I manifesti politici che hanno fatto la Storia dell’uomo

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It’s shite, Inghilterra

La collezione di manifesti politici conservata presso la University of Michigan è ora online e, come desiderava il fondatore, l’anarchico giornalista e autore Joseph Labadie, studenti e ricercatori ne potranno trarre insegnamento e accrescere la loro conoscenza. Sebbene la collezione fosse originariamente interessata da materiali anarchici, il suo scopo è stato successivamente ampliato per includere una vasta varietà di letteratura di protesta sociale insieme a opinioni politiche sia dell’estrema destra sia dell’estrema sinistra. Fino a pochi mesi fa non era possibile rendere accessibile la collezione a causa della fragilità della maggior parte dei pezzi, ma ora, grazie agli scanner ad alta definizione, si possono consultare i manifesti. Tuttavia si tratta solo di una piccola parte della collezione Labadie che comprende anche giornali, pamphlet e pubblicazioni che restano ancora off limits per il grande pubblico.

Peace and Power, USA

Si tratta di una collezione che documenta la storia dal basso, che preserva e mette a disposizione del pubblico le attività di gruppi sottorappresentati, persone le cui idee sono considerate marginali o pericolose.
Perchè Labadie riteneva che le persone avessero il diritto di parlare, scrivere e pubblicare opinioni. E Labadie aveva molto da dire. Un intellettuale autodidatta in un momento tumultuoso, si è posto in prima linea nel movimento operaio, ha sostenuto il Partito socialista laburista e la Federazione americana del lavoro. Se il dissenso è la forma più alta di patriottismo, questa collezione ne è sicuramente l’espressione più patriottica in quanto promemoria per cui è responsabilità comune ricordare gli aspetti fondanti e rivoluzionari della Storia dell’uomo. E in questo la collezione esprime tutta la sua storicità, volta a denunciare, criticare e illustrare temi politici, riuscendo così a svolgere un ruolo importante nella mobilitazione per proteste e movimenti politici.

Bullets not Ballots, USA

Nato in Francia nel corso della Rivoluzione francese con scopi prettamente politici, il manifesto sul finire dell’Ottocento, parallelamente alla crescita esponenziale della produzione industriale, assunse un ruolo ben preciso: quello di rappresentare il miglior veicolo per promuovere informazioni. Anche grazie al contributo di grandi artisti, primo fra tutti Toulouse – Lutrec, il manifesto da semplice oggetto pubblicitario divenne vero e proprio oggetto d’arte, apprezzato e ricercato. La forza espressiva dell’immagine si associò alla parola, sfruttando il carattere di immediatezza che colpiva un’intera popolazione, per la gran parte analfabeta.
Manifesti che si connotano quindi per un saggio uso dell’estetica perchè questi, allora come oggi, devono attirare l’attenzione del pubblico e dare pubblica visibilità alle proteste. I manifesti in sé non cambiano le situazioni politiche, ma mirano a indurre le persone a riflettere, a mobilitarsi o a incoraggiare il cambiamento, nonché a ispirare un futuro migliore.
Strumenti per trasmettere idee, educare, convincere, diffondere cultura, impressionare, i manifesti suscitano emozioni grazie alla forte capacità comunicativa e all’immediato impatto visivo e verbale.

Catturano atmosfere e battaglie di un’epoca meglio di tanti racconti: i manifesti sono specchio della società e del suo divenire, più importanti dei quadri, si diffondono rapidamente e veicolano messaggi a milioni di persone. I manifesti sono fonti storiche, riflettono le tendenze sociali e artistiche di un’epoca e, come tali, diventano fondamentali per la comprensione dei fenomeni che hanno caratterizzato la Storia dell’uomo.

Rosa Araneo per MIfacciodiCultura

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