Carola Rackete e la lezione che non vogliamo capire: le persone vanno salvate, sempre

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Potrà sembrare contraddittorio -ma che fa? Siamo vasti, conteniamo moltitudini – ma tutta la questione migranti è, nei suoi fondamenti, del tutto semplice. Contraddittorio perché solitamente sulle questioni culturali abbiamo, o almeno tentiamo di avere, posizione articolate, ricche di premesse e digressioni, di distinguo ed eccezioni: arte, letteratura, poesia, cinema, teatro, storia, linguistica, latino, ci paiono questioni degne della più minuziosa attenzione perché spesso non chiare, opinabili, suscettibili di modificazioni sotto la pressione del tempo. La questione della Sea Watch 3, invece, è semplicissima; appena meno semplice degli insulti di cui è stata, ed è tuttora, oggetto la comandante Carola Rackete.

Nihiil novum sub sole: semplicemente, l’odio che si è riversato su Carola Rackete ci mette di fronte ad una nazione che, per motivi vari, è profondamente spaventata dalla libertà, soprattutto quelle del pensiero e delle donne, e che va nel panico quando si trova davanti una donna che pensa. L’Italia, oggi, è una nazionucola profondamente sessuofoba e ginofoba: Carola è solo per ora l’ultimo caso di una serie di bersagli tra i quali annoveriamo Laura Boldrini, Rita Levi Montalcini, Silvia Romano, Emma Bonino e tante altre ancora.

Va da sé, non ha senso discutere degli insulti sessisti e degli auguri di stupro con i loro autori (né con i mandanti morali, che vanno ricercati nella politica), per il semplice fatto che non bisogna discutere con gli idioti, se non altro perché qualcuno potrebbe non notare la differenza. Si potrebbe invece discutere delle patologie della sfera sessuale che evidentemente affliggono un’intera nazione: ma nel caso di specie, Sea Watch 3 e Carola Rackete, il discorso si allarga subito a comprendere la reazione altrettanto belluina, ma più generale, alla questione accoglienza, migranti, salvataggi in mare.

L’odio sessuale contro Carola è insomma un sottoinsieme di quello che emana la questione Sea Watch, a sua volta sottoinsieme di quella migranti. Uno degli aspetti più singolari della questione è allora quello dell’identità culturale. Questione che, lo vediamo, è a cuore degli haters in maniera inversamente proporzionale alla stessa comprensione del concetto di cultura. Secoli di abitudine alla truffa, al raggiro, alla sopraffazione, alla raccomandazione, al servilismo doppiogiochista, al sofisma più deleterio hanno coltivato in vitro il germe dell’odio per la cultura, che in maniera splendidamente contraddittoria viene ora usata – maldestramente – come un grimaldello per sbandierare un’identità culturale di base che non c’è, e se c’è dovrebbe essere oggetto di vergogna.

Esattamente come l’atteggiamento verso la questione migranti.

A valle delle azioni di Carola Rackete – nessuna buona azione resterà impunita – molte parole autorevoli, fortunatamente, sono state spese per spiegare la natura inarrestabile dei fenomeni migratori, le fonti del diritto, le scale di priorità dello stesso, la Costituzione, la valenza di un decreto legge incostituzionale, le ONG, i trattati di Amburgo, Dublino e Ginevra, il concetto di porto sicuro. Inutilmente, certo: che effetto può mai avere cercare di spiegare a torme di minus habens che anelano un nemico per cercare di darsi un’identità sottigliezze come la differenza tra l’essere in mare e l’andare al mare? Tra la Sea Watch 3 e una delle millanta, tristissime Princess del mare? Come convincere questi stuoli acefali che l’Italia è un Paese opulento al limite della vergogna, e che lo è proprio grazie alla sua incoercibile tendenza all’appropriazione indebita su scala intercontinentale, come tutto l’occidente industrializzato peraltro?

Per questi motivi, non ha poi molto senso parlare degli insulti sessisti: prendere provvedimenti è necessario, discuterne come se fossero legittime opinioni ha senso come lo avrebbe per uno psichiatra prendere per vere le immagini deliranti di un paziente schizofrenico paranoide. L’ignoranza non è, per noi, un’opinione; un’opinione senza una valida base conoscitiva alle spalle non è un’opinione e come tale non va rispettata. Lo stesso vale, ovviamente, per tutte le opinioni e manifestazioni del pensiero basate sull’odio e sulla patologia mentale. Quanto a chi utilizza tutto ciò per mera propaganda politica (il che non ha nulla a che fare con la politica, ma semplifichiamo anche qui), basando la sua azione sulla creazione di problemi inesistenti e fake news, paure ed emergenze e difese farlocche, rimandiamo ad altro ragionamento.

Posizioni, queste, evidentemente semplici al limite del semplicismo.

Ma mai quanto la nostra idea sui salvataggi in mare.

Riassumendo, a noi non importa, e riteniamo che questa sia la sola posizione corretta, sapere perché una persona sia finita in mare, da dove provenga, quale sia il suo passato e quale possa essere il suo futuro. Se una persona è in mare, a rischio di una delle morti più orribili che possano capitare ad un essere vivente, va salvata e condotta sulla terraferma.

E poi si vede.

Mark Twain, salvo eccezioni

Al netto delle fole sull’invasione, sui traffici di esseri umani, del paese che balla con le stelle, disquisisce sugli asciugacapelli da centinaia di euro, idolatra guitti e scimmie ammaestrate e pensa che far vedere il culo sia un lavoro. E che chiama la protezione civile per una coda in autostrada, dentro a suv che costano come tre o quattro intere esistenze che si lasciano volentieri in mare, per il divertimento di vederle soffrire e, possibilmente, annegare. Se bambini, meglio. Ci sarebbe molto altro da dire, ad esempio parlando dell’odio verso chi i migranti, con la loro semplice esistenza, ci ricordano che siamo una civiltà di ladri, e che per quello che abbiamo qualcuno bisogna pur depredare, no?  Quanto a Carola Rackete, beh, lei la odiamo perché in aggiunta fa qualcosa che non sappiamo e non vogliamo più fare, nella quasi totalità di noi: essere umani. O forse è così, che si è umani?

Ma la nostra posizione è davvero semplice, e davvero non suscettibile di modificazioni, per quanto possiate odiarci.

Le persone vanno salvate perché sono in pericolo.

Tutto qui. 

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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