Silvio Pellico: tra impegno politico, prigionia e fede

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Silvio Pellico: tra impegno politico, prigionia e fede
Silvio Pellico

Silvio Pellico (Saluzzo, 24 giugno 1798 – Torino, 31 gennaio 1854): tutti abbiamo visto questo nome scritto su vie o piazze, ma chi è costui? Qual è stato il suo ruolo nel Risorgimento? Il nostro scopo oggi è tratteggiare la figura del Pellico e spiegare perché un personaggio della sua caratura morale ed etica è necessario nell’Italia contemporanea, troppo persa in discussioni effimere e priva di un orizzonte politico certo.

Silvio Pellico nasce a Cuneo nel 1798, in una famiglia di commercianti. La madre, devota cattolica romana, educò il figlio alla fede, un aspetto fondamentale nella vicenda umana di Pellico, come emerge nei suoi scritti e anche nella sua stessa vita privata. Il padre decide di avviare il figlio all’attività commerciale a Lione, ma il soggiorno francese fa capire a Pellico che il suo vero interesse era rappresentato dalle literae humaniores,  appassionandosi alle lingue e ad autori contemporanei, come il titanico Vittorio Alfieri, l’appassionato Ugo Foscolo e il classicista Vincenzo Monti, stabilendosi a Milano nel 1809. Il capoluogo lombardo rappresenta uno dei principali centri culturali del Regno d’Italia, popolato da intellettuali come Giovanni Berchet (autore della Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliolo, manifesto del romanticismo italiano e lui stesso valente traduttore), il patriota Federico Confalonieri e il filosofo Gian Domenico Romagnosi. In questo vivace e bellissimo contesto culturale, egli ebbe modo di stringere rapporti con Madame De Staël (una delle protagoniste del romanticismo europeo, autrice del saggio De l’Allemagne) o con uno dei principali esponenti del romanticismo di Jena, Friederich von Schlegel.

Silvio Pellico: tra impegno politico, prigionia e fede
Il Conciliatore

Il Pellico è ben inserito nell’ambiente risorgimentale e condivide le speranze di un riscatto morale e politico dell’Italia, tanto da diventare il fondatore del Conciliatore (1818-1819), una rivista liberale e progressista che ebbe, purtroppo, breve vita a causa della censura austriaca. Il programma del Conciliatore era in continuità con un’altra celebre rivista italiana, quel Caffè illuminista dei fratelli Verri di un secolo prima.

In Italia si trovano tuttora riviste con un programma liberale, laico e che potrebbero contribuire alla cresciuta etico morale del Bel paese (penso a MicroMega oppure Internazionale), ma l’opinione pubblica non ha alcun’intenzione di abbandonare Di Più TV, tanto per fare il nome di qualche junk magazine 

L’impegno di Silvio Pellico per il riscatto dell’Italia subì un brusco arresto con la sua incarcerazione allo Spielberg a Brno.L’esperienza della carcerazione divenne oggetto dell’opera più nota dello scrittore piemontese, l’autobiografia Le mie prigioni (1832). L’opera descrive la carcerazione dell’intellettuale sabaudo, iniziato il 13 settembre 1820 e conclusasi il 17 settembre 1830. Ancora una volta la difficoltà potenzialmente esiziale per il testo fu rappresentata dalla censura austriaca, ma, alla fine egli riuscì a pubblicare la sua cronaca a Torino. Il seguente stralcio, tratto dall’introduzione, fa capire la profonda dimensione etico-morale e religiosa dell’autobiografia di uno dei protagonisti del Risorgimento italiano:

Ho io scritto queste Memorie per vanità di parlar di me? Bramo che ciò non sia, e per quanto uno possa di sé giudice costituirsi, parmi d’avere avuto alcune mire migliori: — quella di contribuire a confortare qualche infelice coll’esponimento de’ mali che patii e delle consolazioni ch’esperimentai essere conseguibili nelle somme sventure; — quella d’attestare che in mezzo a’ miei lunghi tormenti non trovai pur l’umanità così iniqua, così indegna d’indulgenza, così scarsa d’egregie anime , come suol venire rappresentata; — quella d’invitare i cuori nobili ad amare assai, a non odiare alcun mortale, ad odiar solo irreconciliabilmente le basse finzioni, la pusillanimità, la perfidia, ogni morale degradamento; — quella di ridire una verità già notissima, ma spesso dimenticata: la Religione e la Filosofia comandare l’una e l’altra energico volere e giudizio pacato, e senza queste unite condizioni non esservi nè giustizia, né dignità, né principii securi.

Silvio Pellico: tra impegno politico, prigionia e fedeLa carcerazione riavvicinò Silvio Pellico alla fede: lo stesso scrittore testimonia di aver riscoperto la frequentazione dell’ufficio divino, pratica che aveva abbandonato da dopo il soggiorno lionese.

Che dire? Pellico è testimone del fatto che patriottismo e fede non sono inconciliabili e anzi, l’esperienza spirituale può anche essere d’aiuto nella lotta per la liberazione del proprio paese. Inoltre la sua fede è assolutamente autentica, a differenza dei tanti politicanti che seggono in Parlamento e appoggiano determinate rivendicazioni per bieco tornaconto elettorale.

Non sono mai stato (e probabilmente non lo sarò mai) una persona particolarmente patriottica e attaccata all’Italia, ma la lotta di Silvio Pellico per una paese migliore dovrebbe essere ricordata. 

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura 

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