via più sottile: si rivolge all’antichità, chiedendo aiuto. La Grecia risponde Esopo, Roma Fedro. Li studia, li analizza, li imita: il risultato sono dodici libri di favole, divise in due raccolte da sei. I temi vanno dalla saggezza nella vita a questioni più concrete come l’inganno dell’astrologia. La Fontaine dimostra una grande simpatia per la schiettezza e il coraggio del popolo così lontani dall’ipocrisia di altri ceti. Non è un caso infatti che La Fontaine fu soprattutto un esponente dell’avanguardia letteraria, capace di anticipare il materialismo filosofico e scientifico dell’Illuminismo, oltre ad opporsi al progetto di grandeur del Re Sole.

Luca Mombellardo per MIfacciodiCultura

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