Cosa penserebbe George Orwell della nostra società?

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George Orwell

«Big Brother is watching you!» No, non state per leggere un articolo che parla di uno dei reality show più famosi nel mondo ed il Big Brother non è l’occhio della telecamera che riprende vite fittizie che dovrebbero interessare le persone dall’altra parte dello schermo, destando scandali o ammirazione. La frase citata si riferisce al celeberrimo romanzo distopico 1984 scritto da George Orwell (Motihari, 25 giugno 1903 – Londra, 21 gennaio 1950).

Eric Arthur Blair, questo il suo vero nome, è autore di numerosi saggi, articoli e romanzi che hanno fatto di lui un opinionista politico e un intellettuale molto apprezzato nel XX secolo e non solo.

I suoi libri più famosi, La fattoria degli animali (pubblicato nel 1945) e 1984 (pubblicato nel 1948) si collocano nel campo della narrativa distopica. La distopia – contrapposta all’utopia – intende descrivere un mondo o una società immaginaria spaventosa nella quale particolari comportamenti, tendenze sociali o atteggiamenti politici sono portati a conseguenze estreme e soprattutto negative.

La fattoria degli animali allude alla ribellione degli animali da sempre sfruttati dall’uomo e al tentativo di autogestirsi che, però, fallisce miseramente e porta gli stessi ideatori della rivolta a comportarsi come degli esseri umani. L’utilizzo degli animali, come ci insegnano Esopo e Fedro, è un modo per denunciare indirettamente la propria realtà e i personaggi che la governano. L’attualità descritta da George Orwell è quella della Rivoluzione russa del 1917 e dal conseguente rovesciamento dello zar.

Cosa penserebbe George Orwell della nostra società?1984 è un romanzo attualissimo che contribuisce a rendere la letteratura eterna ed esente da concetti quali spazio e tempo. La trama è nota a tutti: una guerra atomica ha diviso la Terra in tre potenze, Oceania, Eurasia ed Estasia, nemiche tra di loro e governate da regimi totalitari. Oceania è governata da un Partito che si rifà ad una forma di socialismo estremo il cui comandante è il Grande Fratello che controlla la vita di tutti i cittadini e ne manipola pensieri e atteggiamenti. Non c’è libertà di opinione ad Oceania, non c’è pensiero o atteggiamento che possa essere espresso in libertà se non quelli in linea con il regime. Manifesti e propaganda, ma anche – e soprattutto- spionaggio, torture, censura contribuiscono a generare una popolazione vuota, priva di pensiero critico e totalmente succube del regime. Lo scrittore inglese mette in scena proprio la disumanizzazione della società ottenuta con vari metodi, società che non parla, schiacciata da un linguaggio ridotto all’osso, la neolingua, una lingua che ha eliminato la ricchezza semantica e concettuale di un mondo democratico per adattarsi alle restrizioni dei nuovi padroni: con meno parole disponibili si hanno meno possibilità di esprimere il proprio pensiero, di essere critici. Ad Oceania tutto è il contrario di tutto proprio perché tutto è basato sull’inganno e la manipolazione, come ad esempio i nomi dei Ministeri: il Ministero della Pace ha in realtà il compito di assicurare una guerra continua.

Questo esempio non risuona, però, molto distante dai nostri giorni. Quante volte si è parlato di “combattere per la pace”, di “missione di pace” o di altre espressioni ossimoriche che vogliono venderci alti e nobili ideali, ma che in realtà veicolano ben altri atteggiamenti? E quante volte i mass media, trasmettono messaggi frammentati e deviati per ottenere il consenso della maggior parte della popolazione, o ancora, peggio, l’idea che con la cultura oggi non si possa provvedere al proprio sostentamento? Seppur oggi in Italia, in Europa e in generale in Occidente non si vivano situazioni di dittatura, non mancano scelte di governi o atteggiamenti di politici che mirano a massificare la popolazione per ottenere consensi utilizzando un linguaggio pomposo, ma in realtà vuoto, che ammalia, ma non istruisce e le ultime scelte politiche nel mondo parlano chiaro! La lingua, e con essa l’attenzione alla cultura, è sempre un ottimo strumento per misurare la salute di una società. La cultura è l’unica arma che può scongiurare l’annichilimento e la massificazione denunciati da George Orwell, la cultura è l’unica arma che può salvare la società perché la crisi che viviamo da anni, prima di tutto, è una crisi morale!

Lisa di Iasio per MIfacciodiCultura

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