Lezioni d’Arte – Ipnotizzati dal dolore e dalla bellezza dell’Ophelia

A Palazzo Reale a Milano sono arrivati i PreRaffaelliti: tra le opere in mostra anche la famosa Ophelia di Millais

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Lezioni d'Arte – Ipnotizzati dal dolore e dalla bellezza dell'Ophelia
Ophelia, particolare

La delicatezza delle pennellate usata da John Everett Millais (Southampton, 8 giugno 1829 – Londra, 13 agosto 1896) per la sua Ophelia ci porta in un mondo vittoriano, nel cuore dell’Inghilterra d’Ottocento, il mondo dei preraffaelliti. Inizialmente una confraternita segreta di giovanissimi artisti, diciannovenni, che desiderano creare una svolta nel panorama artistico nutrendosi di modelli antichi, dell’esempio dei maestri del passato. Sono i primi che afferrano la bellezza nostalgica di un mondo lontano che tentano di far rivivere attraverso il loro stile elegante, fatto di un’attenzione maniacale per i dettagli, la luce estesa e le storie poetiche alla base dei dipinti.

Prima degli impressionisti dipingevano spesso all’aperto, ispirati dalla natura e dalla potenza della luce e del paesaggio. Le pennellate sono molto fini ed eleganti. I colori leggeri risaltano grazie ad un fondo brillante e neutro, e i temi scelti sono frutto di storie già celebri, tratte dalla letteratura, la storia e la poesia contemporanea.

È difficile intuire dove finisca la letteratura e dove inizi la pittura nell’Ophelia di Millais, rubata alla tragedia di William Shakespeare. Il poeta inglese aveva dato vita a questa donna perdutamente innamorata, senza essere ricambiata, di Amleto, che delusa e amareggiata si era diretta al fiume per realizzare una ghirlanda di fiori. Fin quando un “invidioso” ramo, geloso della sua bellezza, si spezza e la fa precipitare in acqua. Le vesti le si gonfiano mentre viene trascinata dalla corrente e nel frattempo delirante canta antiche melodie. Morirà così, lentamente, trascinata verso una “fangosa morte”.

Ophelia, particolare 2

La donna è il soggetto preferito da approfondire per i preraffaelliti che fanno della bellezza la loro meta artistica. Ancor meglio per Millais scegliere una donna distrutta dal dolore, che nonostante il momento drammatico mantiene una bellezza struggente che ci colpisce e ci ipnotizza.  

Ophelia galleggia fra le acque stagnanti di una vegetazione minuziosamente ritratta dal pittore, ispirato dal Tamigi per lo scenario. Il volto bianco candido riflette tutta la luce che invade la scena e mostra la perfezione e la cura di ogni singola pennellata. La naturalezza e la bellezza della sua modella ci rapiscono occhi e cuore. Anche noi ci sentiamo agonizzanti nel vederla morire, ci immergiamo totalmente nel dipinto.

Elizabeth Siddal ritratta da Dante Gabriel Rossetti, 1864-1870

A posare per questa immagine fu  Elizabeth Siddal – Lizzie – (1829-62) amante e moglie del preraffaellita Dante Gabriel Rossetti ed anche lei pittrice e poetessa. I lunghi capelli rossi e il volto candido sono un ideale di bellezza vittoriana per gli artisti della congregazione che la eleggono a musa ispiratrice di moltissimi dipinti.
Per immedesimarsi nell’Ophelia ha posato per mesi immersa in una vasca da bagno, illuminata solo da candele. Le costò addirittura una bronchite! L’identificazione con il personaggio è totale e Millais la orna con fiori carichi di simbolismi.

La storia è quasi taciuta, celata dietro un contesto scenografico perfettamente architettato ma che rimane ai bordi, per non rubarle la scena. È lei la sola, indiscussa, protagonista.

Il salice piangente, il piccolo pettirosso, la rosa di maggio che ne orna il vestito rimandano al triste destino dell’Ophelia: sedotta e abbandonata nei fiore dei suoi anni e destinata ad una morte prematura. Presagio di quello che accadrà per Lizzie stessa, trovata improvvisamente senza vita dal marito.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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