Addio Mordillo, disegnatore-poeta, cantore di una diversità ricca e serena fatta di omini e giraffe

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Se l’arte è – anche – la capacità di comunicare principi universali attraverso un racconto, ma in maniera ipertestuale, vien da chiedersi se si possa umanamente avere più afflato artistico di Mordillo. Certamente, non dobbiamo scoprire noi la potenza dell’arte grafica e visiva: a ma sta anche a noi proclamare in maniera inequivocabile che il disegnatore argentino ha, a pieno titolo, un posto tra i grandi artisti di tutti i tempi. Con i suoi omini, le sue giraffe stralunate. E il suo silenzio che parla.

Amore è anche amare una giraffa

Purtroppo, Guillermo Mordillo ci ha lasciati, nella serata tra il 29 ed il 30 giugno, a Palma di Maiorca; e quindi prendiamo atto una volta di più che il pianeta Terra ora è più povero e triste. I dati anagrafici ci dicono che era nato in Argentina il 4 agosto del 1932. Avrebbe quindi compiuto tra poco ottantasette anni, la maggior parte dei quali passati a disegnare, illustrare, realizzare cartoni animati: tra New York, Parigi e la Spagna, vincendo premi (tra i premi ricevuti nella sua carriera il Phoenix Prize of Humor nel 1973, il Yellow Kid Award nel 1974, il Nakanoki Prize nel 1977, il Cartoonist of the Year del Salone Internazionale dell’Humor di Montréal nel 1977 e la palma d’oro di San Remo) e diventando già negli anni ’70 uno dei disegnatori più iconici del mondo. Chi gli anni Settanta li ha vissuti, infatti, non può non ricordare queste tavole fulminanti, non può non aver avuto per le mani uno dei suoi diari scolastici che se la battevano col Diario Vitt, aver avuto un accessorio, mandato un bigliettino di auguri, possibilmente per San Valentino. O aver ricomposto uno dei suoi innumerevoli puzzle.

Mordillo in direzione ostinata e contraria

Le cifre stilistiche di Mordillo si prestavano infatti enormemente al merchandising: diari e accessori scolastici in genere, puzzle, giochi vari, in sostanza qualsiasi cosa si prestasse all’esaltazione della sua grafica. Mordillo, lo sappiamo, era caratterizzato da un tratto pulito, nitido, limpido, del tutto privo di sbavature; a ciò, si abbinava un uso particolare dei colori, sempre brillanti, netti, vividi, irreali nel senso fiabesco del termine, a disegnare mondi fantastici che nelle tavole più estreme avevano qualcosa di Escher calato in un contesto rasserenante, quasi arcadico, al servizio però di una vena surreale quasi magrittiana. Quasi.

In realtà, Mordillo era assai più profondo di quanto il suo tratto potesse far pensare ad una prima analisi, ed anche ad una seconda: innanzitutto per il profondo silenzio che popola i suoi universi, comiche del cinema muto, nei quali tutta la comunicazione è affidata alla prospettiva, alla scelta del colore e soprattutto alle espressioni stralunate dei suoi personaggi. Gli animali sono al centro dell’attenzione di Mordillo per praticamente tutta la carriera, soprattutto le giraffe con i loro evidenti limiti fisici e la loro essenza naturalmente caricaturale, che disegnano nella singola tavola o al massimo in brevi strisce di due-tre elementi ritratti estremamente umani.

E poi ci sono gli omini e le donnine: piccoli, tozzi, buffi. Come gli animali, disegnati per linee circolari, a ricordare vagamente un Botero dall’afflato comico maggiorato. Spesso nudi. Silenziosi. Eppure impegnati a dipanare davanti ai nostri occhi tutte le emozioni del mondo, prima fra tutte l’amore che è un’emozione di coppia estremamente complicata e sfaccettata.

Nel goffo universo caricaturale di Mordillo c’è silenzio e difficoltà di comunicazione; ed è singolare che, in un mondo dove la diversità apparentemente non esiste, questi omini-pallina rivendichino comunque il diritto alla propria individualità, andando incontro alla repressione. Allora, guardiamo, suggendo il verbo muto di Mordillo, e ci accorgiamo che la sua uguaglianza non è conformismo o appiattimento, ma universalità: tanto che possiamo sempre dipingere il tetto di casa a strisce rosa, o innamorarci di una giraffa. È la realtà a tentare di appiattire qualcosa che è fatta di diversità contenuta in una equanimità. In fondo, il mondo è un luogo difficile ed inquietante, eppure gli elefanti si innamorano delle giraffe, e la diversità non è tollerata, ma considerata normale. Eppure, ancora, gli omini, visti da un esterno onnisciente e benevolo, riescono ad amare lo stesso, e le Coppie di Mordillo sono uno degli esempi più romantici del disegno di tutti i tempi, proprio perché goffi, tondetti, nudi.

Bruttarelli, insomma, e pieni di difetti.

Proprio come noi.

Mordillo ci manca già moltissimo.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. vfferry dice

    Esemplare…… è proprio quello che mi sarebbe piaciuto veder scritto !

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