Berthe Morisot al Musée d’Orsay: una retrospettiva dedicata all’unica donna dell’Impressionismo

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Fino al 22 settembre 2019, il Musée d’Orsay dedica una retospettiva a Berthe Morisot (1841-1895), una delle poche donne che, insieme a Mary Cassatt, contribuì a pennellare di unicità il movimento dell’Impressionismo. Monet, Renoir, Degas, certamente, ma la Morisot rimane quella che il critico George Moore definisce così:

Soltanto una donna ebbe la capacità di creare uno stile, e quella donna fu Berthe Morisot. I suoi quadri sono le uniche opere che non potrebbero essere distrutte senza creare un vuoto, uno iato nella storia dell’arte 

Berthe Morisot, “La culla”, 1872

Purtroppo, nel corso della storia non sempre bastò la bravura. Se già determinate condizioni, quali ad esempio la disponibilità economica oltre al consenso genitoriale, potevano essere proibitive per avviarsi alla carriera artistica, talune altre scaturirono esclusivamente da una grettezza morale che ostinatamente impediva alle donne di potersi comportare da persone “normali”. Basti pensare che l’Ecole des Beaux-Arts aprì alle donne soltanto nel 1897. Fermo restando che molto spesso furono proprio quei Salon des Indépendants a fare la differenza, è evidente quanto per Berthe fu complesso inserirsi in un quadro così impregnato di pregiudizi. La Morisot fu sempre sostenuta dalla famiglia, ma dovette ricercare il sostegno diretto di alcuni pittori indipendenti per apprendere l’arte della copia delle grandi opere e affermare il suo stile personale.

Figure importanti furono Joseph Guichard e Édouard Manet, che la Morisot incontrò casualmente durante una visita al Louvre.

Tra la Morisot e Manet nacque un interesse intellettuale degno delle grandi impressioni estasiate: lui intravide «una ragazza riservata e che parlava a voce bassa, sottile come un giunco, occhi neri e profondi, che amava vestirsi di nero e all’ultima moda e leggere romanzi in voga». Nonostante quest’affinità, innegabile in quanto la Morisot compare in undici tele del pittore francese, ella ne sposò il fratello Eugène, che con un piglio pensieroso osserva l’isola di Wight nell’omonimo quadro del 1875.

Berthe Morisot, “Donna alla toilette” (1880)

Quegli anni furono particolarmente fecondi in quanto, insieme a Pissarro, Sisley, Monet, Degas e Renoir diede vita alla Società anonima degli artisti, pittori, scultori, incisori, dimostrando al mondo che, al di là di futilità apparenti quali il diverso genere sessuale, determinate sensibilità sono destinate a incontrarsi e a generare qualcosa di unico, grande e inimitabile. Inoltre, mentre dipinse Donna alla toilette (1880), sulla scia assai simile dell’eleganza dettagliata del contemporaneo Giovanni Boldini, strinse amicizia con Stéphane Mallarmé. 

A lui, la Morisot affidò la figlia appena prima di morire, all’età di 54 anni per via di una polmonite. Qualcuno decise di farsi beffa dei progressi dell’artista, e pensò di incidera sulla tomba della stessa un mero «vedova di Eugène Manet», eppure quest’epilogo di mancanza d’identità non conta nulla se si osservano da vicino le opere di una donna che nel suo tempo fece la differenza, permanendo nei libri di arte di oggi.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

 

 

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