Antoni Gaudí, l’architetto che donò a Barcellona “la linea di Dio”

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Le sue opere sono l’emblema di una città, che sarebbe tutt’altro da quella che è se le sue sapienti mani non l’avessero plasmata: stiamo parlando di Antoni Gaudí (Reus, 25 giugno 1852 – Barcellona, 10 giugno 1926), l’architetto catalano a cui Barcellona deve la sua essenza, il suo essere, il suo permanere.

Antoni Gaudí

Nato nella provincia di Terragona nel 1852, Antoni Gaudí y Cornet studia nella Scuola Superiore di Architettura di Barcellona. Il periodo storico in cui vive è la cosiddetta Renaixença, un periodo di vivacità culturale dove le innovazioni germogliano in ogni ambito, compreso quello architettonico. Viene considerato la colonna portante del modernismo catalano, eppure limitare una tale personalità ad un movimento risulta quantomeno riduttivo: Gaudí ne condivide tematiche e ideologie, ma le sue opere sono uniche nel loro genere e non riconducibili ad altre simili. Il presupposto su cui si fonda la poetica dell’architetto è quello di dare alla luce delle opere che abbiano le loro radici, solide come fondamenta, nelle forme naturali e nel creato divino. Nulla più del giudizio che Gaudí diede di sé stesso può esplicare al meglio questo concetto: «Io non ho fantasia, ho immaginazione». Dunque le sue opere non sono concetti ideali scaturiti dalla mente, ma si ispirano all’esistente e alla natura, che amava con profondo fervore.

È a Barcellona che l’architetto trova la sua dimensione, grazie anche al legame con Eusebi Güell, uno dei principali committenti. Egli commissionò per prima cosa la realizzazione di Palazzo Güell nel 1885, ma soprattutto il celeberrimo Parco Güell nel 1900, un progetto urbanistico dove l’architettura sembra uno slancio originato dalle forme naturali, tanto da rendere difficile l’evidenza del sottile margine che divide la mano dell’uomo da quella divina. I colori abbaglianti delle ceramiche, variegati in molteplici tonalità cromatiche, creano un’atmosfera incantata e quasi fiabesca, favorita da un gioco di luci e riflessi minuziosamente gestito. Tutte le arti trovano convergenza: il confine fra architettura, scultura e pittura diviene quasi impercettibile. Gaudí riesce alla perfezione nel suo obiettivo fondamentale:

L’arte deve essere seducente. Se le opere riusciranno a sprigionare seduzione, non soltanto gli intenditori saranno interessati ad esse, ma anche i profani.

Parco Güell

E in tal caso, possiamo dire che qualsiasi profano ne sarebbe quantomeno ammaliato.

Questa non è certo l’unica delle sue opere ad essere in grado di suscitare una simile sensazione: chi di noi non ha impresse nella mente le surreali aperture di casa Batllò? Anche in questo caso i colori sprigionano tutto il loro potenziale, ma ancor di più le forme flessuose catturano chi osserva come uno spettatore che vede materializzarsi un luogo onirico. I materiali vengono modellati dando l’impressione di non dover sottostare a leggi fisiche, assumendo forme morbide, sinuose e dinamiche, come fossero sagomate direttamente dalle mani dell’architetto. Per questo motivo Le Corbusier lo definirà «plasmatore della pietra, del laterizio e del ferro» poiché «la linea retta è la linea degli uomini, quella curva la linea di Dio», diceva Gaudí, e si dimostrò perfettamente in grado di dare a tutto una forma divina.

La religiosità fu l’elemento cardine nella sua vita: era un uomo profondamente devoto, che si dedicò attivamente alla realizzazione del disegno che Dio aveva per lui. Prova ne era il fatto che conducesse una vita umile e pacata, nonostante la sua indiscussa fama. L’apoteosi spirituale e professionale giunse quando gli venne affidata le realizzazione del tempio Espiatorio della Sagrada Família, nel 1883: il cantiere era oltremodo complesso, tanto che ancora non è giunto a compimento, ma Gaudí gestiva ogni particolare con sorprendente precisione. In contemporanea realizzò diverse altre opere: casa Milà, il Capriccio, casa Calvet, e tante altre.

Antoni Gaudí, l'architetto che donò a Barcellona "la linea di Dio"
Casa Battlò

Era però la Sagrada il progetto della sua vita, tanto che egli decise di dimorare in una stanzetta interna al cantiere per seguire instancabilmente i lavori. Anche in questo progetto le forme sono pensate in maniera dettagliatissima, dando vita ad un connubio irripetibile tra forme neogotiche e naturalistiche. L’esterno è dominato da torri che vanno via via assottigliandosi come fossero castelli di sabbia, mentre l’interno ha una parvenza quasi fantastica e senza dubbio mistica, ancora una volta frutto di uno studio minuzioso dal punto di vista cromatico e geometrico. Il tutto ha dato vita ad un’opera senza precedenti, unica nel suo genere.

Il destino si mostrò però beffardo nei confronti dell’architetto: si spense il 10 giugno 1926 investito da un tram, e a causa del suo aspetto misero fu inizialmente scambiato per un mendicante.

Furono tanti i motivi che spinsero i Barcellonesi a definire Gaudí «l’architetto di Dio», ma egli fu sicuramente anche l’architetto di Barcellona, colui che le conferì le caratteristiche che la rendono tale. Non è infatti possibile pensare Gaudí senza Barcellona né Barcellona senza Gaudí: questo è un esempio di quanto il genio del singolo sia alle volte capace di cambiare le sorti, in questo caso, di un’intera città.

Adele Pittorru per MIfacciodiCultura

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