Luigi Pirandello: la forza del proprio “Io” in un mondo di maschere

0 4.083
La casa di Luigi Pirandello ad Agrigento

Girgenti. Ai più suonerà strano questo nome, ad altri no. Girgenti è il nome con cui era nota fino al 1929, l’odierna città siciliana di Agrigento; il luogo che ha dato i natali al drammaturgo, scrittore e poeta, nonché Premio Nobel per la letteratura (1934) Luigi Pirandello (Girgenti, 28 giugno 1867 – Roma, 10 dicembre 1936). Il figlio del “caos” – come lui stesse si definì «Io son figlio del Caos; e non allegoricamente, ma in giusta realtà, perché son nato in una nostra campagna, che trovasi presso ad un intricato bosco denominato, in forma dialettale, Càvusu dagli abitanti di Girgenti, corruzione dialettale del genuino e antico vocabolo greco “Kaos”» – è stato, in tempi privi di certezze, un grande innovatore del pensiero e della letteratura italiana. Indirizzato dal padre in un istituto tecnico, il giovane Pirandello non nascose mai la sua passione verso la letteratura: a onor del vero si iscrisse prima all’Università di Palermo per poi trasferirsi a Roma per continuare i suoi studi di filologia romanza. A causa di numerosi attriti con il rettore dell’ateneo, abbandonò l’Università capitolina e si laureò a Bonn nel 1891 con una tesi sul dialetto della sua terra.

Trovarsi davanti a un pazzo sapete che significa? Trovarsi davanti a uno che vi scrolla dalle fondamenta tutto quanto avete costruito in voi, attorno a voi, la logica di tutte le vostre costruzioni.

Dal matrimonio nel 1894 con Maria Antonietta Portulano, figlia di un socio del padre e conosciuta a Roma in un circolo letterario, nasceranno i suoi tre figli: Stefano, Rosalia e Fausto. Dopo questo susseguirsi di piacevoli avvenimenti, per il poeta di Girgenti arriverà un periodo buio a causa dell’allagamento e del crollo della miniera di zolfo di proprietà del padre e dell’infermità mentale della moglie, vittima di una gelosia maniacale e paranoica. Ma incredibilmente, è proprio in quegli anni che nasce il genio di Pirandello.

Luigi Pirandello

Il primo grande successo arrivò con Il fu Mattia Pascal, pubblicato nel 1904 e tradotto in diverse lingue. In questo romanzo si trova tutta la sostanza del suo pensiero: la realtà e l’apparenza; una storia immersa tra maschere sociali e un’esistenza anonima, capace di tracciare in modo tangibile un umorismo che, oltre a strappare qualche sorriso, fa soprattutto riflettere. Con una poetica raffinata, una trama avvincente e ben articolata, quella di Mattia Pascal è la storia di un uomo semplice, sospeso in un vortice di dubbi e incertezze, catapultato in una vita nuova con un solo e unico scopo: la ricerca della libertà. Il tema della crisi dell’Io si riaggancia con un altro grande romanzo della letteratura italiana, nato sempre dalla penna dello scrittore siciliano: Uno, Nessuno e Centomila (1926). Anche in questo scritto, è evidenziato uno dei temi più interessanti del relativismo pirandelliano: l’essere e l’apparire. Protagonista è questa volta Vitangelo Moscarda, un trentenne che conduce una vita agiata grazie alla banca ereditata dal padre. Sarà un commento di sua moglie, riguardo al suo aspetto esteriore, a farlo sprofondare in una profonda crisi d’identità; una crisi che non solo lo porterà alla follia, ma paradossalmente lo libererà dalla prigione del giudizio in cui era rinchiuso.

La vita non conclude. E non sa di nomi, la vita. Quest’albero, respiro tremulo di foglie nuove. Sono quest’albero. Albero, nuvola, domani libro o vento: il libro che leggo, il vento che bevo. Tutto fuori, vagabondo.

La chiave di lettura è sempre la stessa: l’identità. Uno, nessuno e centomila si differenzia per stile e contenuto: questa storia è un dialogo diretto con il lettore, una riflessione filosofica che affronta con coraggio la fragilità e l’insicurezza umana. Oltre che della letteratura, Luigi Pirandello è stato anche un grande innovatore del teatro: tra le produzioni teatrali più famose, si distinguono Enrico IV e Sei personaggi in cerca d’autore. Due grandissime opere che con un sottile umorismo, riescono a mettere sotto i riflettori tutti i temi principali del pensiero di Pirandello: la trappola dell’inganno, la cinica realtà e l’immancabile follia, spesso vista dall’autore come un’ancora di luce. Il teatro pirandelliano affronta tre fasi: il teatro siciliano in cui i testi sono scritti in lingua siciliana; il teatro umoristico e grottesco, in questa fase l’autore si avvicina al Decadentisimo e presenta al pubblico personaggi del mondo borghese, i loro comportamenti e una realtà finta e mascherata; il  teatro nel teatro, infine, dove vanno in scena le finzioni di una realtà sensibile attraverso il gioco della metateatralità, in cui talvolta anche gli spettatori inconsapevolmente diventano protagonisti di un’opera che ha la necessità di rompere l’illusione scenica.

Ah, no! Volti la pagina, signora! Se lei volta la pagina, vi legge che non c’è più pazzo al mondo di chi crede d’aver ragione!

Luigi Pirandello

Luigi Pirandello ci ricorda di come il suo pensiero sia spaventosamente radicato nei nostri tempi. In un mondo privo di luce e di identità, l’assurdo gioco della menzogna tiene in ostaggio una realtà sconfitta; una realtà basata su relazioni interpersonali poco limpide, spesso soffocate dall’ipocrisia e dal sistema delle convenzioni sociali. Chi sono io realmente? Come mi vedono gli altri? Cosa c’è in me che non va? Domande attuali, che spesso restano tali, senza una sentenza. Eppure, l’autore di Girgenti, attraverso il patrimonio culturale che ci ha lasciato, una risposta sembra darcela: siate voi stessi, anche a costo della follia. Giù le maschere.

Luigi Affabile per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.