Omaggio ad Arnaldo Pomodoro, maestro di scultura e geometria

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The Pietrarubbia group – il Tutto, 1975-2013

Un gigante dell’arte contemporanea, il maestro del bronzo, colui che ha portato l’Italia in giro per il mondo le sfere monumentali dalle straordinarie volumetrie, visibili nelle piazze delle maggiori città estere, da Dublino a Copenaghen, da New York a Mosca. Nato il 23 giugno del 1926 a Morciano di Romagna, ecco chi è Arnaldo Pomodoro, signore di equilibrio, geometria e della materia.

Il suo materiale prediletto è il bronzo. Pomodoro lo considera «un metallo bellissimo, come l’oro» prezioso e costosissimo, e purtroppo sempre meno utilizzato, l’artista infatti rimane uno degli ultimi maestri orafi a saperlo lavorare. La sfera è il solido più interessante, che scava, separa, toglie e fa esplodere come l’atomo.

Arnaldo Pomodoro
Arnaldo Pomodoro

Milano, città d’adozione dell’artista, lo ha celebrato qualche anno fa con la mostra Arnaldo Pomodoro. 90 anni di scultura curata da Ada Masoero a Palazzo Reale e con una serie di eventi come visite guidate tattili, laboratori e attività per bambini presso la Fondazione Pomodoro. Ma la città di Milano lo celebra quotidianamente, ospitando numerosi lavori dell’artista legati agli spazi della città, come il Disco solare in Piazza Meda, la Torre a spirale e il Monumento funebre della famiglia Goglio al Cimitero Monumentale. La caratteristica di Pomodoro è proprio quella di pensare i suoi lavori scultorei in relazione allo spazio circostante.

La scultura è la realizzazione di un “proprio” spazio dentro lo spazio maggiore dove si vive o ci si muove. L’opera, quando trasforma il luogo in cui è posta, ha veramente una valenza testimoniale del proprio tempo, riesce ad improntare di sé un contesto, per arricchirlo di ulteriori stratificazioni di memoria.

Sfera_con_Sfera,_Pesaro,_Arnaldo_Pomodoro[1]
Sfera con Sfera, lungomare di Pesaro

La ricerca continua di Pomodoro, partendo dall’informale e dall’amicizia milanese con Lucio Fontana, suo mentore, lo ha portato all’esplorazione totale delle forme geometriche e del soggetto rappresentato. Sfere, coni, piramidi, i solidi euclidei, la sua principale fonte d’ispirazione, che vengono materialmente scomposti. La bellezza della forma viene distrutta nelle sue geometrie con fratture, che sono espressione delle corrosioni della difficoltà quotidiana, attraverso le quali è possibile vedere il nucleo interno. Se Fontana ha bucato la tela, Pomodoro ha perforato e lacerato la sua sfera, passando al di là della forma, mostrando gli intrecci che ci sono all’interno. Ha lavorato la terra e i materiali con curiosità, tratto distintivo dell’uomo. Così ha inventato cosa poteva esserci dentro le sue sfere e ha dato origine agli ingranaggi, al groviglio delle forme, che altro non sono che il groviglio della vita.

Il suo disco – che non si chiude – è un omaggio a Leonardo da Vinci e al suo celebre uomo Vitruviano, ritratto in un gesto di esplorazione dello spazio circostante, del perfetto equilibrio e della geometria. La scultura di Pomodoro esprimere lo stesso concetto, questo senso di conquista e di curiosità nei confronti del cosmo. Lo spazio che viene invaso, costruito e conquistato dalla scultura. La forma, bella, equilibrata, dona un’energia vitale a chi la osserva. Per questo Pomodoro ama la luce e l’arte bella che riesce ad immagazzinare nei materiali specchianti, lucidi e brillanti che utilizza per le sue sculture.

Dal mare ricevo tantissime emozioni, mi definisco un uomo mediterraneo.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura 

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