Mariella Ridda e un’Arte senza veli: il colore stesso delle cose semplici

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Si chiama Mariella Ridda, è nata a Napoli, ha frequentato l’Accademia di Belle Arti e da vent’anni vive a Berlino. Per descrivere la sua arte, nulla è più veritiero di questa frase, diretta e senza fronzoli, che lei stessa utilizza nel suo blog«I soggetti sono le stesse passioni, legami, emozioni che attraversano corpi vicini l’uno all’altro: amore, tristezza, gioia, distanza, la simbiosi tra uomo e donna, madre e figlio, coppie omosessuali. Poi c’è l’inconscio, che assomiglia al mare con la sua totalità avvolgente, e innegabilmente e assolutamente blu».

C’è l’inconscio collettivo delle tinte primordiali, che maldestramente si cela entro i vortici biancastri del mare schiumoso abilmente commistionato al blu  farfallino del cielo sopito sotto i raggi del sole; e poi il fiammante lussureggiare delle code di sirene, che con un guizzo catapultano l’osservatore entro una visione totalmente genuina che esemplifica la naturalezza più antica del mondo. Mariella Ridda disvela un’autencità a colori, autenticità che ha portato in giro per il mondo: esposizioni in Italia (Procida e Napoli col progetto Abbracci, Mare e Colori, in esposizione fino al settembre scorso), in Austria (Bodensee nel 2017), giungendo persino a varcare le porte del Sol Levante (mostra a Tokyo) per poi approdare in Germania, in quella Berlino dove risiede tutt’ora e dove è in corso la mostra Kontraste al Kunstzentrum Tegel-Süd di Berlino).

La Ridda esprime una leggerezza giapponesiggiante che sussurra di essere semplicemente giovani, quando forse la felicità consiste nel pensare di essere avulso da qualsiasi vincolo. Non vi è alcun dominio astratto che circonda il corpo e nemmeno l’alma, perchè entrambe bastano a se stesse. Al massimo, fatasticano di concedersi all’imminente avvicinarsi di un effluvio corvino-bluastro di un altro corpo, anch’egli vibrante di possibilità. Blu e rosso, un abbraccio su sfondo scrosciante di vivacità: ecco gli ingredienti per la libertà autentica, svuotata di quei preamboli in lana o cotone che ricoprono l’identità di futili ornamenti.

Il colore della Ridda è un autentico ritratto delle cose semplici e va a legittimare cromaticamente quella libertà che, secondo il filosofo Theodor Adorno«non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta».

Isabella Garanzini per MifacciodiCultura

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